Ieri alla mostra del cinema di Venezia è stato presentato «Il Mago del Cremlino», il film di Olivier Assayas tratto dal romanzo di Giuliano da Empoli e cosceneggiato da Emmanuel Carrère, che racconta l’ascesa di Vladimir Putin (nel film interpretato da Jude Law) dal punto di vista del suo principale consigliere e stratega, Vadim Baranov, personaggio di fantasia ispirato a Vladislav Surkov, che purtroppo invece esiste davvero (ne avevo parlato qui a marzo).
Nel film, come scrive su Repubblica Annalisa Cuzzocrea, ci sono le radici della guerra in Ucraina, c’è la rabbia di Putin dopo un G20 («Mi trattano come fossi il presidente della Finlandia!») e c’è «una volontà di potenza e di ritorno ai tempi dell’impero declinata nell’invenzione della “democrazia sovrana” che, come dice a Baranov lo scacchista Kasparov, “sta alla democrazia come la sedia elettrica sta a una sedia”».
Nonostante il libro sia uscito alla vigilia dell’invasione russa del 24 febbraio 2022, insomma, c’è tutto. «Volevo raccontare l’alleanza tra il sistema premoderno legato alla forza bruta e alla violenza, rappresentato da Putin, e l’avanguardia teatrale postmoderna di Baranov: il modello originale di tante cose venute dopo», dice da Empoli. Non per niente, il romanzo è stato un caso letterario da un milione di copie, di cui si è parlato praticamente in tutto il mondo, tranne che in Italia, dove pure è stato pubblicato da Mondadori (io ne avevo scritto qui).