Negli Stati Uniti il 2025 segna un punto di svolta: solo il 54 per cento degli adulti ha dichiarato di consumare alcol, la percentuale più bassa da quando Gallup ha iniziato a monitorare il comportamento degli americani in materia di consumo di alcol nel 1939, secondo i dati Gallup riportati da Time.com. La discesa è rapida: nel 2023 il dato era al 62 per cento, nel 2024 al 58 per cento. Non si tratta solo di frequenza: la percezione dei rischi è cambiata radicalmente. Oggi il 53 per cento degli americani ritiene dannoso anche un consumo moderato, più del doppio rispetto a inizio anni Duemila. Anche gli americani che hanno dichiarato di bere alcolici hanno dichiarato di consumarne meno rispetto ai sondaggi precedenti. Solo il 24 per cento ha dichiarato di aver bevuto un drink nelle ultime 24 ore, un altro minimo storico. E il 40 per cento ha dichiarato di non aver consumato bevande alcoliche da più di una settimana, il dato più alto degli ultimi vent’anni.
Il calo è recente: dal 1997 al 2023, la percentuale di americani che dichiaravano di bere alcolici era pari o superiore al 60 per cento, secondo Gallup. Tale percentuale è scesa dal 62 per cento nel 2023 al 58 per cento nel 2024, prima di raggiungere il minimo storico registrato quest’anno.
La scelta di ridurre o eliminare l’alcol non riguarda solo i giovani, sebbene la cosiddetta cultura sober curious, che privilegia il benessere e la sobrietà, anche temporanea, sia particolarmente diffusa tra Gen Z e Millennials. A pesare sono anche motivazioni economiche: uno studio NCSolutions ha rilevato che oltre la metà degli intervistati prevede di tagliare le spese per l’alcol, considerato sempre più un lusso. Sullo sfondo, le raccomandazioni dell’OMS, secondo cui non esiste un livello di consumo sicuro, e la proposta del Surgeon General americano di introdurre etichette di avvertimento oncologico sui prodotti alcolici.
Il quadro europeo è diverso, ma non meno significativo. Tra il 1980 e il 2020, nell’Unione Europea il consumo pro capite è sceso del 23 per cento, passando da 12,7 a 9,8 litri di alcol puro annui, secondo Euronews.
Le dinamiche, però, non sono uniformi nel nostro continente. In Paesi come Irlanda e Lituania la contrazione tra 2010 e 2020 ha superato i due litri pro capite, mentre Grecia, Olanda e Spagna hanno registrato cali superiori al 20 per cento. Nel 2019, rileva Eurostat, l’8,4 per cento degli europei adulti beveva quotidianamente, mentre il 26 per cento risultava astemio o non aveva consumato alcol nell’ultimo anno.
A spingere la riduzione sono state soprattutto le politiche pubbliche: tassazione, restrizioni di vendita e limiti alla pubblicità. A ciò si aggiunge un altro fattore, i prezzi: tra il 2000 e il 2023 il costo delle bevande alcoliche in Europa è quasi raddoppiato, con un aumento del 95 per cento. Anche qui cresce il mercato delle alternative analcoliche, con la Danimarca che ha visto moltiplicarsi per sei le vendite di birre senza alcol dal 2010 al 2023.
La fotografia è quella di un cambiamento globale: negli Stati Uniti guidato da consapevolezza sanitaria e nuovi stili di vita, in Europa sostenuto da politiche fiscali e regolamentazioni. Diversi percorsi, stessa direzione: l’alcol perde centralità nelle abitudini quotidiane, e con esso cambia anche il modo in cui società e mercati guardano al bere.