A tutto GASAequos e il futuro condiviso del biologico

La cooperativa nata dall’aggregazione dei gruppi di acquisto solidale in Lombardia e Piemonte racconta un modo diverso di fare distribuzione: più equo, trasparente e partecipato. Ma la logistica e la sostenibilità economica restano sfide aperte

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Ci sono esperienze che nascono dal basso e che provano a ridisegnare le regole della filiera alimentare. È il caso di Aequos, cooperativa costituita da gruppi di acquisto solidale (GAS) che hanno scelto di unirsi per comprare collettivamente prodotti biologici, freschi e sostenibili, garantendo ai produttori un prezzo equo e ai consumatori una filiera corta, trasparente e partecipata. Un modello che mette in relazione diretta chi produce e chi consuma, riducendo i passaggi intermedi e privilegiando i valori rispetto al margine.

Il vantaggio più evidente è la forza contrattuale collettiva: un singolo GAS può avere numeri piccoli, ma unendo decine di gruppi si ottiene la massa critica necessaria per organizzare ordini settimanali consistenti, capaci di sostenere produttori agricoli bio con la prospettiva di volumi certi e pagamenti puntuali. A beneficiarne non sono solo gli agricoltori, ma anche i soci: i listini vengono costruiti su criteri di equità e non di massimizzazione del profitto, con la possibilità di accedere a cibi sani a prezzi più accessibili rispetto al biologico della grande distribuzione.

Un altro punto di forza è la partecipazione attiva. Non sono soci singoli, ma GAS interi a prendere parte alle decisioni della cooperativa: ogni gruppo ha diritto di voto in assemblea e può entrare nei tavoli di lavoro, come quello che seleziona i produttori. Questo garantisce trasparenza, controllo condiviso e un forte senso di comunità. La filiera diventa così non solo luogo di scambio commerciale, ma anche spazio educativo, culturale e sociale, dove si coltiva un’idea diversa di economia.

Ma non mancano le difficoltà. La prima è la logistica: raccogliere le produzioni di decine di aziende agricole, convogliarle in un magazzino centrale, smistarle verso i diversi GAS e da lì ai singoli consumatori è un’operazione complessa e onerosa. Serve coordinamento, volontariato e un’organizzazione che spesso non può contare sulle risorse di un grande operatore della distribuzione. Il rischio è che i costi di gestione erodano parte dei vantaggi economici.

La seconda sfida è la scalabilità. Più la cooperativa cresce, più diventa complicato mantenere il modello partecipativo originario: con l’aumento dei numeri, la governance rischia di rallentare e la coerenza etica di diluirsi. Non tutti i GAS hanno la stessa capacità di coinvolgere i soci, e l’equilibrio tra efficienza e democrazia è delicato.

Infine, c’è il nodo della dipendenza dal volontariato. Gran parte delle attività di smistamento e distribuzione viene svolta gratuitamente dai soci: una risorsa preziosa, ma anche un limite, perché non tutti i GAS riescono a garantire lo stesso livello di impegno, e la continuità del progetto può risentirne.

Nonostante queste criticità, esperienze come Aequos rappresentano un laboratorio prezioso per immaginare un futuro diverso per il biologico e per i rapporti tra produttori e consumatori. Un futuro in cui l’acquisto diventa atto politico, la spesa settimanale gesto di responsabilità collettiva e la filiera non più catena, ma rete.

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