
«Questa è l’alba storica di un nuovo Medio Oriente». Ha esordito così il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nel suo intervento alla Knesset, il Parlamento di Israele. Accolto da una standing ovation, Trump ha fatto diversi riferimenti religiosi all’inizio del suo discorso: «È la fine dell’era del terrorismo e della morte, e l’inizio dell’era della fede, della speranza e di Dio». E poi: «Ci riuniamo in un giorno di profonda gioia e speranza per ringraziare Dio, Abramo, Isacco, Giacobbe».
Il presidente americano ha ringraziato anche alleati e partner, altro gesto piuttosto insolito rispetto al suo solito egocentrismo: «Per tutte le nazioni del mondo arabo e musulmano che si sono unite per fare pressione su Hamas». E ovviamente una battuta su Benjamin Netanyahu, per dimostrare la loro amicizia: «Non è la persona più facile con cui trattare, ma è questo che lo rende grande». I complimenti sono andati in ogni direzione: l’inviato speciale per il Medio Oriente, Steve Witkoff, è stato descritto come un «un grande uomo, un grande negoziatore», e poi anche un «Henry Kissinger che non fa trapelare nulla». Poi ha parlato di Jared Kushner e Ivanka Trump, e di Marco Rubio, che secondo lui passerà alla storia «come il più grande segretario di Stato di sempre».
Come sempre, Trump avrebbe un copione per il suo discorso alla Knesset, ma non lo rispetta, preferisce andare a braccio e improvvisare.
«Prima dicevo di aver risolto sette guerre, oggi posso dire che sono otto perché gli ostaggi sono tornati. È una bella sensazione dirlo, è la prima volta che lo dico. Chi pone fine a otto guerre in otto mesi è qualcuno a cui non piace la guerra». E ancora: «Ora c’è pace non solo per Israele ma anche per i palestinesi. Ora il futuro sembra alla nostra portata, per Israele e per tutto il Medio Oriente. Ora le forze del caos sono state isolate e completamente distrutte. I nemici della civiltà sono in ritirata grazie alle forze di difesa israeliane».
Il presidente statunitense ha citato anche l’“Operation Midnight Hammer” (Martello di Mezzanotte) in Iran e ha dedicato diversi minuti del suo discorso al conflitto di quattro mesi fa con il regime degli Ayatollah: «Abbiamo lanciato diciassette bombe, diamo per scontato che avrebbero potuto avere delle armi nucleari, abbiamo portato via una grande nuvola nera del Medio Oriente».
Nel mezzo delle sua cordiali congratulazioni con tutte le persone coinvolte nel piano di piace, Trump si è dovuto fermare per una contestazione di alcuni parlamentari di sinistra. Ofer Kassif e Aymen Odeh, della lista Hadash-Ta’al, sono stati portati fuori dall’aula dagli uomini della sicurezza. Uno dei due aveva un piccolo cartello. Il presidente del parlamento, Amir Ohana, si è scusato per l’interruzione e Trump gli ha risposto scherzando sull’efficienza del servizio di sicurezza del parlamento israeliano.
Verso la fine del suo discorso Trump ha parlato direttamente al presidente israeliano Isaac Herzog, invitandolo a valutare la possibilità di concedere la grazia a Netanyahu. Se ne sta parlando molto in Israele, da qualche settimana. Netanyahu è coinvolto in diversi processi per corruzione e per i quali rischia lunghe pene detentive: al momento è protetto dal suo incarico di primo ministro.
Nel congedarsi ha ripetuto il rituale «Dio benedica l’America». Poi ha aggiunto: «Dio benedica il Medio Oriente». E qui c’è stata una seconda standing ovation, dopo quella all’ingresso nell’aula del parlamento. L’intero intervento di Trump è durato più di un’ora. In alcuni momenti è andato parecchio a braccio, raccontando aneddoti e pensieri non sempre facili da seguire.
Questa mattina Hamas ha rilasciato tutti i venti ostaggi ancora vivi fra le persone che aveva rapito in territorio israeliano durante l’attentato del 7 ottobre 2023. Molti di loro hanno già potuto incontrare le proprie famiglie, prima di essere portati in ospedale per i controlli sulle loro condizioni di salute. È iniziata la liberazione di circa duemila palestinesi detenuti nelle prigioni israeliane, come previsto dagli accordi per il cessate il fuoco: molti di loro erano detenuti nella prigione di Ofer, nella Cisgiordania occupata.