Soffia sul fuocoLa Russia spinge antisemitismo e islamofobia in Francia, e questa è la guerra ibrida all’Europa

Documenti interni del Cremlino ottenuti dai servizi segreti di Parigi mostrano il coinvolgimento di Mosca in diverse azioni contro ebrei e musulmani, con l’obiettivo di frammentare la società e la politica

AP/Lapresse

La Russia vuole portare il caos in Francia. C’è un piano del Cremlino per alimentare l’odio tra la comunità ebraica e quella musulmana, prendendole di mira alternativamente. È un modo per dipingere la Francia come antisemita e islamofoba, per creare spaccature sociali e politiche e minare la coesione nazionale. La notizia arriva dal magazine indipendente di investigazione Mediapart, che ha riportato informazioni di un documento interno del Cremlino ottenuto dal servizio di intelligence francese.

Un modo per incendiare il dibattito è, ad esempio, incitare alla distruzione e al degrado di siti culturali e commemorativi ebraici. La Russia lo sta facendo in maniera subdola e sovversiva, dal 7 ottobre 2023. Il Cremlino ha visto in quel momento di particolare fragilità emotiva e psicologica della comunità ebraica una crepa in cui infiltrarsi. Tre settimane dopo l’attacco di Hamas in Israele, più di duecentocinquanta Stelle di David sono state dipinte con vernice spray sulle facciate di diversi edifici nella sola regione di Parigi. Mesi dopo, nel maggio 2024, in seguito alle manifestazioni propal, trentacinque mani rosse sono state dipinte sul Memoriale della Shoah a Parigi, sopra le targhe che elencavano i nomi di coloro che salvarono gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale.

Da quest’anno però l’impegno del Cremlino ha fatto un salto di scala. Se dopo il 7 ottobre il bersaglio era la comunità ebraica, da maggio 2025 la strategia prevede di colpire due comunità religiose per aumentare la probabilità di un conflitto in Francia. Nella notte tra il 30 e il 31 maggio 2025 sono state vandalizzate con vernice verde alcune sinagoghe, un ristorante e il Memoriale dell’Olocausto. Tre mesi dopo, nella notte tra l’8 e il 9 settembre, una decina di teste di maiale – alcune delle quali con su scritto “Macron” – sono state posizionate davanti a nove luoghi di culto musulmani nella regione parigina. La procura di Parigi denunciò il giorno successivo «una chiara intenzione di provocare disordini all’interno della nazione». Entrambe le operazioni sono state orchestrate da Aleksandar Savic, un uomo serbo già noto ai servizi segreti come agente al servizio della Russia. Savic, peraltro, non ha mai messo piede in Francia e ha gestito la logistica dell’operazione a distanza.

Secondo i servizi francesi, questo tipo di operazioni sarebbe «direttamente approvato dall’amministrazione presidenziale russa» con l’obiettivo di «frantumare l’opinione pubblica esacerbando le tensioni all’interno della popolazione».

In una nota del luglio 2024 presentata nell’ambito di un procedimento giudiziario, la Direzione Generale per la Sicurezza Interna francese aveva tracciato il percorso delle operazioni di destabilizzazione condotte dalla Russia, dall’ideazione fino alla messa in pratica. «In primo luogo – si legge nella nota riportata da Mediapart – c’è un ufficiale dell’intelligence russa di stanza in Russia. Questa mente si rivolge poi a un intermediario, generalmente di stanza negli ex stati satelliti sovietici o in quelli emersi dal crollo del blocco orientale». Successivamente, l’intermediario entra in contatto con «individui russofoni spesso vulnerabili». Infine, l’intermediario coordina, «da remoto e digitalmente», l’organizzazione di queste campagne. È così che sono andate le operazioni gestite da Aleksandar Savic.

Per ogni missione viene creato un canale Telegram. Gli agenti provocatori ricevono istruzioni molto precise sui bersagli degli atti vandalici. «Questa organizzazione compartimentata garantisce un certo grado di sicurezza alle operazioni e rende particolarmente complesso stabilire il collegamento tra la Russia e gli esecutori», si legge ancora nella nota.

Questo è il volto della guerra ibrida della Russia all’Europa e al mondo libero. È esattamente il tipo di operazioni che non rientrano nella guerra convenzionale, ma stanno in una zona grigia meno definita – non per questo meno pericolose per la sicurezza nazionale.

La Russia è pienamente coinvolta in azioni del genere in tutti i Paesi europei. E non da quest’anno o dal 7 ottobre. «C’erano già forti indizi sul collegamento russo con le stelle di David dipinte sui muri di Parigi, le mani insanguinate sul memoriale della Shoah e le teste di maiale depositate davanti alle moschee della capitale», dice a Linkiesta Matteo Pugliese, Ufficiale in congedo dell’Arma dei Carabinieri, esperto di minacce ibride, terrorismo e disinformazione. «Istigare antisemitismo e islamofobia per gettare la Francia nel caos ricalca una strategia classica della destabilizzazione russa, che risale alle misure attive sovietiche. Non a caso fu su ordine del Kgb che nel 1959 due neonazisti dipinsero svastiche sulla sinagoga di Colonia, dando il via a un rigurgito di antisemitismo nel blocco occidentale».

Il regime di Vladimir Putin, infatti, sta solo aggiornando una vecchia tradizione del Kgb, già usato per destabilizzare i regimi e le popolazioni dei Paesi che l’Unione sovietica considerava ostili. Rispetto al passato, in particolare, è l’accelerazione tecnologica a cambiare la natura della minaccia per la sicurezza dell’Europa. Adesso per contrastare questi attacchi servono competenze interdisciplinari capaci di tradursi in scelte tempestive dei responsabili politici. Condizioni difficili da reperire nelle vecchie democrazie europee.

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