Parole che ballano Sogni e preoccupazioni di chi vive annegato nella scrittura

Ti pare che al mondo non succeda mai niente se non rimasticature. Spunti, sputi di raccontini che il mondo si sbrodola addosso mangiucchiando, piluccando, sgranocchiando, sbocconcellando

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Allora, questo problema di guadagnare con le parole (problema e questione). Insomma, la questione: vivere del proprio lavoro (scrivere è un lavoro o è, meglio ancora, una perdita di tempo?) o vivere con il lavoro delle parole, delle parole messe a lavorare, ballare per esempio, cosce e pelvi e pettorali e petti in gran sobbalzo, parole femminili e maschili e neutre in gran mischiaggio. 

Parole addirittura messe a cantare (a mia madre feci credere, infatti, che scrivevo messe cantate), a fare massaggi coi righi letterari riuniti a mazzo tipo scopa di saggina impregnata di oli e aceti balsamici per condire insalate di lavoretti i più vari (ecco a che serve la fantasia, il racconto fantastico), a far rabbrividire coi racconti del terrore, coi gialli, coi neri, con l’orrore e con la narrativa recente. È anche efficace tantissimo la letteratura assunta a uso sonnifero.

Scrittura e miraggi di guadagno, già. Cosa intravediamo all’orizzonte? Queste piattaforme galleggianti sulle nuvole lontane laggiù che offrono una interfaccia molto semplice per la creazione di sbrodolamenti a parole e – ecco il punto “G” di guadagno – strumenti per fare soldi tramite abbonamenti paganti. Una meraviglia: letteratura del meraviglioso. 

Tu scrivi? Iscriviti e poi scrivi e poi aspetta di essere letto e poi aspetta che chi ti legge si abboni se no non può leggere oltre. Perfetto. Una giusta percentuale – grosso modo la stessa che si dà a un impresario – va alla piattaforma, il resto a te. A posto. A mente stai già guadagnando, leggero tra le nuvole, le meravigliose nuvole virtuali. Ma poi bisogna scendere e tornare a scrivere con i piedi sulla terra.

Sento che fai ritmare la matita a uso metronomo tra l’arco dei denti di sopra e l’arco dei denti di sotto, la bocca semiaperta o semichiusa, la matita oscillante tra due dita: significa che stai riflettendo. Non sai se ti sopravvaluti o se ti sottovaluti se la vedi così: «Ma dove li trovo gli abbonati? Non sono mica cefali, che me li faccio sotto con la pastura», sotto nel mare, intendi. Fai due conti a mente: dieci persone, diciamo dieci. Riesci a racimolare una decina di persone? Dici dieci per dire un piccolo numero però grande, perché non credi che dieci persone si abbonino a te. Non credi proprio, non ce le vedi, sei perfino d’accordo con loro. Abbonarsi, perché? Sei forse un tipo da intrattenimento? Forse, e te ne rammarichi, no. Non lo sei. Non sai esserlo. Troppo facile, anche comodo, dire «non voglio». Ma non voler essere quello che potresti o sapresti essere è anche peggio di non esserlo o non saperlo essere. Anche peggio, sì. E te lo meriti che nessuno si abboni.

È che non sai parlare alla gente. Non sai farti una clientela, nel senso che non sai far affollare i curiosi intorno a te, non sai comportarti come un incidente, nemmeno sull’altra corsia. Né sai rassicurare il prossimo di essere al mondo: di essere, esso prossimo, al mondo. Ma, a pensarci bene, nemmeno di esserci tu. Nemmeno lo sai convincere, il prossimo, che c’è un mondo nel quale accadono cose raccontate da te (chi scrive non scrive altro che questo: che il mondo è un altro mondo, il suo). 

E nemmeno ce lo vedi, il mondo, questo mondo di tutti, che ti passa i suoi appunti, che fa soffiate al tuo orecchio, che ti lascia leggere qualche passo del temino che esso mondo ogni giorno scrive con la tonta dedizione dello sgobbone, la schiena curva come un emisfero, una punta di lingua sporgente oltre le equatoriali labbra serrate, segno di un ottuso impegno.

Ti pare che al mondo non succeda mai niente se non rimasticature. Sì, spunti, sputi di raccontini che il mondo si sbrodola addosso mangiucchiando, piluccando, sgranocchiando, sbocconcellando: briciole episodiche, pastine di eventi, colature liriche, gocciolature erotiche, sprazzi, spruzzi, sprizzi, chiazze, pezze, scampoli. Insomma, non accadono che residui, rimanenze, ritagli, resti, rottami (tutte parole che iniziano con la erre, come mai?), anche ruderi.

Le piattaforme non sono nate oggi, sono nate prima, sono nate da sempre: la terra, il pianeta Terra, per dire, è una piattaforma, singolarmente tonda, pare, ma è una piattaforma. Te la ricordi la testina rotante della macchina da scrivere elettronica, quella metallica palla da golf? Ecco, bravo, era una sfera, e girava su fogli piatti. Ti dice niente la cosa? Il piano e il tondo, il tondo gira sul piano che restituisce il tondo, è tutto lì. La terra è una piattaforma da golf, rotante in un sistema solare di segni, la terra è una macchinazione per scrivere, per così dire. O credevi che? (Che?) 

È tutto scritto, e il tutto è tanto, è troppo. Non una persona riuscirà mai a leggere tutto quello che è scritto in un attimo nel mondo, e questo è niente se tutte le persone messe assieme non riusciranno mai a leggere tutto quello che è scritto, e meno che mai quello che scrivi tu, e questo è tutto. Che te ne pare? Viviamo annegando nella scrittura, chi l’avrebbe detto? Messaggi imbottigliati galleggiano. 

Detto questo, non vedi dieci persone che si abbonino a te? No, non le vedi. Una, diresti, sì, una è possibile. Una, che poi sarebbero due, perché l’altra verrebbe a curiosare cosa mai combinate tu e l’una in questo luogo nascosto. Due abbonamenti, quindi. Puoi solo sfamare i tuoi pensieri sussultori e ondulatori che non risolvono niente in materia di questione sociale. Perché sì, la questione è la solita questione sociale. E tu poco lo sei, sia questione sia sociale.

Però. Se lei si abbonasse (ci stai pensando, eh?), che incredibile luogo di intimità, molto riservato e illuminato bene, ossia segreto e illuminato fioco, sarebbe quel luogo nonostante i social: una cella non sai se monastica o di lupanare. Ma lo sai: tutt’e due, ovviamente, due estasi in un piccolo avido spazio. L’ovvio è così facile, così veritiero, così famelico. Allora ti iscrivi, confidando nel fatto di ricevere, e non stai pensando agli abbonamenti.

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