Tutti a WashingtonCosa aspettarsi dall’incontro tra Trump, Zelensky e i leader europei

Alle 19:15 italiane è previsto un bilaterale tra il presidente ucraino e quello statunitense, che poco dopo incontrerà Mark Rutte, Ursula von der Leyen e gli altri capi di Stato o di Governo presenti, compresa Giorgia Meloni. I nodi principali restano due: la questione territoriale e le garanzie di sicurezza

AP Photo/LaPresse (ph. Mystyslav Chernov)

Mark Rutte, segretario generale della Nato; Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea; Friedrich Merz, cancelliere della Germania; Giorgia Meloni, presidente del Consiglio italiana; Emmanuel Macron, presidente della Francia; Keir Starmer, primo ministro del Regno Unito; Alexander Stubb, presidente della Finlandia. Questa volta, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non si recherà da solo allo Studio Ovale della Casa Bianca. Lì lo incontrerà il presidente statunitense Donald Trump, a tre giorni dal fallimentare vertice in Alaska con Vladimir Putin. 

Quello di oggi, lunedì 18 agosto, non è “solo” un semplice incontro: è il mondo occidentale che vuole assicurarsi che Trump non stia trattando Kyjiv «come una golf car usata» all’interno dei negoziati per la fine della guerra, scrive su X un utente ucraino. 

Il bilaterale tra Trump e Zelensky è in programma alle 19:15 italiane (13:15 ora locale). Alle 20:15, il presidente americano «saluterà» i leader europei. Un quarto d’ora dopo è prevista la foto di gruppo e alle 21 italiane (le 15 di Washington) Trump parlerà con la delegazione europea, attesa alla Casa Bianca attorno alle 18 italiane. Zelensky è già atterrato a Washington. 

I giornali americani parlano di un «immediato cambio di rotta» da parte di Donald Trump, che ora preferirebbe saltare il cessate il fuoco e passare direttamente ai negoziati per un accordo di pace, permettendo quindi alla Russia di compiere ulteriori stragi di civili sul territorio ucraino. Non ci sarà un accordo di pace «a meno che entrambe le parti non facciano concessioni», ha detto Marco Rubio, segretario di Stato dell’amministrazione repubblicana, ad Abc News. 

Putin pare abbia proposto a Trump un accordo di pace in cui l’Ucraina dovrebbe cedere l’intero Donbas e, stando ad alcune ricostruzioni, anche le aree di Zaporizhia (dove si trova la centrale nucleare, una delle più grandi al mondo) e Kherson. Si tratterebbe di «una pace mutilata», scrive il corrispondente di Repubblica Antonello Guerrera. 

Quella territoriale è senza dubbio la questione più delicata del summit di lunedì. Sul suo social Truth, il presidente statunitense ha scritto che «non si può riavere indietro la Crimea data da Obama dodici anni fa senza che sia stato sparato un colpo», e che «Zelensky può porre fine alla guerra con la Russia quasi immediatamente, se lo desidera, oppure può continuare a combattere».

L’altro nodo del vertice odierno è rappresentato dalle garanzie di sicurezza che gli alleati dovranno fornire a Kyjiv alla fine della guerra: dall’invio di soldati alla fornitura di materiale bellico. «Abbiamo bisogno di una sicurezza che funzioni nella pratica», scrive Zelensky su X. 

I leader occidentali hanno scelto di presentarsi alla Casa Bianca per escludere accordi troppo sfavorevoli all’Ucraina e garantire che l’alleanza transatlantica rimanga intatta. Rutte, von der Leyen e i capi di Stato e di Governo vogliono assicurarsi che Trump non si sia avvicinato eccessivamente alle richieste – irricevibili per Kyjiv – di Putin. L’ultimo incontro alla Casa Bianca tra Trump e Zelensky, avvenuto a fine febbraio, era terminato in modo a dir poco burrascoso: l’obiettivo è anche evitare scene del genere. I due si sono poi parlati brevemente durante i funerali di Papa Francesco, il 26 aprile. 

Domenica, nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles, Ursula von der Leyen ha sottolineato l’importanza del rispetto del territorio ucraino, ribadendo l’urgenza di «fermare le uccisioni» e di organizzare dei colloqui tra Trump, Zelensky e Putin «il prima possibile». 

La presidente della Commissione europea ha parlato al termine del vertice online della cosiddetta “coalizione dei volenterosi”, a cui ha partecipato anche Giorgia Meloni. L’Europa, secondo il primo ministro estone Kristen Michal, «deve essere pronta ad assumersi un ruolo guida nei confronti del processo di pace in Ucraina». Solo agendo in prima persona «possiamo sperare di convincere gli americani a fare lo stesso», aggiunge Michal. 

Quella dei “volenterosi” è stata una sorta di riunione preliminare in vista dell’incontro di lunedì alla Casa Bianca. Nel corso della discussione – recita un comunicato di Palazzo Chigi – «è stata ribadita l’importanza di continuare a lavorare con gli Stati Uniti per porre fine al conflitto e raggiungere una pace che assicuri la sovranità e la sicurezza dell’Ucraina, che dovrà essere coinvolta in ogni decisione relativa al suo futuro. La discussione ha inoltre confermato la necessità di mantenere la pressione collettiva sulla Russia e di solide e credibili garanzie di sicurezza».

Secondo Zelensky, che ha commentato l’esito della riunione dei “volenterosi” su X, l’incontro «è stato molto utile. C’è un chiaro sostegno all’indipendenza e la sovranità dell’Ucraina. Tutti hanno convenuto sul fatto che i confini non debbano essere cambiati con la forza; tutti sostengono che le questioni chiave debbano essere risolte con la partecipazione dell’Ucraina nel formato trilaterale, l’Ucraina, gli Usa e il leader russo». 

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