Se piove, licenzia il meteorologo. Dopo la pubblicazione dei dati sul lavoro inferiori alle aspettative, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump venerdì 1 agosto ha licenziato la direttrice del Bureau of Labor Statistics Erika L. McEntarfer.
A giugno, negli Stati uniti sono stati aggiunti solo 73mila posti di lavoro, meno dei 105mila attesi dagli analisti. «Abbiamo bisogno di dati precisi sull’occupazione. Ho dato ordine al mio team di licenziare immediatamente questa nominata da Biden. Sarà sostituita con qualcuno molto più competente e qualificato», ha scritto Trump in un post su Truth Social, accusando la funzionaria di pubblicare dati falsi. Trump ha accusato McEntarfer anche di aver «falsificato i dati sull’occupazione prima delle elezioni per cercare di aumentare le possibilità di vittoria di Kamala Harris».
Nominata dall’ex presidente Joe Biden per ricoprire l’incarico nel 2023, Erika L. McEntarfer era stata confermata dal Senato degli Stati Uniti l’anno successivo. Il suo licenziamento è una mossa con pochi precedenti nella storia delle statistiche economiche negli Stati Uniti. Proprio mentre Trump continua a minacciare il licenziamento del governatore della Federal Reserve Jerome Powell, «colpevole». di non aver tagliato i tassi per sostenere il debito pubblico,
Ma quando i leader politici si intromettono nei dati governativi, raramente finisce bene, scrive il New York Times.
C’è il caso della Grecia, dove il governo ha falsificato i dati sul deficit per anni, contribuendo alla crisi del debito che ha richiesto diversi sacrifici per il salvataggio. C’è il caso della Cina, dove all’inizio degli anni Duemila le autorità locali hanno manipolato i dati per raggiungere gli obiettivi di crescita imposti da Pechino, costringendo analisti e responsabili politici a ricorrere a misure alternative per valutare lo stato dell’economia del Paese. Ma forse il caso più noto è quello dell’Argentina, che negli anni 2000 e 2010 ha sistematicamente sottostimato i dati sull’inflazione a tal punto che la comunità internazionale ha finito per smettere di fare affidamento sui dati governativi. Questa perdita di fiducia ha aggravato la crisi del debito che alla fine ha portato al default.
È troppo presto per sapere se gli Stati Uniti stiano seguendo un percorso simile. Ma economisti e altri esperti hanno spiegato che la decisione di Trump di venerdì di licenziare Erika McEntarfer è un passo preoccupante in quella direzione.
Janet L. Yellen, ex Segretario al Tesoro e presidente della Federal Reserve, ha detto che il licenziamento non era ciò che ci si aspettava dall’economia più avanzata del mondo. «Questo è il genere di cose che ci si aspetterebbe di vedere solo in una repubblica delle banane», ha detto Yellen.
Il Bureau of Labor Statistics fa parte del Dipartimento del Lavoro, il cui segretario è un membro del gabinetto presidenziale. Tuttavia, l’agenzia opera in modo indipendente, producendo dati dettagliati e imparziali su occupazione, prezzi, salari e altri temi.
Statistiche affidabili e prodotte in modo indipendente sono fondamentali per un buon processo decisionale sia nel settore pubblico che in quello privato. I funzionari della Federal Reserve si affidano ai dati raccolti dal governo su inflazione e disoccupazione per decidere come fissare i tassi di interesse, che incidono su quanto gli americani devono pagare per ottenere un mutuo o un prestito per l’acquisto di un’auto.
«Dati affidabili non aiutano solo la Fed, aiutano il governo, ma anche il settore privato», ha dichiarato Jerome Powell, presidente della Fed, in una recente conferenza stampa.
Cosa cambierà ora? I dati verranno manipolati in favore di Trump? Il commissario facente funzione nominato per sostituire temporaneamente McEntarfer, William J. Wiatrowski, è un dipendente di lunga data del Bureau of Labor Statistics, ampiamente rispettato dagli esperti, sia all’interno che all’esterno del governo. I dipendenti che raccolgono e analizzano i dati rimangono al loro posto, utilizzando gli stessi metodi e procedure che utilizzavano prima che McEntarfer venisse licenziata.
Ma gli esperti ora si pongono diverse domande sulla affidabilità dei dati economici negli Stati Uniti. «Se i dati sulla povertà arrivano e sono ottimi, il direttore del censimento riceverà un aumento?», ha detto Amy O’Hara, ex funzionaria del Census Bureau, ora professoressa alla Georgetown University. «Se i dati sul reddito familiare non sono ottimi, cosa succede allora? Che dire del Pil? Che dire dell’indice dei prezzi al consumo?».
Trump ha detto di aver licenziato McEntarfer perché i dati prodotti dalla sua agenzia erano «truccati» per danneggiarlo politicamente. Esperti di statistiche governative, inclusi ex commissari di amministrazioni sia democratiche che repubblicane, hanno contestato questa accusa. Il commissario, che è l’unico di nomina politica dell’ufficio, non controlla i dati pubblicati dall’agenzia, né li vede finché non vengono finalizzati da uno staff di tecnocrati le cui carriere in genere abbracciano più amministrazioni presidenziali.
Erica Groshen, che ha guidato l’ufficio sotto il presidente Barack Obama, ha ricordato di aver incontrato resistenze da parte dello staff dell’agenzia quando ha cercato di vivacizzare il linguaggio dei rapporti mensili sull’occupazione.
Questo non significa che l’interferenza politica sia impossibile, certo. Le statistiche governative si basano su centinaia di decisioni metodologiche, molte delle quali sono valutazioni soggettive prive di una risposta palesemente corretta. Un responsabile di un’agenzia sufficientemente esperto potrebbe, nel tempo, essere in grado di orientare i dati in una direzione politicamente vantaggiosa.
Esistono in realtà anche approcci più diretti. In Argentina, nel 2007, il governo dell’allora presidente Néstor Kirchner estromise il matematico responsabile dei dati sui prezzi al consumo del Paese, per poi pubblicare un dato sull’inflazione notevolmente inferiore a quello calcolato dal matematico. I cittadini non si lasciarono ingannare. Né lo fecero gli investitori internazionali, che alla fine si rivolsero a fonti alternative di dati sull’inflazione, calcolati da ricercatori esterni al governo.
Tuttavia, le agenzie statistiche private sono intrinsecamente limitate, spiega Alberto Cavallo, economista di Harvard che ha sviluppato uno degli indici di inflazione privati più utilizzati in Argentina. «Le alternative private possono integrare le statistiche ufficiali, ma non sostituirle», dice. «Le agenzie governative hanno le risorse e le dimensioni per condurre indagini a livello nazionale, cosa che nessuna iniziativa privata può replicare completamente». Di recente, Cavallo ha pubblicato dati sui prezzi al consumo negli Stati Uniti, che hanno mostrato l’impatto dei dazi di Trump più rapidamente rispetto ai dati governativi. Tuttavia, sebbene queste fonti in tempo reale siano preziose, non hanno la «credibilità istituzionale» dei dati governativi.
In Grecia ha fatto scalpore il caso di Andreas Georgiou. Dopo aver assunto la guida dell’agenzia greca di statistica nel 2010, scoprì che Atene aveva sottostimato gravemente i propri deficit di bilancio. Finì per scontrarsi con le autorità greche, che hanno trascorso anni cercando di processarlo per una serie di accuse legate al suo lavoro, nonostante le analisi indipendenti che supportavano le sue conclusioni.
Statistiche affidabili sono importanti per l’elaborazione delle politiche, ha spiegato. Ma sono anche essenziali per la democrazia. «Le statistiche ufficiali, le statistiche governative, sono uno specchio che la società mostra a sé stessa», ha detto. Se quello specchio è distorto, o completamente rotto, allora non può funzionare. «Se la società non riesce a vedere sé stessa con chiarezza, non può identificare i suoi problemi», ha affermato. «Se non riesce a identificare i suoi problemi, non può trovare le soluzioni giuste. Non può trovare le persone giuste per risolverli».
Certo, Georgiou la cavò meglio di Olimpiy Kvitkin, il funzionario sovietico del censimento che fu arrestato e giustiziato quando il suo conteggio demografico risultò inferiore a quanto annunciato da Joseph Stalin.