L’Europa torna a serrare le fila a sostegno dell’Ucraina. Nonostante la pressione degli Stati Uniti per convincere Kyjiv a fare concessioni territoriali alla Russia, i veri alleati provano a scoraggiare Mosca mostrandosi più uniti. Ieri a Downing Street il premier britannico Keir Starmer ha ospitato un vertice con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, affiancati in collegamento da altri leader europei, oltre ai vertici di Nato e Unione europea.
Al centro del confronto, definito «un momento critico» per Kyjiv, c’è stata la necessità di garantire una pace giusta e duratura all’Ucraina – quindi non una pace di facciata che presti il fianco a futuri attacchi del Cremlino. Questa può essere solo accompagnata da solide garanzie di sicurezza e la possibilità di compiere un passo avanti sull’uso dei beni russi congelati per finanziare l’Ucraina.
Secondo Starmer, infatti, sui cosiddetti asset immobilizzati – circa duecentodieci miliardi di euro bloccati in Europa dal 2022 – sono stati fatti «progressi positivi», anche se resta lontano un accordo definitivo. L’ipotesi al momento più accreditata è trasformarne circa settantotto miliardi in un prestito per Kyjiv, da restituire attingendo a future riparazioni di guerra imposte a Mosca. Una proposta sostenuta dalla maggioranza dei Paesi europei ma frenata dal Belgio, preoccupato per possibili ritorsioni e responsabilità legali dal momento che la maggior parte degli asset russi congelati si trovano in Belgio.
In questo contesto si inserisce il ruolo dell’Italia. Giorgia Meloni, collegata da Roma a una parte del vertice di Londra, ha ribadito la linea secondo cui «non si può fare a meno degli Stati Uniti» e che l’obiettivo resta mantenere convergenti le posizioni di Europa, Washington e Kyjiv. Una convergenza che la stessa premier ammette essere sempre più difficile, alla luce delle posizioni sempre più aggressive dell’amministrazione Trump nei confronti dell’Europa e soprattutto dell’Unione europea.
Zelensky arriva oggi a Palazzo Chigi, dopo le tappe di Londra e Bruxelles, con la consapevolezza di trovarsi a un bivio storico. Meloni gli confermerà l’imminente invio di aiuti italiani per rafforzare la rete elettrica ucraina, ma allo stesso tempo potrebbe insistere sulla necessità di valutare anche concessioni territoriali, purché inserite in un quadro robusto di garanzie di sicurezza.
La visita avviene però in un momento di ambiguità della politica estera italiana. Le divergenze all’interno della maggioranza – tra la linea prudente della premier, lo scetticismo di Salvini sugli aiuti militari e le posizioni più nettamente europeiste di Antonio Tajani – alimentano interrogativi tra gli alleati. Meloni continua a difendere il rapporto privilegiato con Washington come un punto fermo, pur guidando un governo che resta più cauto di altri sull’uso degli asset russi congelati.