
Approfittando dei riflettori estivi, il governo di Giorgia Meloni ha deciso di inasprire le sanzioni contro i cittadini e le aziende che abbandonano i rifiuti per strada. Le novità sono entrate in vigore sabato scorso, il 9 agosto, grazie al Decreto-Legge 116 dell’8 agosto 2025, intitolato «Disposizioni urgenti per il contrasto alle attività illecite in materia di rifiuti, per la bonifica dell’area denominata Terra dei fuochi, nonché in materia di assistenza alla popolazione colpita da eventi calamitosi».
La norma ha modificato l’articolo 15 del Codice della Strada, consentendo alle autorità di acquisire e visionare riprese dalle videocamere di sorveglianza (anche in autostrada); le immagini potranno essere utilizzate come prova per multare chi getta rifiuti dal finestrino dell’auto. Si tratta di una questione ambientale, ma anche di sicurezza per gli altri utenti della strada, in particolare per chi viaggia su due ruote.
«Basta un fotogramma nitido della targa, interrogare la banca dati della Motorizzazione, risalire al proprietario e la sanzione sarà valida, a differenza del passato, anche senza il fermo dell’auto e la contestazione immediata», spiega al Corriere della Sera Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e referente dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) per Viabilità Italia.
Per i fazzoletti e i mozziconi di sigaretta le multe potranno raggiungere i 1.188 euro. «Ma se si fa volare via una bevanda in lattina o in vetro dopo averla bevuta o un sacchetto di rifiuti – prosegue Altamura – è prevista la segnalazione alla Procura con un’ammenda da 1.500 a 18.000 euro. Inoltre, se il gesto avviene vicino a fiumi, in aree protette o in zone già inquinate e comporta un pericolo concreto per le persone o per l’ambiente, scatterà l’arresto, pure differito entro quarantotto ore, e una pena da sei mesi a cinque anni e mezzo. Nei casi più gravi, si arriva fino a sette anni».
Grazie alla possibilità di visionare le videocamere di sorveglianza – comprese quelle private – il cittadino che getta il rifiuto per strada può essere sanzionato anche senza essere colto mentre commette il fatto. La necessità della contestazione immediata è stata quindi eliminata. Si tratta di un inasprimento senza precedenti.
Tra le sanzioni accessorie previste dal nuovo Decreto-Legge c’è anche la sospensione della patente, che – dice Altamura – «può essere comminata fino a sei mesi per le violazioni penali, ma se il lancio o lo smaltimento illecito avvengono con un mezzo di un’azienda privata può scattare pure la confisca del veicolo, salvo che appartenga a un terzo completamente estraneo».
La norma, insomma, è pensata per colpire anche le aziende che usano auto e furgoni per scaricare rifiuti in campagna o nelle zone industriali generalmente meno controllate: «Per i rifiuti pericolosi la reclusione va da uno a cinque anni, che salgono da un anno e sei mesi a sei anni nei casi aggravati. Se a violare la legge è un dipendente con un mezzo aziendale, il titolare risponde per omessa vigilanza: fino a cinque anni e sei mesi», conclude.
La politica della “tolleranza zero” del governo è stata accolta positivamente da Plastic Free Onlus: «L’incremento delle sanzioni deve funzionare da deterrente reale: ci aspettiamo che i trasgressori non restino impuniti ma vengano perseguiti, così da lanciare un messaggio chiaro a tutti e porre fine a questo malcostume. Questa stretta normativa, unita all’uso intelligente delle tecnologie di videosorveglianza, è la dimostrazione che il cambiamento è possibile se si uniscono sensibilizzazione, impegno civico e strumenti legislativi efficaci», dice il presidente e fondatore Luca De Gaetano.
De Gaetano ha citato un tema non secondario: la sensibilizzazione e l’educazione. Come con il nuovo codice della strada, anche questa volta l’esecutivo ha avuto un approccio meramente sanzionatorio. L’inasprimento delle multe, però, rischia di avere effetti superficiali se non accompagnato da un lungo, faticoso ma necessario lavoro culturale e comunitario.
A sottolinearlo è stata Retake, fondazione non profit attiva nella tutela dell’ambiente e la cura dei beni comuni: «Da sempre condanniamo i reati contro la natura e l’abbandono dei rifiuti in ogni sua forma, perché non si tratta solo di gesti contro la città e l’ambiente, ma di un attacco diretto alla qualità della vita di tutti. Plaudiamo alla scelta di adottare una linea di tolleranza zero, ma questa deve essere accompagnata da azioni di educazione civica e partecipazione, in grado di provocare un cambio di mentalità collettiva», spiega il presidente Fabrizio Milone.
Secondo Milone, «serve un investimento parallelo sulle relazioni umane, sull’educazione e sulla cura condivisa degli spazi, perché senza rigenerazione sociale il quadro resterà sempre incompleto. La bellezza di un luogo si custodisce insieme, e si difende anche prevenendo i comportamenti incivili con partecipazione e responsabilità collettiva».
Spesso sono le associazioni, senza alcun tipo di supporto governativo o regionale, a organizzare con i propri fondi attività di sensibilizzazione ed educazione della cittadinanza: «Inasprire le pene non basta: bisogna costruire una cultura condivisa della cura dei luoghi, in cui ciascuno senta la responsabilità di fare la propria parte. Su questo, per ora, non si muove nulla. Ma solo così potremo trasformare le città in spazi accoglienti, vivibili e davvero sostenibili», conclude il presidente di Retake.