Il governo ha posto la fiducia sulla legge di Bilancio al Senato, accelerando l’approvazione della manovra economica a pochi giorni dalla fine dell’anno. Durante le repliche finali in Aula, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha respinto le accuse di austerità, sostenendo che la linea seguita dall’esecutivo è una scelta di prudenza resa necessaria dal contesto economico attuale. «Questa politica di austerità io la traduco con il termine prudenza», ha detto Giorgetti. Secondo il ministro, l’aumento dei tassi di interesse e il peso del debito pubblico impongono un controllo più stretto dei conti. «È finita un’epoca», ha aggiunto, spiegando che l’obiettivo è rafforzare la credibilità finanziaria del Paese e contenere lo spread. «Della nostra prudenza beneficeranno i governi del futuro, anche i vostri», riferendosi alle opposizioni.
La fiducia è stata posta dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani sul maxiemendamento che riscrive il testo della manovra. Il voto a Palazzo Madama consente al governo di blindare il provvedimento e di rispettare i tempi. Così è stato evitato l’esercizio provvisorio, la misura che scatta automaticamente se la legge di Bilancio non viene approvata entro il 31 dicembre. In quel caso lo Stato può spendere solo in regime di dodicesimi, cioè mese per mese e nei limiti di quanto stanziato l’anno precedente.
Dopo una giornata di trattative il governo ha eliminato diverse misure controverse. Tra queste, la norma sui lavoratori sottopagati che avrebbe limitato il pagamento degli arretrati anche in caso di sentenza favorevole ai dipendenti, duramente contestata da opposizioni e sindacati. Il ministro Giorgetti ha difeso anche la cosiddetta tassa sui pacchi, il contributo sulle spedizioni di piccolo valore provenienti da Paesi extra Ue: «Ci sono anche i negozi fatti da persone, uomini e donne che di fronte a questa concorrenza non fair sono costretti a chiudere».
La manovra di bilancio vale circa 18,7 miliardi di euro e concentra le risorse soprattutto su fisco, lavoro e imprese. La misura più rilevante è il taglio dell’Irpef per i redditi medio alti: l’aliquota scende dal 35 al 33 per cento per i redditi fino a 50mila euro lordi annui, con l’obiettivo dichiarato di sostenere il ceto medio. Sul fronte delle famiglie, viene ampliata l’esclusione della prima casa dal calcolo dell’Isee, con una soglia più alta nelle grandi città che arriva fino a 200mila euro di valore catastale. Restano inoltre i principali bonus edilizi, seppure con una riduzione progressiva delle aliquote negli anni successivi, e vengono confermate alcune agevolazioni per scuola e affitti brevi.
Accanto a questi interventi, la manovra prevede misure per le imprese e una serie di correzioni sul sistema previdenziale. Viene confermato l’iperammortamento per gli investimenti produttivi e rifinanziato il credito d’imposta Transizione 4.0, mentre sul versante delle entrate torna una nuova rottamazione delle cartelle fiscali, la cosiddetta quinquies, con pagamenti diluiti fino a nove anni. Sul fronte pensioni, invece, arrivano nuove strette: vengono penalizzati ulteriormente i lavoratori precoci e quelli impegnati in mansioni usuranti e viene limitata la possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro cumulando pensione e previdenza complementare.