Non poteva non sapereSono state pubblicate alcune email di Epstein in cui si parla di Trump

Il gruppo dei democratici alla Camera ha pubblicato alcuni messaggi in cui il finanziere lascia intendere che l’attuale presidente americano sapesse molto più dei suoi crimini di quanto emerso finora

AP/Lapresse

I deputati democratici della Camera statunitense hanno reso pubbliche alcune email di Jeffrey Epstein. Nel materiale diffuso – pubblicato oggi dal New York Times – ci sono dichiarazioni in cui il finanziere condannato per pedofilia e abusi e morto in carcere nel 2019 dice che Donald Trump aveva «passato ore a casa mia» con una delle sue vittime. Dai messaggi emersi nell’ambito dell’indagine sulla condotta di Epstein e di Ghislaine Maxwell, si capisce come Trump non potesse essere estraneo agli abusi che avvenivano in casa di Epstein, sebbene il presidente abbia sempre negato ogni coinvolgimento, respingendo qualunque collegamento con la sua rete di traffico sessuale.

Le tre conversazioni via email pubblicate dal quotidiano americano risalgono a periodi diversi, tutti successivi al patteggiamento di Epstein del 2008 in Florida. Una, datata aprile 2011, indirizzata a Maxwell, lo definisce «il cane che non ha abbaiato» riferendosi a Trump e aggiunge che una vittima «ha passato ore a casa mia con lui… non è mai stata menzionata». Un’altra, del gennaio 2019, inviata all’autore Michael Wolff, afferma che Trump «ovviamente sapeva delle ragazze, perché ha chiesto a Ghislaine di fermarsi».

I democratici del Comitato di sorveglianza della Camera hanno sottolineato come le email sollevino «domande evidenti su cosa altro la Casa Bianca stia nascondendo e sulla natura del rapporto tra Epstein e il presidente», citando un portavoce del comitato. L’attenzione al caso arriva mentre membri del Congresso si preparano a votare sulla misura che richiede la pubblicazione completa dei materiali investigativi della Casa Bianca su Epstein, provvedimento ovviamente osteggiato dall’amministrazione Trump.

Le email rivelano anche i tentativi di Epstein di gestire la copertura mediatica dei suoi rapporti con Trump: durante una campagna elettorale del 2015, Wolff consigliava di lasciare che Trump si «impiccasse da solo» nelle dichiarazioni, suggerendo che il presidente avrebbe potuto ottenere vantaggio politico negando legami stretti con Epstein. Nonostante ciò, Trump non fu interrogato su questi legami durante il dibattito in questione.

Le email sono state pubblicate poco prima che il presidente della Camera, Mike Johnson, desse il giuramento a una nuova deputata, Adelita Grijalva, la cui firma dovrebbe completare la procedura per forzare la Casa Bianca a consegnare tutti i documenti su Epstein. La rivelazione rischia di riaccendere il dibattito sul ruolo di Trump e sulla gestione dell’eredità investigativa di Epstein, sollevando interrogativi che da anni il presidente respinge come «una bufala» dei democratici.

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