Da quando eravamo comari che spettegolavano sul corso è cambiato tutto, ma non è cambiato niente. È cambiata, per dire, non solo l’aspettativa di vita, ma quella di vita seduttiva: Brigitte Macron ha 72 anni, alla sua età mia nonna metteva la dentiera nel bicchiere da almeno dieci anni, lei ancora mette la minigonna.
Non è cambiata, però, la biologia, la composizione del corpo umano: gli esseri umani, oggi come allora, sono fatti all’ottantacinque per cento di capacità di raccontarsela. La capacità di raccontarsela è la prima risorsa di welfare in tutto il mondo: se credo che solo il menisco abbia ostacolato il mio destino da Lionel Messi, non sarò un ragioniere frustrato da una oggettiva mancanza di talenti, ma un ragioniere cui la sfortuna ha ostacolato la prevista gloria.
Nessuno lo sa meglio degli italiani, un popolo di mitomani vivendo in mezzo ai quali s’impara presto che, se sbugiardi un mitomane, ne ottieni reazioni violente, oltre che pochissimo divertimento: vuoi mettere come può intrattenerti l’amico che si atteggia a sciupafemmine, se non sei così sciocco da dirgli che lo sappiamo tutti che le uniche signorine che non gli sibilino «sparisci, sgorbio» sono signorine a pagamento.
Certo, per i feticisti della verità è una realtà frustrante, ma il feticismo della verità una volta lo si superava crescendo. Sono stata una ragazza belloccia con molte opportunità lavorative, e sappiamo tutte da cosa dipendono le opportunità lavorative delle ragazze bellocce: di tutti i lavori che ho cambiato in gioventù, non credo ce ne sia stato uno in cui nei corridoi non si dicesse che la davo al capo.
Certo, potrei mettermi qui e ristabilire la verità, dire come dicono i noiosi che mi-sono-guadagnata-tutto, svelare che non solo non l’ho mai data a nessuno dei miei capi ma nessuno di loro me l’ha mai chiesta (che umiliazione), ma perché?
Siamo tutti troppo vecchi perché la verità abbia una qualsivoglia importanza, e invece la consolazione di chi non ha fatto il lavoro che voleva, la carriera che voleva, la vita che voleva, quella è importantissima, e dal non tutelarla non verrà niente di buono. Dunque dieci francesi sono stati condannati dal tribunale per una cosa della quale la gente normale (cioè: quella non cronicamente online) non si sarà mai accorta: per aver detto che Brigitte Macron in realtà è un uomo.
A me pare folle che un personaggio pubblico, nel ventunesimo secolo, ritenga di poter arginare le dicerie di cui è oggetto. Capisco che luoghi dei quali abbiamo le notifiche nel telefono e quindi in tasca c’illudano che le dicerie siano quindi più rilevanti di quelle delle comari sul corso o dei loro mariti al bar, ma così non è. Così non è e temo che sia malsano illudersi che il chiacchiericcio si possa regolamentare.
Tuttavia la storia ha dettagli magnifici, e quindi grazie Brigitte per questo pomeriggio d’intrattenimento. Non saprei da dove cominciare a intrattenerci sui particolari della vicenda. Da Candace Owens – influencer o comunque si chiamino coloro che hanno un mucchio di follower dicendo un mucchio di scemenze: a volte, «giornalisti» – che da anni ripete questa cosa, e infatti i Macron hanno fatto causa anche a lei, ma sospetto che il tribunale americano non sarà severo come quello francese. O potremmo intrattenerci sulla fissazione delle destre di questo secolo che siano tutte, le signore visibili dello schieramento a loro avverso, in realtà uomini, da Michelle Obama in su e in giù.
Immagino sia il loro modo di dire che l’uomo di potere coniugato all’apparente signora, sia egli Emmanuel Macron o Barack Obama, è in realtà gay, che in una dialettica non raffinatissima può valere come insulto (non è che possiamo pretendere che nel secolo dei meme la dialettica sia raffinata). In un altro processo, due imputate erano state assolte in appello dopo che i loro avvocati avevano sostenuto che dire che qualcuno ha cambiato sesso mica è un attentato all’onore di quel qualcuno, e in effetti, con tutte le menate sulla queerness con cui ci balocchiamo in questo secolo, capisco l’assoluzione.
Potremmo invece intrattenerci sulla particolare assurdità dell’illazione secondo la quale Brigitte Macron avrebbe cambiato sesso: la storia ufficiale è che Brigitte era la prof di Emmanuel al liceo, s’innamorarono, lui era minorenne, lei era sposata. Se dovevano far sparire qualcosa dalla circolazione, credo che i Macron avrebbero ripulito la loro biografia dal dato per cui lei ha insidiato un minorenne, no? (Era il Novecento, la gente perlopiù non cambiava sesso, e nessuno pensava che un liceale che riusciva a sedurre la prof fosse un bambino di cui ci si stava approfittando: perlopiù ci si complimentava per le sue doti di seduttore. Non è interessante stabilire se fosse giusto o sbagliato, meglio o peggio di ora: era così).
Potremmo intrattenerci sulla crisi dell’adulto contemporaneo che induce Bertrand Scholler, «imprenditore e geofisico», proprietario d’una galleria d’arte e «consulente strategico» e, per quanto le foto posate che uno sceglie per presentarsi all’internet siano inattendibili, pure bel figo, a mettersi sui social a scrivere «quella lì è un uomo», a 56 anni, età alla quale mio nonno s’indignava per quei capelloni dei Beatles ma almeno lo faceva al tavolo da pranzo e non in rete.
Potremmo intrattenerci su Aurélien Poirson-Atlan, un altro dei condannati, uno scrittore che ha creato un’identità parallela, Zoé Sagan, «intelligenza artificiale femminile», con cui firma i suoi libri, libri che io non ho letto – uno s’intitola “Gilè gialli, per un nuovo orizzonte sociale”: signori della corte, non ho altre domande – ma che i giornali francesi dicono essere complottisti («l’Elena Ferrante dei tamarri», anche), e finalmente una qualche coerenza, Aurélien, meno male che ci sei te che non ti sdoppi tra letteratura e social network, sempre con le stesse scemenze sei fissato, bravo bravissimo. (Potremmo intrattenerci sull’essere la madre di Aurélien una psicologa, ma non vorrei infierire).
Potremmo intrattenerci sul fatto che la condanna di alcuni degli imputati comprenda il divieto a usare X, il più picchiatello dei social, per i prossimi sei mesi, e io mi chiedo se un provvedimento del genere sia contemplato anche dai tribunali italiani, o se la nostra classe dirigente cronicamente online lo ritenga d’inaccettabile crudeltà. E potremmo intrattenerci sul diritto di Vongola75 di dire che Brigitte Macron è un uomo, che io l’ho data a tutti i miei datori di stipendio, e che Sanremo lo conduce un uomo solo perché c’è il patriarcato altrimenti mia nipote sarebbe più qualificata.
Potremmo discuterne, ma francamente mi pare più sensato che ci soffermiamo su Amandine Roy, una delle due donne tra i condannati di ieri. Vi ricopio la biografia che c’è sulla sua pagina Instagram, senza tradurla perché non vorrei se ne perdesse il suono: «Médium. Lanceuse d’alerte. Actualités. Auteure. Créatrice d’oracles. Conférencière». Amandine è medium, è informatrice (ma è più bello letterale: lanciatrice d’allarmi), è creatrice di oracoli, ha come post fissato nelle sue mansioni di medium televisiva le previsioni del 2026, e non aveva previsto che con quelle dicerie su Brigitte Macron sarebbe finita male? Signora Roy, il suo omonimo Logan, quello di “Succession”, avrebbe detto: io le voglio bene, ma lei non è mica una seria professionista.