Diplomazia esclusiva La Cop30 rischia di essere un lusso per ricchi

Alloggi a prezzi proibitivi, problemi logistici, tempistiche strette: così la conferenza Onu sul clima sta perdendo quel poco di credibilità che le è rimasta dopo le edizioni organizzate nei petro-stati

AP Photo/LaPresse (ph. Jorge Saenz)

Dalla newsletter settimanale di Greenkiesta (iscrizioni qui) – Juan Carlos Monterrey-Gomez, inviato speciale per i Cambiamenti climatici del ministero dell’Ambiente di Panama, ha sottolineato i gravi problemi di accessibilità economica che stanno affliggendo la Cop30, in programma dal 10 al 21 novembre ai margini dell’Amazzonia brasiliana. 

«Per la terza volta in due mesi, il board della Cop delle Nazioni unite sul cambiamento climatico si è riunito per affrontare le crescenti preoccupazioni in merito alla logistica della Cop30. Ho nuovamente esposto la realtà dei fatti. La presidenza, però, ha risposto accusandomi di non comprendere le procedure diplomatiche, definendo “inaccettabili” le mie dichiarazioni e ribadendo che la città ospitante (Belém, ndr) non sarebbe cambiata», scrive su LinkedIn. 

«Ciò che è davvero inaccettabile – continua – è fingere che tutto vada bene mentre le delegazioni si trovano di fronte a condizioni impossibili», supportate dai dati. Il settanta per cento dei delegati non avrebbe ancora prenotato un alloggio a causa dei prezzi troppo alti – frutto di palesi speculazioni – e delle difficoltà logistiche dovute allo svolgimento dei negoziati in una città così vicina alla foresta: una decisione simbolicamente interessante, ma problematica in termini organizzativi. Stando al quotidiano brasiliano Globo, solo quarantasette Paesi su centonovantasei hanno confermato la propria presenza. I temi dei costi e della carenza di alberghi o b&b stanno limitando anche la partecipazione di diversi giornalisti stranieri.

«Non possiamo fare una Cop in un contesto che esclude la partecipazione di tutti e viola i princìpi fondamentali del multilateralismo», ha detto Juan Carlos Monterrey Gómez, giovane ma con diverse esperienze diplomatiche alle spalle. Per capire come risolvere le questioni logistiche, a inizio agosto il segretariato Onu per i cambiamenti climatici ha preparato un ampio sondaggio rivolto a tutti i Paesi partecipanti. I risultati sono stati visionati in esclusiva dal sito specializzato Climate Home News.

Il vero dramma è in questo dato: il novanta per cento dei delegati provenienti dai Paesi meno sviluppati (Ldc, Least developed countries) ha detto di non aver prenotato un alloggio a causa dei costi esorbitanti e dell’assenza di soluzioni abitative all’interno della piattaforma ufficiale della Cop30; questa percentuale sale al novantaquattro per cento tra i rappresentanti dei piccoli Stati insulari.

La diplomazia climatica esiste anche, e soprattutto, per dare voce ai Paesi più poveri e vulnerabili al cambiamento climatico. Senza di loro, la Cop rischia di perdere quel poco di credibilità che le è rimasta dopo le edizioni organizzate nei petro-stati. 

Alla domanda del sondaggio sul motivo principale della mancata prenotazione, l’ottantasette per cento ha colorato la casella dei prezzi elevati, mentre il cinquantasette per cento ha puntato il dito contro le tempistiche di prenotazione molto strette richieste dalla piattaforma ufficiale. Gli organizzatori si sono difesi dicendo che Belém ha la capacità di ospitare circa 53mila delegati e che la stima dei partecipanti si aggira intorno a quota cinquantamila.

Dopo il sondaggio, Simon Stiell (segretario esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici) ha inviato una serie di raccomandazioni alla presidenza brasiliana, invitata a introdurre agevolazioni economiche per ammortizzare i prezzi degli alloggi. L’indennità giornaliera di soggiorno dovrebbe essere di centoquarantaquattro dollari statunitensi per chi prenota un hotel a Belém: una cifra che, secondo Climate Home News, è «significativamente inferiore» rispetto ai prezzi delle camere più economiche disponibili sulla piattaforma ufficiale della Cop30.

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