Cibo olimpicoCosa mangiano gli atleti giapponesi

Da oltre un secolo Ajinomoto lavora sul gusto come forma di benessere. Con il Victory Project porta alle competizioni internazionali un’idea semplice e radicale: mangiare bene, sentirsi a casa, performare meglio. A Milano lo racconta attraverso un piatto simbolo, i Power Gyoza Don firmati da Yoji Tokuyoshi

Ci sono aziende che costruiscono la propria identità attorno a una parola e per Ajinomoto quella parola è umami. Da più di 120 anni il gruppo giapponese studia il gusto come leva culturale, scientifica e industriale, con un’idea precisa: rendere il cibo più buono significa renderlo anche più accessibile, digeribile, condivisibile.

Leader in Giappone e presente in tutto il mondo – trentamila persone, una sede europea a Parigi – Ajinomoto ha attraversato il Novecento lavorando sull’umami come chiave per migliorare l’esperienza alimentare quotidiana. Poi, intorno agli anni Duemila, una svolta: l’attenzione si allarga agli amminoacidi, inizialmente come integratori, bevuti per sostenere il corpo nelle fasi di maggiore stress fisico. Da lì nasce una riflessione più ampia: integrare non basta, bisogna ripensare il cibo stesso.

È l’inizio di un percorso che intreccia nutrizione, performance e cultura sportiva. Oggi gli atleti – non solo quelli professionisti – lavorano sul bilanciamento di ciò che assumono, dentro e fuori dal piatto. Ajinomoto intercetta questo cambiamento e lo traduce in una visione ambiziosa: offrire cibo buono, familiare, ma anche equilibrato, capace di mettere il corpo nelle condizioni migliori per affrontare una gara.

Da qui nasce il Victory Project®, un programma attivo da oltre vent’anni che affianca le delegazioni sportive giapponesi nelle grandi competizioni internazionali. In ogni Paese ospitante, Ajinomoto allestisce una G-Road Station, una base culinaria dove gli atleti ritrovano sapori noti, rituali rassicuranti, piatti studiati per sostenere corpo e mente. Un dettaglio non secondario, se si considera che il Giappone è stabilmente tra le prime potenze sportive mondiali, terza nazione nel medagliere olimpico globale dopo Stati Uniti e Cina.

Il messaggio è chiaro: mangiare bene deve far sorridere, perché il cibo che piace è anche quello che funziona. Ed è su questo terreno che, in vista degli sport invernali del 2026, Ajinomoto ha scelto di raccontarsi a Milano attraverso una collaborazione simbolica con Yoji Tokuyoshi, lo chef che più di ogni altro ha fatto conoscere ai milanesi l’autenticità della cultura gastronomica nipponica.

Nasce così il Power Gyoza Don, piatto manifesto del Victory Project italiano. Un don di riso con Gyoza Ajinomoto come principale fonte proteica, dieci verdure di stagione, in gran parte italiane, cotte in un brodo di pollo leggero, pochi grassi, poco sale, alta densità nutrizionale. Un piatto pensato per dare energia, ma anche piacere, per dare sostegno alla performance passando anche dalla gratificazione del palato.

La ricetta è stata sviluppata per sostenere gli atleti giapponesi che arriveranno in Italia, ma è anche un racconto aperto al pubblico. Il 7 febbraio sarà possibile assaggiarla alla Katsusanderia Izakaya, durante una degustazione gratuita che traduce in esperienza concreta il motto Ajinomoto: eat well, live well. In fondo, la forza del Victory Project sta nel ricordare che il cibo non è solo carburante, ma linguaggio e che nutrire significa prendersi cura, soprattutto nello sport ad altissimo livello dove il gusto resta una cosa seria. 

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