Radici comuni Trequanda e Pucciarella proteggono il turismo lento

Dalla Val di Chiana alle colline del Trasimeno, le due aziende agricole presentano vini che traducono in un calice tutto il carattere del terroir toscano e umbro

Photo courtesy of azienda Trequanda

C’è un’Italia che si scopre solo rallentando, ed è la stessa che affascinò Johann Wolfgang von Goethe durante il Grand Tour tra il 1786 e il 1788. Nel suo taccuino il poeta tedesco annotava di aver incontrato finalmente, tra la Toscana e l’Umbria, «la semplicità delle grandi cose». Il paesaggio al cui cospetto si ritrova portava il segno di un’armonia antica tra essere umano e natura. A due secoli di distanza, l’equilibrio di cui racconta nel “Viaggio in Italia” continua a far parte di queste terre, dove il tempo segue il ritmo di vendemmie e raccolti.

Le verdi vallate toscane e le morbide alture umbre hanno favorito, fin dal Medioevo, l’incontro con la civiltà; lo si osserva nelle abbazie religiose che insieme erano centri di sapere spirituale e agricolo. Alla preghiera s’alternava il lavoro nei campi che (pure) ha permesso ai monaci di sviluppare e perfezionare tecniche di vinificazione e affinamento di cui oggi assaporiamo l’effetto. Ed è anche per questo che la Toscana e l’Umbria sono mete elette del turismo lento.

La Toscana è oggi la prima regione per turismo rurale; con quindici milioni di arrivi e quarantasei milioni di presenze ha mantenuto un equilibrio stabile nel tempo, ma con una trasformazione profonda. I dati del Sistan evidenziano una crescita delle preferenze per le aree collinari trainate da un turismo enogastronomico sempre più attento al territorio e ai suoi ritmi. Secondo quanto riportato dall’Istat, l’Umbria ha registrato oltre due milioni e mezzo di arrivi e sette milioni di presenze con un incremento del quattro e del sei per cento rispetto all’anno precedente, ma il dato significativo si legge nella scelta che le persone fanno in termini di soggiorno. Oltre il quarantadue per cento degli ospiti preferisce pernottare in strutture extralberghiere, come case vacanze e agriturismi. Sono numeri, quelli delle due regioni, che danno la misura di un movimento diverso che spinge chi si mette in viaggio a cercare luoghi dove la bellezza non ha bisogno di essere esibita.

L’aumento di strutture agrituristiche in Italia, di cui un terzo solo tra Toscana e Umbria, rinsalda un desiderio di autenticità e contatto diretto con la terra. In questo scenario, due aziende raccontano come la tradizione possa trasformarsi in un progetto contemporaneo. Trequanda, nel cuore della campagna senese, e Pucciarella, sulle colline del Trasimeno, condividono una visione che mette il territorio al centro, traducendo nelle etichette l’essenza di un luogo.

I vigneti dell’azienda Trequanda

Trequanda prende il nome dal borgo medievale in cui si trova. Un tempo vetreria del Granducato di Toscana, è un’eccellenza agricola che si estende per oltre mille ettari, la metà dei quali vitati. Raccolto su un’altura a quattrocento metri d’altezza tra le Crete Senesi, la val d’Asso e la val di Chiana, ha saputo rinnovarsi nel corso del tempo, aggiungendo all’allevamento di bovini di razza Chianina e alle coltivazioni di ulivo anche uno spazio per la viticoltura che è all’interno delle Docg Chianti, Doc Orcia e Igt Toscana.

I vigneti di Trequanda godono di una posizione privilegiata, dove le varietà a bacca rossa riposano al sole, mentre quelle a bacca bianca contano su temperature più fresche. I vitigni spaziano dagli autoctoni agli internazionali che, grazie ad alcuni fattori, tra cui l’esposizione variabile (350-450 metri d’altitudine), riescono a riprodurre nel bicchiere le sensazioni piacevoli sia di un Sangiovese sia di un Sauvignon Blanc. I vini di Trequanda conquistano per carattere e facile bevuta.

Vigneti dell’azienda Pucciarella

Lo stesso piacere di  assaggiare i prodotti del territorio la si ha spostandosi in Umbria, dove l’azienda agricola Pucciarella ha elaborato diversi percorsi, tra visite in cantina e degustazioni. Il territorio che occupa si estende per trecento ettari tra i comuni di Magione e Corciano, in provincia di Perugia. L’agriturismo è circondato da vigneti e uliveti che riposano lungo la sponda orientale del lago Trasimeno. Anche in questo caso c’è attenzione ai vitigni autoctoni ma anche determinazione nel lavorare quelli internazionali. I vigneti sono disposti per ottantacinque ettari su un terreno collinare. Il suolo, argilloso e calcareo, conferisce ai prodotti carattere ed eleganza. Il fiore all’occhiello dell’azienda Pucciarella è però la cava interrata dove s’affinano gli spumanti Metodo Classico.

Il Ca’ degli Angeli Spumante Rosé Metodo Classico Trasimeno Doc, da uve Pinot nero e Pinot bianco, sprigiona la sua eleganza come il Vin Santo Trasimeno Doc, ottenuto da uve Trebbiano, Malvasia e Grechetto. Molti sarebbero d’accordo nel definirlo un vino da meditazione, che accontenta tutti i palati con l’alternanza di note dolci e acidule. Compaiono sulle etichette simboli della tradizione, le pucciarelle, personaggi femminili avventurosi e di grande spirito. Non è un caso che siano state scelte per presentare il progetto enologico dell’azienda.

In entrambe le realtà l’esperienza agricola e vitivinicola si estende all’ospitalità vera e propria. A Trequanda, il soggiorno si divide tra due soluzioni: la Residenza Matteotti, palazzo cinquecentesco nel cuore del borgo, e l’Agriturismo Montecerroni, immerso nei vigneti e negli uliveti della tenuta. A Pucciarella, invece, si soggiorna all’interno del Castello settecentesco, tra sale storiche e giardini che guardano il Trasimeno. In entrambi i casi, la dimensione agricola si trasforma in esperienza di vita, e il vino diventa un linguaggio condiviso tra chi produce e chi viaggia.

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