«Il nostro compito è fare tutto il possibile per sostenere la vittima e non premiare l’aggressore». Le parole dell’Alta rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, aiutano a riportare sui giusti binari il dibattito politico su un eventuale piano di pace per l’Ucraina. Perché il progetto presentato inizialmente dall’amministrazione Trump era irricevibile, la controproposta europea non è stata presa troppo sul serio, e anche l’ultimo vertice di domenica in Florida tra la delegazione Ucraina e lo staff del Segretario di Stato Marco Rubio è stato quanto meno interlocutorio.
Ieri Kallas ha presieduto il Consiglio Affari Esteri dell’Unione europea per discutere di due questioni urgenti: la guerra della Russia contro l’Ucraina e la difesa europea. Erano presenti anche il ministro ucraino Denys Shmyhal e la Vice Segretario Generale della Nato Radmila Shekerinska, che hanno partecipato a parte dei colloqui. L’incontro ha aperto quella che potrebbe essere una settimana cruciale per la diplomazia mondiale. In questo momento tutti sembrano voler lavorare a un accordo di pace, dagli Stati Uniti ai Paesi europei, Ucraina compresa. Tutti tranne la Russia, condizione che riporta questa storia sempre al punto di partenza.
È così da quattro anni. Perché la guerra in Ucraina, lo ha ricordato ieri Kallas, è una guerra di aggressione voluta e iniziata dalla Russia. E non ha altri colpevoli. Se l’esercito russo si fermasse, la guerra finirebbe. Invece ogni giorno c’è un nuovo attacco russo sul territorio ucraino. Lunedì un missile balistico russo ha colpito l’area industriale di Dnipro. Sono morte quattro persone e altre quaranta sono rimaste ferite. Questa è la ripetitiva quotidianità della guerra. Kallas lo sa bene. Per questo ripete che il compito dell’Europa «è raggiungere una pace giusta e duratura, non un accordo che prepari il terreno per la prossima guerra». Tra gli impegni in cima all’agenda di Bruxelles c’è – con un’urgenza sempre crescente – la necessità di finanziare la resistenza l’Ucraina. Il Consiglio europeo che si terrà nella seconda di dicembre sarà decisivo in questo senso.
Al vertice di lunedì si è discusso di un aumento del sostegno militare europeo all’Ucraina. Bruxelles ha già fornito a Kyjiv oltre centottantasette miliardi di euro, più di chiunque altro. «Ma dobbiamo continuare a intensificare i nostri sforzi. La logica è molto semplice: più l’Ucraina è forte sul campo di battaglia, più forte è al tavolo dei negoziati», ha detto Kallas.
Nel cassetto ci sarebbe ancora quella proposta di usare le riserve finanziarie russe congelate – opzione al momento respinta dal Belgio, dove sono depositati quei soldi. «È chiaro che la Russia deve risarcire i danni causati all’Ucraina, e il prestito di risarcimento basato sui beni congelati, sui beni sovrani congelati della Russia, è in realtà la base giusta per farlo», ha detto.
In tema di difesa, durante la riunione di ieri si è parlato anche di cooperazione industriale con l’Ucraina: «Abbiamo discusso di come mobilitare ulteriori finanziamenti privati, anche attraverso la Banca europea per gli investimenti. Europa e Ucraina devono costruire insieme, produrre insieme e innovare insieme. È una situazione vantaggiosa per entrambe le parti». In questo settore Kyjiv ha accumulato un know how preziosissimo in questi anni di guerra, con un’esperienza sul campo che nessun Paese europeo può vantare, nemmeno le attentissime Repubbliche baltiche. La buona notizia è che qualcosa inizia a muoversi. Ieri, ad esempio, i Paesi Bassi hanno firmato un accordo con l’Ucraina per l’installazione di una linea di produzione sul suo territorio. È il tipo di cooperazione che sempre più spesso, nei prossimi mesi, gli Stati membri dovrebbero mettere nero su bianco con l’Ucraina.
Kallas ha parlato anche delle dimissioni di Andriy Yermak, ex capo di gabinetto dell’ufficio di presidenza di Volodymyr Zelensky. Per prima cosa, la leader della politica estera europea ha sostenendo le istituzioni anticorruzione dell’Ucraina. «Soprattutto in tempo di guerra», ha detto, «la fiducia è importante e la lotta dell’Ucraina per la libertà e il suo cammino verso l’Europa non dovrebbero essere contaminati». Ma poi ha aggiunto: «Il fatto che vengano svolte delle indagini dimostra che gli organi anticorruzione in Ucraina funzionano».
Ieri si è parlato di difesa dell’Ucraina anche in un’altra sede istituzionale. All’Eliseo il presidente francese Emmanuel Macron ha ricevuto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. L’incontro è durato diverse ore, incentrato sui negoziati e sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. «La pace in Ucraina deve essere duratura», ha detto Zelensky. «La guerra deve finire il prima possibile. Molto ora dipende dal grado di coinvolgimento di ogni leader».
Infine, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro polacco Donald Tusk si sono incontrati a Berlino. I due leader hanno inviato un segnale di sostegno a Kyjiv e di unità tra i Paesi più grandi e militarmente più forti dell’Europa centrale.
Merz ha parlato della necessità di un coordinamento più stretto su questo tema durante i colloqui di pace. Ha aggiunto poi che i due hanno parlato anche con Macron e Zelensky, condividendo l’importanza dei prossimi giorni per la ricerca di una pace giusta. «Stiamo facendo tutto il possibile per sostenere Kyjiv contro l’aggressore russo», ha detto Merz, aggiungendo poi che i partner europei devono continuare ad aiutare l’Ucraina a difendersi, a mantenere l’unità transatlantica collaborando con gli Stati Uniti e a ricordare l’attenzione all’Europa in materia di difesa, citando ancora la questione dei beni russi congelati (proprio Merz aveva caldeggiato quest’opzione con un articolo sul Financial Times).
Dall’altro lato del fronte c’è una Russia che non ne vuole sapere di dialogare, anzi respinge al mittente ogni proposta diversa dalla capitolazione dell’Ucraina. Proprio ieri il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha provato a sminuire l’impegno europeo. «L’Europa ha perso da tempo il diritto di avere voce in capitolo nella crisi ucraina e, di fatto, si è rimossa dal processo negoziale attraverso le proprie azioni», ha detto, come a voler derubricare i colloqui di questi giorni a perdita di tempo, mistificando la realtà come al solito. «L’Europa ha ripetutamente ostacolato gli sforzi per risolvere la crisi ucraina fin dal suo inizio, con i disordini di Maidan del 2014 che culminarono con un colpo di Stato e il rovesciamento di un presidente democraticamente eletto», ha aggiunto Lavrov.
L’unità di intenti dell’Europa, o almeno di una parte, è chiara. Le voci di Kallas, Macron e Merz non lasciano spazio alle ambiguità del passato. Bisognerà capire se ci sarà anche la forza diplomatica e militare per dare all’Ucraina l’aiuto di cui ha bisogno di fronte a una Russia incapace di fare un passo in dietro.