PutinometroL’insopportabile oscillazione trumpiana tra l’Ucraina e gli ammiccamenti al Cremlino

Il presidente degli Stati Uniti moltiplica segnali contraddittori che sembrano costruiti più per ragioni elettorali interne che per una visione internazionale coerente

Unsplash

In questi giorni i giudizi degli osservatori più autorevoli a proposito delle ultime scelte di Donald Trump sulla guerra in Ucraina si sono divaricati come non mai (ripeto, sto parlando del giudizio degli osservatori più autorevoli: no saltimbanchi, no propagandisti putiniani più o meno camuffati, no perditempo).

In molti segnalano la svolta fondamentale compiuta sulle armi, sia pure all’interno della consueta retorica sul fatto che ora sarà la Nato a pagarle. Altri sottolineano però anche il ridicolo ultimatum di cinquanta giorni dato alla Russia, giusto alla scadenza del precedente ultimatum di due settimane, a sua volta rilanciato al termine di un altro paio di simili sparate, con cui spesso Trump sembra semplicemente voler buttare la palla in tribuna.

Come se non bastasse, ieri ha detto pure di non parteggiare per nessuno dei due contendenti. Insomma, né con l’aggressore, né con l’aggredito. In compenso, Washington Post e Financial Times ieri hanno scritto che nel corso di una telefonata Trump avrebbe chiesto a Volodymyr Zelensky se l’Ucraina fosse in grado di colpire Mosca e San Pietroburgo e che starebbe pensando di dargli proprio dei missili Tomahawk adatti allo scopo, ma forse anche no (il Financial Times sembrava più per il no, il Washington Post per il sì).

In serata comunque Trump ha smentito anche questo (non la telefonata, ma l’intenzione). Di conseguenza il Putinometro, che rileva il rischio di cedimento della Casa Bianca a Mosca, oggi è impallato. Arrangiatevi.

X