Sopravvivi, resisti, vinci!Il destino del mondo dipende dalla capacità dell’Ucraina di resistere e poi vincere

Gli intellettuali ucraini hanno stilato un Manifesto nel quale tracciano il percorso verso un futuro di pace e opportunità, riaffermano l’obiettivo della neutralizzazione strategica dell’invasore, e mettono in guardia sul reale obiettivo della Russia, cioè la sconfitta dell’Occidente

Irpin, Ucraina / LaPresse

Sopravvivi, resisti, vinci!

Il 1° dicembre 1991 gli ucraini cambiarono il corso della propria storia e di quella mondiale, proclamando l’indipendenza del loro Paese. Oggi, ancora una volta, la storia dell’Ucraina e del mondo dipende dalla nostra scelta. È per questo che abbiamo scelto proprio il 1° dicembre per pubblicare il nostro Manifesto.

Viviamo in tempi grandi e inquieti, quando il mondo si trova a un bivio tra affascinanti possibilità di sviluppo e minacce senza precedenti all’esistenza. E il destino non solo nostro, ma dell’intero mondo, dipende in larga misura dalla capacità dell’Ucraina di sopravvivere, resistere e vincere. Quasi dodici anni di guerra, di cui quattro di invasione su larga scala, accrescono la stanchezza, il burnout e lo scoraggiamento nella società ucraina. Tuttavia, affermiamo che la vittoria è possibile e raggiungibile. È importante definirla, mostrare la via e dare una speranza fondata.

La nostra visione della vittoria deve essere chiara, realistica, comprensibile, indipendente dagli eventi attuali e dalle oscillazioni psicologiche che essi producono. Prima di tutto vogliamo affermare che la nostra vittoria è possibile. La Russia non è riuscita e non riuscirà a ottenere una vittoria sull’Ucraina. Nonostante la superiorità numerica e di risorse, Mosca non è riuscita a raggiungere alcuno dei propri obiettivi strategici in quasi quattro anni di guerra su vasta scala.

Comprendiamo che il percorso verso la nostra vittoria può essere difficile e lungo. La vittoria non è un evento istantaneo, ma un processo dinamico e multilivello. È davvero difficile parlare di vittoria quando il nemico esercita una pressione senza precedenti, talvolta efficace, sia al fronte sia nelle retrovie. Ignorando perdite enormi, strappa chilometri del nostro territorio, penetra le nostre posizioni, uccide ogni giorno civili nelle città e nei villaggi con missili e droni, distrugge infrastrutture. È risaputo che nei reparti mancano uomini, e gli eroi che servono nelle zone di combattimento attivo rischiano la vita ogni minuto. Eppure, nonostante ciò, i piani del nemico falliscono costantemente e i suoi sogni di distruggere l’Ucraina restano irrealizzati.

La situazione è resa ancora più difficile dal fatto che questa guerra è ormai parte di una più ampia crisi globale, sullo sfondo della creazione di una coalizione di dittature, della politica contraddittoria degli Stati Uniti, della crisi delle democrazie, del diritto internazionale e dell’ordine mondiale nel suo complesso. In questa contrapposizione la Russia mira alla distruzione dell’architettura di sicurezza europea e alla delegittimazione delle sue istituzioni chiave, soprattutto la Nato. Ciò trova sostegno in altre dittature, permettendo alla Russia, nonostante le sanzioni, di evitare per ora un esaurimento delle proprie risorse.

Senza dimenticare le sfide del presente, è importante comprendere i contorni dell’obiettivo. Per raggiungere la nostra vittoria, dobbiamo comprenderne l’essenza e il percorso. Storicamente, tutte le vittorie in guerre prolungate sono state pianificate proprio nei momenti più difficili della resistenza.

Fin dall’inizio, l’Ucraina aspira a una vittoria assoluta in tutte le direzioni, inclusa la cessazione delle ostilità, il ritiro delle truppe di occupazione russe e il pieno ripristino dell’integrità territoriale nei confini del 1991. Una vittoria completa comprende anche il ritorno di tutti i bambini rapiti, dei prigionieri e delle persone deportate, la condanna del regime russo in un tribunale internazionale con la responsabilità personale dei suoi leader per i crimini commessi, nonché la compensazione dei danni. L’Ucraina deve ottenere garanzie di sicurezza e l’adesione all’Unione europea e alla Nato senza alcuna limitazione.

Questa è la vittoria-massima. Non abbiamo il diritto di rinunciarvi, perché dietro di essa stanno i destini di milioni di persone. Certamente, sogniamo la completa e definitiva sconfitta del nemico e la sua scomparsa dalla mappa del mondo. Tali sogni hanno basi storiche: le imperi non sono eterne. Ma dobbiamo essere realistici: questa può essere una prospettiva a lungo termine. Perciò dobbiamo definire il punto più vicino che segnerà l’inizio di questo percorso. Un punto che possa essere considerato l’inizio convincente della vittoria. Chiamiamola vittoria-minima. Non si può definirla in una sola frase – la nostra vittoria ha tre dimensioni:
la dimensione militare della vittoria: la neutralizzazione strategica del nemico; la dimensione politica della vittoria: la salvaguardia della sovranità;  la dimensione umana della vittoria: un’Ucraina di successo.

Solo tutte e tre le dimensioni insieme significano vittoria. La prima mira a contrastare l’invasione militare del nemico. La seconda garantisce la sopravvivenza del Paese nel lungo periodo. La terza rende impossibile il successo del nemico in futuro, anche se fosse disposto a pagare un prezzo altissimo. Esaminiamo brevemente tutte e tre le dimensioni.

La dimensione militare della vittoria: la neutralizzazione strategica del nemico. La Russia non mostra alcuna intenzione di fermare la guerra di conquista. Continua a mobilitare risorse e il sostegno esterno di altri regimi autoritari. La guerra è diventata la base strutturale del regime russo, la garanzia della sua sopravvivenza.

Molti credono erroneamente che i negoziati metteranno fine alla guerra. Ciò potrebbe essere vero se la guerra fosse combattuta per territori. Ma non è così. La Russia ha vaste aree proprie, trascurate e sottosviluppate, e i territori ucraini occupati li devasta sistematicamente, distruggendone il potenziale economico e umano. In realtà, le poste in gioco sono molto più alte: l’obiettivo strategico del Cremlino è cancellare l’Ucraina dalla mappa politica del mondo come passaggio verso il ripristino dello status imperiale della Russia e verso una sconfitta globale dell’Occidente. Ciò significa che la semplice sopravvivenza dello Stato ucraino non è sufficiente. L’Ucraina ha bisogno di una strategia di vittoria e sviluppo in condizioni di pressione militare costante.

Oggi è in corso una guerra di logoramento. In questa guerra l’Ucraina, grazie a una difesa attiva e all’uso di tecnologie innovative, è riuscita a far fallire i piani russi e a impedire a Mosca di ottenere progressi strategici nonostante la sua superiorità numerica e materiale. Tuttavia, una lunga guerra di logoramento porta a un progressivo esaurimento del potenziale umano ed economico dell’Ucraina. Oggi serve un concetto più ampio e più attivo – la neutralizzazione strategica del nemico. La neutralizzazione strategica non mira a costringere Mosca ai negoziati o a esaurirla con perdite massime. Punta invece, tramite colpi mirati, a paralizzare la capacità russa di ottenere qualunque risultato significativo nei propri obiettivi militari e politici.

L’Ucraina mostra già molti esempi di neutralizzazione strategica: gli attacchi ucraini hanno costretto la flotta russa a ritirarsi dalla parte occidentale del Mar Nero, permettendo il ripristino del corridoio del grano; l’Ucraina impedisce l’ingresso dell’aviazione pilotata russa nel proprio spazio aereo e colpisce periodicamente le basi russe; a terra, l’uso di sistemi robotici e senza pilota, di artiglieria di precisione e di sistemi missilistici crea “zone di morte” che infliggono perdite significative e rallentano l’avanzata russa; le forze cyber ucraine contrastano quotidianamente le operazioni informatiche russe; le operazioni informative di Mosca non sono riuscite né a destabilizzare la nostra resilienza interna né a minare il sostegno occidentale.

Queste sono vittorie parziali. È importante che si fondano in un unico insieme – rendere l’aggressione russa inutile, i piani militari del Cremlino irrealizzabili e, alla fine, autodistruttivi. Ma per questo l’Ucraina deve essere un passo avanti nelle capacità critiche e nelle tecnologie, nonostante la pressione costante e l’adattamento del nemico. Il fattore decisivo del successo sarà la capacità dell’Ucraina di vincere la corsa alle innovazioni militari e al rapido potenziamento dei nuovi sistemi. L’Ucraina deve detenere l’iniziativa strategica in questa corsa, affinché sia la Russia – e non l’Ucraina – a essere costretta a reagire e difendersi.

Il cammino verso la vittoria, dunque, passa non solo attraverso scenari di totale distruzione militare della Russia o negoziati di pace, ma attraverso la costruzione di uno Stato stabile, sicuro, democratico e di successo anche in condizioni di minaccia costante. Questo richiede anche di ristrutturare le relazioni con gli alleati, assicurandone il sostegno non fino a una pace ipotetica, ma per un periodo prolungato.

La dimensione politica della vittoria: la salvaguardia della sovranità. Bisogna ribadire che l’obiettivo strategico reale della Russia è la liquidazione della statualità e dell’identità ucraina, l’impedire il ritorno dell’Ucraina allo spazio civilizzazionale europeo. Senza l’Ucraina, l’ex colonia più grande e importante, l’impero non può riacquistare status e influenza.

Per questo l’obiettivo dell’aggressione russa è l’identità della popolazione ucraina, minata con la distruzione di beni culturali, il rapimento di massa dei bambini e il cambiamento forzato della loro identità, il privarci della nostra storia e l’appropriazione dei nostri risultati culturali. Tutte queste azioni costituiscono genocidio. Noi ucraini vogliamo la pace più di ogni altra cosa e sosteniamo con decisione gli sforzi per un processo di pace. Ma, come vediamo, la Russia non accetta alcuna proposta che possa portare a una pace duratura e alla salvaguardia della nostra sicurezza e sovranità.

La pressione delle grandi potenze può costringere l’Ucraina a limitare la propria sovranità, ad esempio vietando l’adesione a unioni economiche, politiche o militari. Tuttavia, sono categoricamente inaccettabili quelle concessioni – le nostre linee rosse – che porterebbero a ulteriori perdite di sovranità: limitazioni alle Forze di difesa nel numero o negli armamenti, nonché il ritorno in Ucraina di organizzazioni politiche, culturali, religiose e mediatiche russe, che comporterebbe la continuazione della guerra con altri mezzi. Non può essere oggetto di negoziato neppure l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea. Il ritorno alla civiltà europea tramite l’adesione all’Ue e l’uscita definitiva dal “mondo russo” è infatti il senso degli avvenimenti principali degli ultimi decenni. L’adesione dell’Ucraina all’UE risolve questioni strategiche di sicurezza e prosperità per noi e per i nostri figli e nipoti. L’Ucraina rafforzerà la famiglia europea come membro affidabile della nuova architettura di sicurezza, e come l’unico detentore di conoscenze pratiche nel contrasto alle moderne forme di aggressione.

La dimensione umana della vittoria: un’Ucraina di successo, prosperità e felicità degli ucraini. Il percorso verso la soggettività globale e la sicurezza è anche la costruzione di un Paese delle opportunità, basato sullo stato di diritto, con un sistema di gestione statale efficace. L’Ucraina deve diventare un Paese di opportunità, un Paese nel quale vale la pena vivere, al quale vale la pena tornare, nel quale vale la pena investire e nel quale far nascere figli; un luogo attraente per la creatività, per l’innovazione, per lo sviluppo, per l’imprenditorialità; un Paese con soggettività globale, capitale umano sviluppato, cultura imprenditoriale e innovativa. Perché ciò accada, le riforme devono concentrarsi sullo stato di diritto, sulla libertà economica, sullo sviluppo dell’istruzione e della cultura e sulla centralità della persona in tutti gli ambiti della vita.

In un’Ucraina così, lo Stato è centrato sulla persona – un servizio, con istituzioni politiche e civiche inclusive, uno Stato “di proprietà” della società. Uno Stato centrato sulla persona pone al primo posto i diritti umani, si prende cura di coloro che non possono prendersi cura di sé e garantisce opportunità e condizioni per tutti. In un’Ucraina così, i cittadini sono responsabili del proprio sviluppo, del proprio benessere, della propria istruzione e della salute della loro famiglia. Nel Paese esiste una società civile forte e orizzontale; valori come l’umanità e l’auto-attivazione sono centrali; i cittadini sono uguali davanti alla legge. La centralità della persona si traduce nel benessere e nella felicità di ogni individuo e famiglia.

Nella sfera militare, la centralità della persona significa costruire un esercito che cerca di preservare al massimo la vita dei soldati. Un esercito nel quale possono realizzare il loro potenziale, godono di protezione adeguata e le loro famiglie sono tutelate. In Ucraina, i cittadini non evitano l’adempimento del dovere militare; in tempo di guerra funziona il principio della solidarietà sociale — ognuno porta il peso della guerra secondo le proprie possibilità.

Nella sfera culturale, la centralità della persona significa soprattutto il riconoscimento dell’importanza strategica della cultura come ambito in cui si forma l’identità, si creano nuovi significati innovativi e si accresce la presenza e la soggettività dell’Ucraina nel mondo.

È un Paese in cui la giustizia è un bene pubblico. È un Paese in cui la tolleranza zero per la corruzione si realizza nelle azioni quotidiane di ciascuno. È un Paese con una forte amministrazione locale, nel quale ogni comunità e ogni regione è preziosa e autosufficiente, ma solo insieme formiamo uno Stato armonioso e integrale. È un Paese con un’economia libera, orientata all’export e attraente per gli investimenti, con “regole del gioco” trasparenti ed eque. Un Paese di grandi progetti ambiziosi, importanti per il mondo intero, in settori diversi: dal complesso agroindustriale e dalle biotecnologie alla costruzione di droni e missili, dalla logistica all’intelligenza artificiale, agli attivi virtuali e ad altri settori innovativi promettenti. Al tempo stesso, l’Ucraina è un ambiente favorevole per le piccole imprese e ogni persona ha possibilità di diventare economicamente autonoma.

La resilienza, l’ingegnosità, la flessibilità e l’adattabilità ucraine sono un importante vantaggio competitivo nel nuovo mondo. Il coraggio nelle idee e nella loro scalabilità, l’inventiva, la costruzione di connessioni orizzontali — ciò che già sappiamo fare — diventano richiesti nell’economia globale, nel business, nella politica, nella costruzione delle comunità. In queste circostanze l’Ucraina smette di essere un problema e diventa parte della soluzione. E proprio questo ci permette finalmente di smettere di inseguire e iniziare a creare una nuova realtà.

Tutto ciò che è stato descritto sopra è raggiungibile. Lo dimostrano gli esempi di decine di altri Paesi in diversi continenti che hanno già percorso questa strada: Paesi Bassi e Inghilterra nel XVI–XVII secolo, Stati Uniti e Francia nel XVIII–XIX secolo, Germania, Italia, Israele e Polonia nel XX secolo. Tre caratteristiche accomunano tutti: la trasformazione è durata decenni, le élite politiche avevano la volontà di cambiare il destino del Paese e quasi sempre ciò è avvenuto in epoche di guerre e rivoluzioni. L’Ucraina, negli anni di indipendenza, ha compiuto un percorso lungo e difficile da ex colonia imperiale a Stato che ha resistito in condizioni di crisi straordinarie e guerra, e ha realizzato molte riforme che la stanno portando fuori dal “mondo russo”. Nonostante i recenti tentativi di Mosca di riportare l’Ucraina sotto la propria influenza e gli errori interni, come la corruzione, che minacciano un regresso – crediamo che l’Ucraina abbia la forza per un balzo nel futuro.

Il successo non è garantito. Perché il futuro non è predeterminato. La storia la fanno le persone, noi tutti. E crediamo che l’Ucraina sopravviverà, resisterà e vincerà. L’uscita definitiva dal “mondo russo” e il ritorno alla civiltà occidentale sarà una vittoria storica non solo per l’Ucraina, ma anche per l’Occidente stesso, e alla fine per tutto il mondo. Un mondo con un predatore aggressivo in meno e un grande Paese libero in più. Un mondo con più sicurezza, libertà e prosperità.

Come scrivevano i padri fondatori del movimento ucraino, la confraternita di Cirillo e Metodio: l’Ucraina è stata la pietra scartata dai costruttori – ma può diventare la pietra angolare di un nuovo mondo.

Andrii Dligach, dottore in economia, professore presso l’Università nazionale Taras Shevchenko di Kiev, presidente del consiglio di amministrazione della Coalizione delle comunità imprenditoriali per la modernizzazione dell’Ucraina, co-fondatore della Kyiv Foresight Foundation
Yaroslav Hrytsak, professore di storia, Università cattolica ucraina
Pavlo Kazarin, giornalista, saggista, sergente delle forze armate dell’Ucraina
Svitlana Khyliuk, preside della facoltà di Giurisprudenza, Università cattolica ucraina
Ihor Koliushko, presidente del Consiglio di amministrazione, Centro per la Politica e la Riforma Legale
Nataliia Kryvda, professoressa presso l’Università nazionale Taras Shevchenko di Kiev, presidente del consiglio di sorveglianza della Fondazione culturale ucraina
Oleksandra Matviichuk, responsabile del Centro per le libertà civili
Olesia Ostrovska-Liuta, direttore generale del Complesso museale e artistico nazionale dell’Arsenale Mystetskyi
Valerii Pekar, professore associato presso la Kyiv-Mohyla Business School e la Business School dell’Università cattolica ucraina
Oleksandr Starodubtsev, fondatore di ProZorro
Olena Sotnyk, responsabile di GrandStrategyUA, membro del Parlamento ucraino (2015-2019)
Oleksandr Sushko, direttore esecutivo, International Renaissance Foundation
Victoria Voytsitska, membro del Parlamento ucraino (2014-2019), membro del consiglio di amministrazione del think tank We Build Ukraine
Myсhailo Wynnyckyj, professore associato presso l’Università nazionale di Kiev-Accademia Mohyla
Yaroslav Yurchyshyn, membro del Parlamento ucraino, presidente della commissione parlamentare per la libertà di parola
Andriy Zagorodnyuk, presidente del Consiglio di amministrazione, Centro per le Strategie di Difesa
Lana Zerkal, ambasciatrice straordinaria e plenipotenziaria, membro del Consiglio di coordinamento della piattaforma per le agevolazioni in Ucraina

Sostenuti da:
Maria Berlinska, responsabile del Centro di supporto alla ricognizione aerea e del progetto di sviluppo della tecnologia militare Victory Drones
Alina Frolova, vicepresidente del consiglio di amministrazione del Centro per le strategie di difesa, fondatrice degli Invictus Games in Ucraina
Myroslav Hai, veterano della guerra russo-ucraina
Oleksiy Haran, professore presso l’Università nazionale di Kiev-Accademia Mohyla, direttore della ricerca presso la Fondazione per le iniziative democratiche di Ilko Kucheriv
Mykhailo Honchar, presidente del Centro per gli studi globali “Strategia XXI”, caporedattore della rivista Black Sea Security
Roman Hryshchuk, membro del Parlamento ucraino
Yurii Hudymenko, presidente del Consiglio pubblico anticorruzione presso il ministero della Difesa dell’Ucraina
Viktor Kevlyuk, colonnello della riserva, esperto presso il Centro per le strategie di difesa
Oleksandr Khara, diplomatico, direttore del Centro per le strategie di difesa
Vsevolod Kozhemiako, volontario
Yuliia Marushevska, cofondatrice di Frontline Reforms
Myroslav Marynovych, consigliere del rettore dell’Università cattolica ucraina, ex prigioniero politico del Gulag
Sevgil Musaieva, redattore capo di Ukrainska Pravda
Lesia Ogryzko, direttrice del Centro di sicurezza Sahaidachnyi
Yuliia Paievska (Taira), militare, poetessa, psicologa
Serhiy Prytula, fondatore della Serhiy Prytula Charity Foundation
Serhiy Sternenko, attivista civico, volontario
Taras Stetskiv, membro del Parlamento ucraino in cinque convocazioni, capo dell’Iniziativa civica Zarvanytsia
Volodymyr Viatrovych, storico, membro del Parlamento ucraino
Yaryna Yasynevych, attivista civica, membro del consiglio direttivo della coalizione per il pacchetto di riforme di rianimazione, direttrice del programma presso il Centro di ricerca sul movimento di liberazione
Yaroslav Yatskiv, accademico dell’Accademia nazionale delle Scienze dell’Ucraina
Volodymyr Yermolenko, filosofo, presidente del PEN Ucraina
Serhiy Zhadan, scrittore
Yosyf Zisels, presidente Gruppo Iniziativa “Primo Dicembre”

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