Apriti cieloL’Ucraina è diventata la prima superpotenza di droni

Kyjiv ha sviluppato un modello industriale fondato sulla rapidità, la replicabilità e il basso costo. I droni FPV, pilotati in prima persona e costruiti con componenti commerciali, distruggono carri armati da milioni di dollari

LaPresse

L’Ucraina è diventata una superpotenza dei droni. Non per ambizione industriale, ma per necessità esistenziale. In quasi quattro anni di guerra, un Paese con risorse limitate, dato per spacciato da sedicenti analisti geopolitici, ha costruito il più avanzato e dinamico ecosistema di robotica militare al mondo. E il modo di fare la guerra è cambiato: il dominio del cielo non appartiene solo ai jet o ai missili da crociera, ma anche a sciami di velivoli economici, leggeri, adattabili. Droni, nel linguaggio comune.

Come spiega Bloomberg in un lungo approfondimento, l’Ucraina produce oggi circa quattro milioni di droni all’anno, una cifra senza paragoni rispetto al resto del mondo. Per capirci, gli Stati Uniti ne realizzano poco più di centomila, nello stesso periodo. La superiorità ucraina non sta nella potenza di fuoco, ma nella rapidità evolutiva del design. Un drone sviluppato a Kyjiv può attraversare tre versioni in pochi mesi: una sperimentata al fronte, una corretta in officina, una migliorata in base ai dati raccolti in combattimento contro i russi.

Il cuore di questa trasformazione è rappresentato dai droni First-Person View (Fpv). Si tratta di piccoli velivoli, spesso costruiti con componenti commerciali, controllati da piloti tramite visori che trasmettono in diretta le immagini di una microcamera installata a bordo. L’operatore vola come in un videogioco, ma con carichi esplosivi reali. Questi droni sono armi d’attacco a corto raggio, economiche e precise, usate per colpire mezzi corazzati, postazioni, fanterie o veicoli logistici.

I droni Fpv ucraini rappresentano l’archetipo della guerra asimmetrica del XXI secolo. Con un costo unitario di 400-800 dollari, possono distruggere un carro armato da otto milioni. Le immagini di questi attacchi, trasmesse da migliaia di video di unità militari, hanno mostrato il declino dell’armatura come simbolo di invulnerabilità. Gli Fpv, con il loro margine di errore minimo e la possibilità di manovrare in spazi stretti, hanno reso la trincea visibile, e dunque vulnerabile.

La guerra dei droni ridefinisce anche i costi strategici della guerra. In un’operazione denominata Spiderweb, l’Ucraina ha utilizzato 117 droni FPV per colpire cinque basi aeree russe, danneggiando oltre quaranta aerei, tra cui bombardieri strategici Tu-95 e Tu-22, con un danno stimato in sette miliardi di dollari. È la prova che, nel nuovo paradigma bellico, il vantaggio appartiene a chi sa saturare il campo con sistemi numerosi e sacrificabili.

Secondo il ministero della Difesa ucraino, nel 2025 Kyjiv acquisterà 4,5 milioni di droni Fpv, più del doppio rispetto al 2024, per un valore complessivo di oltre 2,6 miliardi di dollari. E il novantasei per cento di questi velivoli sarà prodotto localmente. È un segnale di maturità industriale: un sistema d’arma nato nei garage dei volontari ora è parte integrante del bilancio statale e della strategia nazionale di difesa.

L’esercito ucraino non vive solo di Fpv. Alcune aziende del paese hanno sviulppato una gamma completa di droni d’attacco a lungo raggio chiamati in gergo Unmanned Aerial Vehicles (Uav), come i modelli Liutyi e Beaver, capaci di penetrare fino a 2.000 chilometri in territorio russo. Non solo: sono in produzione anche droni di ricognizione per l’osservazione e la correzione del tiro d’artiglieria; e nuovi sistemi intercettori, progettati per abbattere gli Shahed iraniani usati da Mosca. Gli ucraini stanno anche sperimentando droni terrestri e marittimi per sabotaggi e operazioni navali, dopo aver costretto la flotta russa del Mar Nero a ritirarsi dalle coste di Crimea.

Questa supremazia tecnologica è sostenuta da un’infrastruttura logistica unica. Il governo ucraino ha creato “Brave1”, una piattaforma digitale che permette ai comandanti al fronte di ordinare droni direttamente dai produttori, ricevendoli in pochi giorni. Il sistema integra un meccanismo di incentivazione: le unità che distruggono mezzi nemici ricevono crediti per acquistare modelli più avanzati. È una forma di mercato militare decentralizzato, dove la domanda viene regolata dai risultati sul campo.

Secondo un rapporto di Military.com, il settanta per cento delle perdite russe è oggi causato da droni, spingendo gli eserciti occidentali a riscrivere le proprie tattiche di combattimento. Il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha imposto che entro il 2026 ogni squadra dell’esercito americano sia dotata di sistemi senza pilota, mentre le esercitazioni in Europa si svolgono con droni d’attacco e contromisure elettroniche come standard operativo. In alcune manovre in Germania, le brigate americane hanno impiegato più di cento droni simultaneamente, un numero mai raggiunto prima in addestramento.

Danimarca, Finlandia e Regno Unito hanno già avviato progetti congiunti di produzione e ricerca con l’Ucraina. Copenaghen ha stanziato cinquecento milioni di corone per attrarre le aziende ucraine della difesa, mentre la Commissione europea discute la creazione di un muro di droni coordinata con Kyjiv per la sorveglianza del confine orientale. L’interesse è duplice: industriale e strategico. La capacità di produrre droni a basso costo e di aggiornarli in tempo reale è ormai considerata un requisito essenziale di deterrenza.

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