Al fianco di KyjivIl nuovo piano della Commissione Ue per aiutare la resistenza ucraina

Ursula von der Leyen ha presentato due nuovi strumenti economici per garantire al Paese aggredito dalla Russia il funzionamento dei suoi servizi essenziali, ma anche per aumentare il costo della guerra per Putin e il suo esercito

AP/Lapresse Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

L’Unione europea ha presentato ieri il suo piano per garantire sostegno finanziario continuo all’Ucraina anche nell’immediato futuro. Per il biennio 2026/2027 ci sono sul tavolo due strumenti distinti. Il primo è un sistema di prestiti garantiti dal bilancio comunitario; il secondo, politicamente più innovativo e controverso, è un prestito per le riparazioni alimentato dalla liquidità generata dagli asset della Banca centrale russa immobilizzati nell’Unione dal 2022. L’obiettivo duplice è quello di assicurare la sostenibilità finanziaria di Kyjiv e aumentare il prezzo della guerra per Vladimir Putin. «Dobbiamo far sì che la guerra costi molto per Putin», ha detto von der Leyen.

Il Fondo monetario internazionale ha da poco stimato che l’Ucraina avrà bisogno di circa centotrentacinque miliardi di euro per i prossimi due anni per mantenere in funzione lo Stato e i servizi di base, quindi la parte civile, ma anche per continuare a sostenere la coraggiosa resistenza sul campo di battaglia. Con questi nuovi strumenti, l’Unione può coprire due terzi del fabbisogno finanziario dell’Ucraina per i prossimi due anni: circa novanta miliardi di euro. La quota rimanente dovrebbero coprirla i partner internazionali.

Con la Russia che continua a non mostrare alcun cenno di impegno per una pace giusta e sostenibile, il sostegno costante dell’Unione europea è sempre più importante. Come se non bastasse, negli ultimi mesi sono aumentati anche gli attacchi guerra ibrida negli Stati membri dell’Unione europea e le incursioni nello spazio aereo dell’Unione e della Nato. Da qui la proposta dei due canali di finanziamento.

Nello specifico, la prima delle due soluzioni prevede prestiti dell’Unione europea all’Ucraina basati sul bilancio europeo. In questo caso la garanzia dei prestiti stessa sarebbe garantita dal quadro finanziario pluriennale e risponderebbero alla richiesta degli Stati membri di mantenere un sostegno prevedibile per Kyjiv. I fondi sarebbero destinati sia alle funzioni essenziali dello Stato ucraino – servizi di base, welfare, funzionamento delle istituzioni, ecc. – sia al rafforzamento dell’industria della difesa ucraina.

Il prestito per le riparazioni è la novità politica più significativa. Complessivamente, le istituzioni finanziarie europee detengono circa duecentodieci miliardi di euro di beni russi congelati, la maggior parte delle quali presso Euroclear, in Belgio (ma non tutti sono lì). Secondo la presidente della Commissione questa somma rappresenta «l’importo massimo teorico» con cui potrebbe essere strutturato il prestito di riparazione. L’Ucraina restituirebbe il prestito solo se e quando la Russia pagherà le riparazioni dovute ai sensi del diritto internazionale. La decisione sull’attivazione di questo schema potrebbe essere presa a maggioranza qualificata, senza unanimità.

Lo strumento si basa su un presupposto giuridico: il divieto di trasferire gli asset russi alla Banca centrale di Mosca ha generato negli anni un accumulo straordinario di liquidità, soldi che non appartengono alla Russia e non godono dell’immunità sovrana. La Commissione propone quindi che l’Unione prenda in prestito questi saldi dagli istituti finanziari: un passaggio contabile che trasformerebbe la liquidità accumulata in un titolo di debito europeo, i cui proventi sarebbero trasferiti a Kyjiv. In questo meccanismo, la catena dei rimborsi si attiverebbe solo con il pagamento delle riparazioni da parte di Mosca: l’Ucraina rimborserebbe l’Unione; l’Unione a sua volta rimborserebbe gli istituti finanziari; gli istituti rimborserebbero la Banca centrale russa.

In estrema sintesi, il piano prevede di prelevare i saldi di cassa generati dagli asset della Banca centrale russa immobilizzati presso istituzioni finanziarie europee e convogliarli in un meccanismo di prestiti a favore dell’Ucraina. La Commissione propone inoltre di tenere quarantacinque miliardi in riserva per garantire il rimborso dei prestiti precedenti e non aggravare il debito di Kyjiv.

Una parte cruciale del pacchetto riguarda la protezione giuridica e politica delle istituzioni che custodiscono gli asset russi. Per evitare ritorsioni da parte di Mosca o espropri illegali in giurisdizioni alleate della Russia, la Commissione introduce diversi paletti. C’è un divieto di trasferire gli asset immobilizzati verso la Russia fino alla fine del conflitto; un set di misure anticontenzioso, costruite per impedire che eventuali lodi arbitrali extracomunitari possano essere eseguiti nell’Unione europea; un meccanismo di solidarietà che ripartisce eventuali rischi residui tra Stati membri e bilancio europeo.

«Abbiamo tenuto conto delle preoccupazioni del Belgio», ha sottolineato von der Leyen, riferendosi alla posizione del Paese sede di Euroclear, che aveva temuto ripercussioni legali dirette, anche alla luce delle minacce esplicite di Mosca. Le proposte, insiste la Commissione, rispettano il diritto europeo e internazionale e non mettono in discussione lo status dell’euro come valuta globale.

Durante la conferenza stampa, von der Leyen ha confermato che Bruxelles ha discusso il possibile utilizzo degli asset russi anche con l’amministrazione Trump, ricevendo «reazioni positive». L’obiettivo più auspicabile è quello di creare una coalizione di Paesi – non solo dell’Unione europea – disposta a condividere l’onere e la responsabilità dell’operazione. Sul piano politico, le due proposte sono la risposta al mandato ricevuto dal Consiglio europeo: fornire opzioni per sostenere l’Ucraina nel medio periodo e garantire prevedibilità finanziaria, indipendentemente dall’andamento della guerra o dei negoziati.

In ogni caso, come ha ribadito la presidente della Commissione, si tratterebbe di un «investimento strategico nella sicurezza dell’Europa», oltre che di un sostegno a Kyjiv. Perché gli attacchi militari e ibridi della Russia si stanno intensificando, e la sicurezza dell’Ucraina è anche la sicurezza dell’Europa e della Nato.

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