«Alcuni maestri considerano questo schienale un segno di potere. Io posso appoggiarmi, mettere qui le braccia. Tu invece devi rimanere in posizione eretta su quello sgabello. Eppure io non credo che c’entri il potere. E tu?». È un Platone insicuro quello interrogato da Dionisio, insegnante di grammatica; riuscirà ad abbozzare solo un: «Non so, non ci ho mai pensato».
Il dialogo immaginario di Matteo Nucci, autore del libro “Platone, una storia d’amore”, avviene il primo giorno di scuola, è uno stratagemma del maestro per sondare l’idea di potere e gerarchie del filosofo ancora discente, che si riproducono anche a scuola, anche oggi. Autorevole e coraggioso perché lascia spazio al contraddittorio, lascia che la conoscenza scaturisca dal giovane.
Poi, cresciuto, dirà che educare è ricordare. Trarre dal ragazzo il seme di tutte le cose attraverso la relazione. Non mettere dentro, ma tirare fuori: scavare dentro al singolo per mostrare che in lui c’è già il sapere. Che sia quello assorbito dal mondo delle idee, come da concezione platonica, o naturale predisposizione dell’uomo, è un ritorno all’imprinting educativo, su una freccia in direzione opposta a quello che siamo soliti immaginare quando prefiguriamo una scuola.
Lo hanno ripetuto in tanti, da Plutarco, Michel de Montaigne, il premio Nobel William Butler Yeats: «Educare non è riempire un secchio, ma accendere una fiamma», a Maria Montessori. Lo farà anche Matteo Nucci, filosofo scrittore, sabato 1 novembre durante la conferenza Platone: crescere nella bellezza, al YAWP festival “In piedi sui banchi di scuola”, a Milano.
La tesi che collega i due filosofi a ventiquattro secoli e mezzo di distanza è che il fine ultimo dello Stato sia la paideia, o formazione del giovane nella sua duplice dimensione, corporale e interiore. Un’esperienza volta a formare il cittadino del domani, in grado di prendersi cura della res-pubblica, intesa come bene comune. Oggi come allora il tragitto educativo non può che compiersi circondato dalla bellezza: «La bellezza della città, nelle sue vie, la bellezza delle musiche e dei canti, la bellezza di tutto ciò che viviamo quotidianamente», dice Nucci parlando a Linkiesta.
Non la bellezza esteriore, quella va lasciata ai chirurghi estetici, professionisti della forma. Qui si parla di contenuto. Lo scintillìo della passione che illumina la strada e ci fa desiderare. Fra tutte, la conoscenza, come slancio verso il mondo. Se è vero, come recita l’ormai abusata citazione di Fëdor Dostoevskij, che la bellezza salverà il mondo, il suo lavoro inizia fra i banchi, nel «plasmare l’anima dell’uomo rendendola armonica a ciò che dobbiamo sempre inseguire: il bene», dice ancora Nucci.
I giovani lo sentono, fiutano chi dà loro la bellezza della passione, tanto da far cadere anche la comodità degli infiniti altrove, offerta dallo schermo di un cellulare, di fronte a professori appassionati. «Oggi molti giovani sono propensi a criticare, a mettere in crisi l’uso dello smartphone, la velocità tipica del mondo digitale, per rivalutare i rapporti umani», passione chiama passione, ne è convinto Nucci dopo le tante mattinate passate a parlare con loro.
Cambiano i tempi, gli strumenti – nell’antica Grecia si scriveva su tavolette di cera, oggi su lavagne elettroniche – ma la natura dell’uomo è sempre la stessa. Nella sua variabilità, ci sono insegnanti appassionati e altri assuefatti dal ripetersi costante dei rituali burocratici e stipendi non adeguati, così come giovani assetati di sapere e altri svogliati. Ciò che cambia sono le situazioni contingenti: «A Gaza per due anni non hanno studiato niente, perché? Perché non era possibile andare a scuola, nell’Atene della guerra del Peloponneso si studiava meno perché c’era un conflitto», dice Nucci.
Una bellezza che deve essere per tutti. Aperturista e rivoluzionario, Platone insegue il sogno di un’istruzione universalistica, diremmo con parole di oggi. Fonda la sua accademia ispirandosi a Sparta, dove tutti, uomini e donne, facoltosi e indigenti, vengono istruiti. Il metro di distinzione fra i meritevoli misurava facoltà che prescindono da ciò che si è già appreso: la capacità di ricordare, la velocità nel ragionare, l’acutezza, la sensibilità, solo per citarne alcune. I tratti dell’uomo in quanto uomo. Già alla sorella Potone confessava Platone adolescente: «Mi dispiace che tu non possa frequentarla (la scuola). Hanno ragione gli zii. A Sparta, fanno bene a educare tutti i bambini senza distinzioni», romanza Nucci nel suo libro.
Capacità dimenticate dal modello di scuola-azienda che ha preso piede in Occidente. Non nostro ma di matrice anglosassone, fondato sull’idea per cui l’individuo possa conquistarsi il paradiso, la vita eterna attraverso il successo, il lavoro e il denaro. Ma così tradiamo le nostre tradizioni: «Legate ai Greci, ai Romani, i quali pensavano che la crescita spirituale avviene nel momento in cui non lavoriamo, quando siamo liberi dalle necessità materiali e quindi possiamo dedicarci a crescere, studiare, curare l’anima. Il lavoro viene dopo», dice Nucci.
Tutto sta nel come osserviamo i ragazzi: futuri cittadini o futuri operatori dell’apparato tecnico-capitalista? È il nocciolo della diatriba fra istruzione tecnica e liceale, che ci impone di scegliere a quale età vogliamo porre la scelta di uno specifico percorso professionale. La risposta di Platone è netta: «Scuola in greco scholeío da scholè vuol dire “tempo libero, tempo dell’anima e della crescita”», parla attraverso le parole di Nucci. Un’interpretazione che sembra dimenticata nei fatti, da un sistema scolastico di classi pollaio, insegnanti prigionieri dei diktat di programmi sempre più corposi e un’impostazione ad arena della competizione più che spazio di sviluppo per l’unicità del singolo.
La prospettiva di un cambiamento c’è, ma è lontana. «Avverrà solo a seguito di movimenti drastici e tragici. L’uomo, purtroppo, impara solo soffrendo, lo dice già Eschilo. “Pathei mathos”, è un’espressione greca per dire “conoscenza attraverso il dolore”, cioè è attraverso il dolore che si cresce. Si cambia profondamente quando si passa attraverso delle grandi sofferenze, anche in ottica collettiva, e questo vale anche per le società. Quindi io penso che ci siano delle prospettive positive, ma arriveranno dopo tempi duri. Ecco, questo è quello che penso».
Sabato 1° novembre alle ore 14.30, presso BASE Milano, lo scrittore Matteo Nucci terrà un intervento dal titolo Platone: crescere nella bellezza nell’ambito della seconda edizione di YAWP Festival. In piedi sui banchi di scuola (31.10-01.11.2025). Il Festival è dedicato al tema dell’educazione, diretto da Benedetta Marietti e organizzato da Fondazione Francesco Morelli con il sostegno di Intesa Sanpaolo; special partner Fastweb Digital Academy.