Guerra economicaGli Stati Uniti raddoppiano i dazi all’India per colpire il petrolio russo

Trump ha annunciato dazi fino al cinquanta per cento in settori cruciali dell’export indiano come tessuti, gioielli, calzature, prodotti chimici e mobili

LaPresse

Gli Stati Uniti hanno raddoppiato i dazi sulle importazioni dall’India fino al cinquanta per cento. La misura, entrata in vigore oggi, è stata motivata con gli acquisti indiani di petrolio russo, considerati a Washington un sostegno economico a Mosca nella guerra contro l’Ucraina.

Le tariffe riguardano settori cruciali dell’export indiano come tessuti, gioielli, calzature, prodotti chimici e mobili. Per molte imprese significa perdere competitività sul principale mercato di sbocco. Le associazioni degli esportatori stimano che oltre metà delle vendite verso gli Stati Uniti potrebbe essere colpita, mentre concorrenti diretti come Vietnam e Bangladesh guadagnerebbero terreno.

La decisione arriva dopo cinque cicli di negoziati falliti. Nuova Delhi sperava di ottenere dazi ridotti, in linea con quelli concessi a Giappone ed Europa, ma la Casa Bianca non ha lasciato margini. Il peso degli Stati Uniti resta determinante: nel 2024 l’interscambio bilaterale ha superato i centoventinove miliardi di dollari.

La questione centrale è il petrolio. Prima dell’invasione russa dell’Ucraina, Mosca rappresentava una quota marginale delle importazioni indiane. Oggi copre circa il quarantacinque per cento del fabbisogno nazionale, grazie a prezzi scontati che hanno reso conveniente l’acquisto per le raffinerie indiane. Per Washington, però, questo flusso mina gli sforzi di isolamento economico della Russia.

Durante una riunione di governo Trump ha liquidato come «pura messa in scena» le dichiarazioni di Mosca che mettono in dubbio la legittimità del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, aggiungendo con i soiti toni espliciti e volgari: «È tutta una stronzata». Ha avvertito che la Russia potrebbe presto affrontare nuove misure punitive se non darà segnali verso un cessate il fuoco: «Voglio che la guerra finisca. È molto, molto serio ciò che ho in mente, se dovrò farlo. Ma voglio che finisca. Non sarà una guerra mondiale, sarà una guerra economica».

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