
È certamente vero che in questo fine settimana di mobilitazione “per la Flotilla e per Gaza” moltissimi manifestanti sono stati mossi da sentimenti sinceri di orrore per la tragedia umanitaria in corso e di solidarietà verso la popolazione civile della Striscia, e non provavano né condividevano i sentimenti di odio verso gli ebrei e Israele, orgogliosamente esibiti negli slogan e negli striscioni dei propal più disinvolti nell’accostamento di Israele al Terzo Reich e di Hamas alla Resistenza antifascista.
Non si può dire invece che gli esponenti della sinistra politico-sindacale finiti a rimorchio delle avanguardie domestiche della jihad fossero inconsapevoli dell’ipoteca che presenze così visibili e rumorose ponevano sulle manifestazioni, e immuni da quel senso comune antisionista che interpreta il pogrom del 7 ottobre, nella migliore delle ipotesi, come un eccesso di legittima difesa e, nella peggiore, come una sorta di via Rasella palestinese.
È assai poco rilevante che i compagni della mozione “Dal fiume al mare” fossero o meno in maggioranza in quelle piazze se – come è avvenuto – erano comunque in grado di agire da servizio d’ordine ideologico e di decidere a quale racconto dovessero essere asservite.
A quelle piazze è toccato lo stesso trattamento riservato dalla starlette dell’odio umanitario, Francesca Albanese, al povero Sindaco di Reggio Emilia Marco Massari, il quale, nel conferirle la massima onorificenza cittadina – ormai un obbligo morale per qualunque amministrazione locale di sinistra che si rispetti, insieme alla candidatura al Premio Nobel – si era visto redarguire, tra i fischi di centinaia di progressisti brava gente per avere auspicato il rilascio degli ostaggi israeliani: auspicio che alle orecchie più sensibili, come quelle della Special Rapporteur e dei suoi seguaci, suona come una dissimulata giustificazione del genocidio.
Tuttavia, l’esempio più eclatante dell’inconsapevole metabolizzazione o della ruffiana accettazione della vulgata pro Hamas è quella del candidato alla presidenza della Regione Puglia Antonio Decaro, che prima ha intonato insieme alla piazza «Bari lo sa da che parte stare, Palestina libera dal fiume fino al mare» e poi ha pure postato il video dell’esibizione nelle storie di Instagram, come se avesse cantato Bella Ciao.
Mutatis mutandis, gli esponenti della sinistra che si sforzano di relativizzare la presenza di frange estremiste, peraltro non così sparute, nelle manifestazioni per Gaza e che denunciano la strumentalizzazione della destra ricordano – sia detto senza offesa per nessuno – Antonio Tajani quando garantisce sull’identità moderata e europeista di una coalizione, che sui temi della politica internazionale e europea sta al guinzaglio dei picciotti del Cremlino (non che su questo a sinistra ce la si passi molto meglio).
Non conta niente che Matteo Salvini e Roberto Vannacci rappresentino solo una parte del tutto se poi decidono la direzione del tutto (con la complicità del commercialista della casa, Giancarlo Giorgetti) sui temi decisivi del futuro dell’Italia e dell’Europa: il sostegno militare all’Ucraina, la costruzione di una difesa e di una sovranità europea, in un quadro internazionale sempre più segnato dallo scontro tra potenze e la tutela del funzionamento dell’Ue dai sabotaggi dei Paesi satelliti di Mosca.
Allo stesso modo non conta nulla che tanti elettori di sinistra condividano più le idee dell’opposizione democratica israeliana al Governo Netanyahu che quelle di Francesca Albanese, se quegli stessi oppositori, caso mai avessero deciso di manifestare in Italia come fanno ogni giorno a Tel Aviv e a Gerusalemme con le bandiere israeliane, sarebbero stati linciati come provocatori al soldo della famigerata entità sionista.