Il Reichstag d’AmericaL’emergenza Usa non è l’omicidio Kirk, ma l’uso che ne farà il partito Maga

Poche ore dopo la morte del polemista conservatore, un influencer della destra suprematista ha paragonato il delitto all’incendio del parlamento del Reich tedesco, e ha suggerito di utilizzarlo per reprimere l’opposizione democratica. È esattamente il progetto annunciato dall’intero establishment trumpiano

LaPresse

Le reazioni dell’intero establishment MAGA all’omicidio di Charlie Kirk stanno disciplinatamente seguendo il copione anticipato, se non suggerito, dell’influencer suprematista Matt Forney, che in un post su X, di poco successivo alla morte dell’attivista trumpiano, ha paragonato il delitto all’incendio del Reichstag del millenovecentotrentatré, dopo il quale i nazisti gettarono la maschera democratica, istituirono i tribunali speciali per i reati politici e inaugurarono il regime totalitario. Secondo Matt Forney, il trumpismo dovrebbe passare alla repressione indiscriminata di tutta l’opposizione democratica e all’arresto dei suoi principali rappresentanti.

Donald Trump, anche se volesse, non può fare esattamente quanto chiede Forney, ma è impegnato a realizzare qualcosa che gli si avvicina, all’interno dei vincoli costituzionali della democrazia americana, resi peraltro sempre più laschi dalla giurisprudenza corriva della Corte suprema.

È presumibile che adotterà lo stesso modello già sperimentato sull’immigrazione, cioè l’utilizzo di provvedimenti formalmente amministrativi (a partire dai licenziamenti punitivi e da altre interdizioni discriminatorie), sottratti alle normali garanzie giurisdizionali sia per i cittadini, sia per i non cittadini residenti. La stessa repressione burocratico-poliziesca a cui, nei primi giorni di presidenza, l’amministrazione statunitense ci ha abituato contro gli stranieri indesiderati.

È evidente che la destra italiana si è buttata a pesce nel piatto ricco dell’indignazione e della commozione per la morte di uno dei favoriti del sovrano e dei più intelligenti apologeti del senso provvidenziale della sua sovranità. È altrettanto vero che alcuni – invero pochi – esponenti della sinistra culturale hanno avuto il riflesso pavloviano che da loro ci si sarebbe potuto attendere: una sorta di trattenuto «Ben gli sta!», che ha autorizzato i neofiti italiani del Kirk-pensiero l’ingiunzione a rendere omaggio alla generosa liberalità di un personaggio diverso dall’immagine dello sgherro MAGA più volgare, ma tutt’altro che estraneo alla retorica intimidatoria del redde rationem tra l’America giusta e quella sbagliata.

In questo quadro, continuare a pensare che il cuore della partita che si sta giocando negli Stati Uniti sia quella attorno agli incerti confini tra il free speech e l’hate speech è, oltreché un errore, uno spettacolare favore alla narrazione dei MAGA de’ noantri, che sta riuscendo a rappresentare lo scontro in corso come quello tra la sinistra della censura e della morte, e la destra della libertà e della vita.

Continuare a parlare dell’omicidio di Kirk, cioè dell’incendio del Reichstag, significa sottovalutare l’uso che si farà del delitto di Tyler Robinson, che, nelle intenzioni del gotha trumpiano, non è molto diverso da quello che i nazisti fecero dell’incendio appiccato al Parlamento tedesco dal colpevole designato, Marinus van der Lubbe.

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