Parodia insanguinataLa propaganda di Limes sul Rinascimento russo, e il cupo Medioevo italiano

Qualche giorno fa la rivista di geopolitica ha pubblicato l’ennesimo articolo contro l’Europa, con una scelta lessicale che sembra suggerita direttamente dal Cremlino. Ma la vera tragedia è che contenuti di questo tipo circolano indisturbati da troppo tempo in tv, nelle redazioni e nelle università di tutto il Paese

Qualche giorno fa Limes ha pubblicato un articolo in cui si sostiene, cito testualmente dalla titolazione, che «il Cremlino resta spauracchio funzionale ai leader del Vecchio Continente. Per imbecillità, ostilità e calcolo politico» e che non ci sarà «nessuna conquista di una Ue suddita e morente mentre Mosca vive il suo Rinascimento».

Ognuno di questi aggettivi meriterebbe un’analisi approfondita – per non parlare della cartina che accompagna il pezzo, dove l’Ucraina è definita «aspirante avanguardia antirussa» – non solo per la sostanza, ma anche per il tono, che non saprei come altro definire se non smaccatamente propagandistico, e nemmeno di una propaganda particolarmente sofisticata (ma sono sicuro che domani qualche raffinato Putinversteher saprà spiegare il profondo valore ermeneutico della categoria dell’«imbecillità» applicata alla politica internazionale). Anche per questo, mi pare non regga nemmeno il classico argomento secondo cui articoli simili verrebbero pubblicati semplicemente per conoscere, analizzare o studiare il punto di vista russo. Certo, pure in quel caso, la qualità del materiale scelto non deporrebbe a favore degli insegnanti. Ma il modo in cui è presentato, titolato e diffuso sui social network mi pare del tutto incompatibile con questa benevola, o ipocrita, interpretazione (le riviste di storia che si occupano del nazismo certo non pubblicano articoli intitolati «morte agli ebrei!»).

C’è però un punto che va oltre la sequela di insulti e insinuazioni rivolte ai vertici dell’Europa, giusto nei giorni in cui il regime di Putin moltiplica le provocazioni militari ai suoi confini. Mi riferisco all’affermazione secondo cui Mosca starebbe vivendo «il suo Rinascimento». Qui dalla propaganda si scivola evidentemente nella parodia involontaria, e ci sarebbe senza dubbio da sbellicarsi dalle risate, se non si trattasse di una parodia insanguinata. La vera tragedia però è che questa propaganda omicida da troppo tempo circola indisturbata, anzi coccolata e legittimata, nelle migliori università, redazioni, salotti televisivi e cenacoli intellettuali del Paese. E lavora instancabilmente per farci tornare al Medioevo.

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