Mine vagantiTajani annuncia la disponibilità dell’Italia a missioni di bonifica e controllo aereo in Ucraina

Il ministro degli Esteri ha dichiarato che il governo sta valutando un contributo tecnico alle operazioni di sminamento e al controllo dello spazio aereo ucraino

LaPresse

L’Italia non manderà soldati a combattere in Ucraina, ma il governo è pronto a contribuire con le proprie forze armate alle operazioni di sminamento, sia a terra che in mare. Il vice presidente del Consiglio Antonio Tajani lo ha confermato durante il G7 dei ministri degli Esteri e in più occasioni pubbliche, ribadendo la linea di Roma: «Noi non siamo per inviare truppe, però potremmo portare un contributo importante vista la grande esperienza che abbiamo nello sminamento sia marittimo o terrestre. Abbiamo sempre detto che è più giusto trovare una soluzione che garantisca la sicurezza dell’Ucraina, con un meccanismo ispirato all’articolo 5 della Nato».

La disponibilità, per ora solo teorica, è stata comunicata nelle ultime riunioni tra partner occidentali. L’Italia metterebbe a disposizione le unità caccia-mine della Marina per liberare le rotte marittime e squadre specializzate dell’Esercito per bonificare i territori minati. «Si sono fatti passi in avanti, anche dal punto di vista del coordinamento, su questa ipotesi», ha sottolineato ancora Tajani, che al Meeting di Rimini ha precisato: «Abbiamo inviato un chiaro segnale politico di sostegno all’Ucraina. Lavoriamo per costruire solide garanzie di sicurezza che favoriscano la pace e la stabilità in Europa».

Il contesto è però ancora incerto. Secondo dati delle Nazioni Unite, oltre il venti per cento del territorio ucraino risulta contaminato da ordigni inesplosi, una condizione che ne fa la più vasta emergenza di questo tipo dal secondo conflitto mondiale. Le autorità ucraine stimano che serviranno almeno cinquemila specialisti internazionali e un impegno lungo decenni per avviare un piano di bonifica credibile.

Roma valuta inoltre di contribuire con intelligence e con l’impiego dell’Aeronautica per missioni di air policing, il controllo dello spazio aereo in caso di tregua. Al contrario, il governo ha escluso l’invio di truppe sul terreno, una scelta che segna una differenza rispetto a Francia e Regno Unito, aperti a valutare un futuro dispiegamento di forze di pace.

Nel frattempo il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance ha parlato di passi avanti nei colloqui con la Russia, sottolineando un cambiamento di tono rispetto al passato. «I russi hanno fatto significative concessioni a Presidente Trump per la prima volta in tre anni e mezzo di conflitto», ha dichiarato a Nbc. Secondo Vance, il Cremlino avrebbe accettato l’idea di garanzie di sicurezza per l’Ucraina e riconosciuto di non poter più perseguire l’obiettivo di insediare un governo fantoccio a Kyjiv. Ha però ribadito che la pressione economica resta un elemento decisivo: «No, le sanzioni non sono fuori discussione. Ma prenderemo queste decisioni caso per caso».

Da Mosca le dichiarazioni sono state, come al solito, più caute. Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha confermato la disponibilità del presidente Vladimir Putin a proseguire i colloqui avviati a Istanbul, ma ha ribadito le condizioni già note. «Putin ha ricevuto una chiamata del presidente Trump dopo l’incontro con Zelensky alla Casa Bianca e ha chiaramente affermato di essere pronto a proseguire i negoziati diretti russo-ucraini iniziati a Istanbul. E ha affermato che gli incontri al massimo livello, i vertici, soprattutto tra i leader di Russia e Ucraina, devono essere preparati molto bene». Lavrov ha aggiunto che eventuali garanzie di sicurezza dovrebbero coinvolgere anche membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, riproponendo la richiesta che l’Ucraina rinunci all’adesione alla Nato e mantenga una posizione di neutralità.

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