Ultimo tangoLa scommessa perduta di Macron rischia di consegnare la Francia a Le Pen

Le elezioni anticipate volute dal presidente francese nel 2024 hanno prodotto governi effimeri e instabilità crescente. L’8 settembre arriverà molto probabilmente la sfiducia al premier Bayrou, e la prospettiva di una presidenza sovranista (più Bardella di Marine) non sarà più un’ipotesi remota

LaPresse

Il governo francese di François Bayrou è spacciato e non si vede come possa passare lo scoglio del voto di fiducia che lo stesso premier ha indetto per l’8 settembre. Una data scelta non casualmente a ridosso della cruciale giornata del 10 settembre, nella quale un collettivo popolare, autonominatosi Bloquons tout, ha chiamato a uno sciopero generale che paralizzi il paese, obiettivo probabilmente raggiungibile. Un’iniziativa esterna ai sindacati, del tipo dei Gilets jaunes, che pare abbia fatto presa in vasti settori del paese, a partire dai trasporti e alla quale si è accodata la France Insoumise.

La sorte del governo pare dunque segnata, perché solo i neo-gollisti Les Républicains e i macronisti di Renaissance voteranno la fiducia, mentre voterà sicuramente contro la maggioranza dell’Assemblée nationale, dalla destra del Rassemblement National di Marine Le Pen sino alla France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, passando per i Socialisti, i Verdi e i Comunisti. Una crisi non di normale amministrazione, ma drammatica, perché, come ha detto lo stesso François Bayrou, «prova senza ombra di dubbio che non è possibile in questo Parlamento votare una legge di bilancio». Legge che il premier aveva proposto in termini drastici, con quarantaquattro miliardi tra tagli di spese e nuove imposte.

Di fatto, questo collasso dell’esecutivo era inevitabile, perché il governo Bayrou era di minoranza e si reggeva unicamente su un vincolo costituzionale che ha impedito nuove elezioni anticipate sino a tutto il luglio di quest’anno, a dodici mesi quindi dalle ultime elezioni. Passato questo termine, si sono scatenate tutte le conseguenze dell’errore politico di Emmanuel Macron, che nell’estate del 2024 ha sciolto all’improvviso il Parlamento e indetto nuove elezioni. In quel voto, al secondo turno, era scattato il meccanismo di blocco e desistenza tra tutte le forze politiche per impedire il successo preannunciato e possibile della destra di Marine Le Pen. Ma il risultato finale ha impedito qualsiasi altra maggioranza.

Da qui, due debolissimi e brevi governi di minoranza di centrodestra, il primo affidato a Michel Barnier e il secondo a François Bayrou, con conseguente esplosione del debito pubblico. Questo, in un paese che fino ai primi anni Duemila era abituato a viaggiare sul sano sessanta-settanta per cento e che ora lo vede invece quasi raddoppiato.

Probabili, probabilissime in questo contesto, dunque, quelle elezioni anticipate – ora permesse dalla Costituzione – che Emmanuel Macron si è però detto indisponibile a indire o, in alternativa, mesi e mesi per cercare di imbastire un nuovo governo di minoranza.

L’emergenza economica, inusuale per una Francia abituata da una trentina d’anni a conti discretamente in ordine, rende infatti improbabile un accordo trasversale. Soprattutto rende impossibile qualsiasi accordo tra il centro di Emmanuel Macron e i Socialisti.

La prossima crisi di governo segna l’inizio di una crisi della presidenza di Emmanuel Macron e del suo prestigio personale. Una crisi che avrà conseguenze anche sul peso personale di Macron sulla scena internazionale, sulla quale il presidente si è gettato con impegno negli ultimi mesi anche per sfuggire ai guai di casa.

Ma non basta. La crisi di credibilità e affidabilità di Emmanuel Macron di fronte a un paese al quale non ha saputo garantire la stabilità di governo (cinque esecutivi in tre anni) si dispiegherà con tutta probabilità anche sull’esito del voto. È probabile quindi che nelle urne si accentui ulteriormente la polarizzazione già in atto verso il populismo di estrema destra e il populismo di estrema sinistra, con una concreta prospettiva di vittoria del primo.

Un governo presieduto da Marine Le Pen non è più impensabile, dopo un passaggio elettorale, con conseguenze enormi sull’intero equilibrio politico dell’Europa. Soprattutto se verrà seguito nel 2027, come tutti i sondaggi indicano probabile, da una vittoria della stessa Marine Le Pen (o di Jordan Bardella, nel caso lei non potesse presentarsi a causa di una condanna subita) nelle elezioni presidenziali. Se così malauguratamente sarà, le ripercussioni in Europa saranno epocali.

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