«Another wonderful secret»Il Wall Street Journal ha pubblicato una (presunta) lettera di Trump a Epstein

Il presidente degli Stati Uniti nega di aver scritto una missiva con contenuti osceni indirizzata nel 2003 al finanziere arrestato per traffico sessuale di minori e morto in carcere nel 2019

LaPresse

Nel luglio 2003, Donald Trump firmò un messaggio d’auguri per il cinquantesimo compleanno di Jeffrey Epstein, il finanziere poi arrestato per traffico sessuale di minori e morto in carcere nel 2019. Il documento, rivelato dal Wall Street Journal, è una lettera esplicitamente volgare contenuta in un album rilegato in pelle insieme a missive del giurista Alan Dershowitz e del miliardario Les Wexner. La pagina mostra un testo dattiloscritto incorniciato dal disegno, presumibilmente a mano, del corpo nudo di una donna, con la firma “Donald” posizionata come pube stilizzato. 

Alla fine, una frase: «Happy Birthday — and may every day be another wonderful secret», ovvero: «Buon compleanno — e che ogni giorno sia un altro meraviglioso segreto». La lettera sarebbe stata inviata su richiesta di Ghislaine Maxwell, a quell’epoca tra le più strette collaboratrici e confidenti di Epstein, oggi condannata a venti anni di carcere per aver reclutato ragazze minorenni da destinare agli abusi sessuali del finanziere. Parole pesanti, alla luce di ciò che oggi sappiamo della meravigliosa segretezza dell’entourage Epstein: violenze sistematiche su minori, traffico sessuale, collusioni istituzionali.

Il presidente degli Stati Uniti ha definito il documento rivelato dal Wall Street journal «una falsificazione.Questa non è roba mia. Non ho mai disegnato donne in vita mia. Non è il mio linguaggio. Non sono le mie parole». E ha annunciato querela non solo contro il giornale, ma contro Rupert Murdoch in persona, accusandolo di non aver “bloccato” la pubblicazione come promesso. 

Trump ha anche ordinato alla procuratrice generale Pam Bondi di chiedere l’autorizzazione a pubblicare le testimonianze segrete del Grand Jury raccolte durante l’inchiesta su Epstein. Un gesto plateale che difficilmente avrà esito positivo, dato che la legge federale protegge con forza la segretezza di quelle testimonianze. I giuristi americani parlano già di stunt, una mossa mediatica per placare le fronde più accese della base trumpiana, delusa dalla promessa non mantenuta di «fare chiarezza su tutto». 

Tutto questo è avvenuto subito dopo il licenziamento di Maurene Comey, procuratrice che partecipò alle inchieste su Epstein e Maxwell e figlia dell’ex direttore dell’Fbi James Comey, storico nemico di Trump. Una coincidenza temporale. O forse no. Trump ha sempre dichiarato di aver «chiuso ogni rapporto» con Epstein prima del suo primo arresto, nel 2008. Ma documenti, fotografie, testimonianze e ora questa lettera indicano che i due hanno condiviso anni di frequentazioni, cene, voli privati e feste.

Ma in una recente inchiesta, il Dipartimento di Giustizia americano ha escluso che la presenza di liste di clienti o video compromettenti girati da Epstein stesso, come invece rilanciano diverse teorie cospirazioniste su Internet. Secondo la procuratrice Bondi, i video ritrovati erano materiale pedopornografico scaricato, non prove dirette di reati compiuti con altri.

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