Messaggio politico: i riformisti ci sono. Messaggio programmatico: non basta il salario minimo, si parla di crescita e di innovazione. Venerdì 24 ottobre a Milano (Sala Testori-Bagni misteriosi) si incontrano i riformisti del Partito democratico, la componente di minoranza (ancora di più dopo la rottura con i bonacciniani) che interroga sé stessa e tutto il partito sulla linea e la fisionomia del Pd di Elly Schlein.
La scelta è partire dai contenuti, possibilmente fuori dai soliti slogan. Chiedendo una mano a chi ne sa: agli esterni, si diceva un tempo. Il partito (come tutti gli altri) non dispone di conoscenze adeguate, per questo il 24 sono stati chiamati molti studiosi. Politicamente, è la prima volta che i riformisti prendono la parola in autonomia, si ritrovano, si danno un profilo, intraprendono la battaglia interna dal verso delle cose da fare, sul futuro dell’economia italiana innanzi tutto, e sui problemi nuovi di cui la politica non si occupa mica tanto.
Non aspettatevi battibecchi diretti o indiretti con Schlein. Non è questo il senso dell’iniziativa. Ci saranno tutti. Lia Quartapelle, Pina Picierno, Giorgio Gori, Lorenzo Guerini, Marianna Madia, Simona Malpezzi, mentre Graziano Delrio concluderà i lavori. Interloquiranno su occupazione, welfare, Intelligenza artificiale, donne, Europa, con molti ospiti tra i quali Tito Boeri, Daniela Fumarola, Sofia Ventura, Tommaso Nannicini, Francesco Longo, Simone Gamberini, Luca Stanzione, Federico Valtolina. Interverrà Beppe Sala, il sindaco di Milano. Parleranno, tra gli altri, Piero Fassino, Sandra Zampa, Walter Verini, Elisabetta Gualmini, Paola De Micheli, Filippo Sensi.
La segretaria del Pd farà bene a prendere nota: delle questioni di merito e della scesa in campo della componente. È un fatto nuovo. Piccolo, forse. Che tuttavia cade in un momento particolare della vita del partito di Schlein, giacché la vittoria in Toscana non obnubila i referendum sul Jobs Act e le sconfitte nelle Marche e, in quella dimensione, in Calabria, e peraltro dinanzi a qualche imprevista preoccupazione sul voto in Campania.
Soprattutto, il Pd non sta facendo particolari passi avanti nella battaglia contro il governo di Giorgia Meloni, la quale ieri in Parlamento ha menato fendenti che le opposizioni, tra l’altro sempre divise sulla politica estera, non hanno saputo parare. Inutile girarci intorno. In questa situazione di grande nervosismo interno – cresciuto dopo la botta olandese di Schlein sull’«allarme democratico» con la destra al governo – nessuno sa dire quale sarà il futuro dei riformisti dem: dare battaglia «dentro» forse in un Congresso (tutt’altro che scontato) oppure cominciare a pensare di costruire qualcos’altro? A uno strumento politico-organizzativo nuovo? Il punto politico è che un Pd radicalizzato e un centro in cerca d’autore lasciano uno spazio che non è coperto: quello di un centrosinistra senza trattino. Insomma, si tratta di tornare al vero Pd. Intanto il messaggio dei riformisti a Schlein è chiaro: noi siamo qui.