«Il tuo algoritmo ti ha riempito di messaggi politici, il mio no. Non stessimo insieme forse non sarei venuta a conoscenza di queste elezioni. Certo non dai miei social. L’algoritmo evidentemente non mi ritiene in target». Come al solito Francesca, la mia compagna, dietro una battuta, coglie una questione assai rilevante. Il cambio dello scenario mediatico negli ultimi anni è stato radicale, profondo, e continua a cambiare in modo sempre più deciso. E spesso ce ne dimentichiamo.
Sbagliando, perché la bassissima affluenza a queste elezioni regionali della Toscana ha senza dubbio cause evidenti nei limiti di un’offerta politica bloccata (anche dalle norme che regolano le elezioni), ma credo valga la pena aggiungere – a margine, ma non troppo – una valutazione tecnica su quanto la brevità della campagna elettorale possa aver inciso nel non favorire un’ampia partecipazione.
Il decreto che ha ufficializzato la data delle elezioni è arrivato infatti il 13 agosto, a sessanta giorni esatti (il minimo previsto dalla legge) dallo svolgimento delle stesse il 12 e 13 ottobre. Se si considera che durante agosto la campagna elettorale è stata di fatto sospesa, i giorni a disposizione per informare, appassionare e convincere elettori ed elettrici sono stati davvero pochi.
Riprendo da un lancio di agenzia: «Secondo il Digital News Report 2025 del Reuters Institute, [..] il 68% degli italiani si informa online, un dato che segna il sorpasso definitivo rispetto alla televisione, stabile al 65% come principale fonte di notizie. La fruizione digitale, però, fatica a trovare un consolidamento: le testate giornalistiche tradizionali non riescono a imporsi, mentre crescono l’informazione mediata dagli algoritmi e la presenza di contenuti generati da nuovi soggetti senza intermediazione».
In questo scenario, se l’algoritmo non ritiene utile – nella logica della piattaforma – proporti certe informazioni e se la tua bolla non è esattamente composta da persone che si interessano di politica, non è facile raggiungerti con un messaggio politico. E lo è ancora meno se la campagna elettorale dura poco. È proprio una questione tecnica.
Qualcuno potrebbe pensare che per arrivare a tutti bastino pochi giorni di post sponsorizzati (per i quali io pago Meta o altra piattaforma affinché li proponga a un pubblico più ampio di quello dei miei soli contatti). In realtà, non funziona così.
Ogni campagna social, che sia politica o commerciale, ha bisogno di tempo per essere efficace. Nei primi giorni (dai tre ai cinque di media) le piattaforme come Meta sono in quella che si chiama learning phase: l’algoritmo testa a chi mostrare i contenuti, raccoglie dati e ottimizza. In questa fase i risultati sono instabili e il pubblico è ancora limitato. Spesso molto limitato. E solo a partire dai giorni successivi il sistema inizia a ottimizzare la consegna del messaggio, ma lo fa in modo progressivo e quindi il tempo diventa un fattore determinante.
Nel caso delle campagne politiche o valoriali, i tempi si allungano ulteriormente. La curva di risposta è più irregolare. Gli algoritmi tendono ad avere cautela nella consegna dei contenuti politici: Meta, ad esempio, richiede autorizzazioni specifiche e limita la spinta automatica finché non verifica la pagina e l’inserzionista.
Ciò può far sì che la campagna impieghi anche dai dieci ai quindici giorni solo per stabilizzarsi, contro i tre o cinque di una campagna standard.
A questo si aggiungono ulteriori fattori, rilevanti per un’analisi completa. La reazione del pubblico è più polarizzata. Il coinvolgimento può essere molto alto o molto basso, a seconda di come il messaggio viene percepito e inoltre si tratta di capire anche la qualità della reazione: sono commenti numerosi, ma negativi? In quel caso si può decidere se rimodulare il messaggio oppure proseguire per vedere se l’algoritmo individua un pubblico più adatto. Serve quindi più tempo (due o tre settimane) per capire se il tono e l’angolazione creativa stanno funzionando o se l’algoritmo si sta indirizzando verso un pubblico troppo ristretto o ostile. Siamo quindi ancora in una fase di ottimizzazione.
L’efficacia si costruisce nel tempo. Le campagne valoriali e politiche hanno più bisogno di altre di una certa continuità narrativa: sequenze di contenuti o reminder che aiutano a sedimentare il messaggio.
Spesso si ottengono risultati più forti nella seconda metà del periodo di flight, quando la frequenza e la familiarità con il messaggio iniziano ad aumentare in maniera rilevante.
Non si possono sottovalutare questi aspetti. Perché accanto alle analisi politiche e di sistema (necessarie, opportune insostituibili), sono necessarie anche delle notazioni tecniche sul nuovo scenario dell’informazione per capire e cambiare la pianificazione.