
Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti riprenderanno le forniture militari all’Ucraina, appena una settimana dopo averle sospese. La decisione arriva in risposta al più grande attacco aereo russo dall’inizio della guerra, che venerdì ha colpito Kyjiv e altre città ucraine con oltre cinquecentocinquanta droni e missili. «Dobbiamo inviare più armi. Devono potersi difendere», ha dichiarato il presidente lunedì dalla Casa Bianca. «Stanno subendo colpi molto duri. Tanta gente sta morendo in quel disastro. Stiamo per inviare altre armi, principalmente difensive. Non voglio vedere altre persone uccise», ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti che al momento non ha chiarito l’entità esatta delle forniture.
Si tratta di un netto cambio di linea per Trump, che fino a pochi giorni fa aveva bloccato alcune consegne, tra cui intercettori per la difesa aerea e munizioni di precisione. La motivazione ufficiale del Pentagono era legata a una revisione delle scorte disponibili e alla necessità di concentrare le risorse su altre priorità strategiche, in particolare il confronto con la Cina.
Il massiccio bombardamento russo ha però rimescolato le carte. Poche ore prima dell’attacco, Trump aveva avuto una telefonata con Vladimir Putin. Il presidente ha poi riferito che il colloquio «non ha portato alcun progresso» e ha espresso pubblicamente la propria frustrazione: «Sono molto deluso dal presidente Putin. Non sta cercando di fermare questa guerra».
Il giorno prima, Trump aveva parlato anche con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. La telefonata è stata definita da Kyjiv «molto importante e fruttuosa». Zelensky ha dichiarato: «Abbiamo discusso della situazione attuale, inclusi gli attacchi aerei russi. Il presidente Trump è molto ben informato. Abbiamo parlato di difesa aerea e abbiamo concordato di lavorare insieme per rafforzare la protezione dei nostri cieli». A marzo Trump aveva già interrotto brevemente l’invio di armi dopo un confronto teso con Zelensky nello Studio Ovale. Anche allora il blocco era stato revocato dopo pochi giorni.
Al centro del nuovo pacchetto militare, secondo fonti americane, ci sarebbe una fornitura aggiuntiva di missili Patriot. Trump ha confermato l’ipotesi: «Sono estremamente efficaci. E sono necessari. Li stanno colpendo duramente, devono potersi difendere».
Il Pentagono ha formalizzato la ripresa degli aiuti attraverso una dichiarazione del portavoce Sean Parnell: «Su indicazione del presidente Trump, il Dipartimento della Difesa invierà ulteriori armi difensive all’Ucraina. Il nostro quadro di valutazione delle forniture globali rimane in vigore ed è parte delle nostre priorità di difesa “America First”».
La Russia ha accolto la pausa iniziale come un segnale di debolezza americana. Ma ora, con il nuovo attacco su Kyjiv e l’annuncio di Mosca di aver conquistato il villaggio di Dachne, nella regione industriale del Dnipropetrovsk, la situazione sul campo è tornata a dettare l’agenda. Kyjiv ha smentito la perdita del villaggio ma ha definito il fronte «difficile». Secondo l’analista militare ucraino Oleksiy Kopytko, Mosca punta a creare una zona cuscinetto nella regione.
Zelensky ha ripetuto che l’Ucraina «conta sui partner» occidentali per ricevere i sistemi promessi e ha indicato la difesa aerea come «la priorità per proteggere vite umane». Gli attacchi russi continuano anche nel sud: nella notte tra lunedì e martedì, esplosioni sono state registrate a Mykolaiv, dove un uomo è rimasto ferito.