Gaierhof e Sankt Pauls Due idee di vino tra Trentino e Alto Adige

Due cantine a mezz’ora di distanza e due visioni: da una parte l’ambiente familiare e accogliente di Gaierhof, dall’altra la precisione cooperativa e le rinnovate ambizioni di Sankt Pauls

Cantina Sankt Pauls, pergole di Schiava a Missiano ©ThiloWeimar

Gaierhof e Sankt Pauls sono due cantine a mezz’ora di macchina l’una dall’altra. Gaierhof è per qualche metro ancora in Trentino, nella valle dell’Adige a Roveré della Luna – nome più bello di Eichholz, il toponimo altoatesino del luogo – e si trova esattamente al confine tra la provincia di Trento e di Bolzano. Sankt Pauls invece è un po’ più in là, una trentina di chilometri verso nord – in pieno Alto Adige bolzanino – in una frazione di Eppan an der Weinstraße, o, se preferite, Appiano sulla Strada del Vino.

Sono vicine queste due cantine eppure sono anche lontane, e sembrano appartenere a due idee molto diverse di vino. Da un lato c’è il Trentino di confine di Gaierhof, che vive il vino anche come tradizione familiare – l’azienda è guidata da tre sorelle e fu avviata da loro padre – e tramandata di generazione in generazione, professionale ma amichevole; dall’altro Sankt Pauls e l’Alto Adige che vive il vino come un esercizio di precisione con un’ambizione dichiarata, anche nel recente rinnovamento aziendale ed enologico.

Sankt Pauls, Praeclarus, foto di Gabriele Ferraresi

Gaierhof, un Trentino familiare e leggero
A Milano incontriamo Gaierhof a un pranzo da Erba Brusca, un posto gentile e verde, dove i vini vengono proposti in abbinamenti pensati per dialogare senza che ci voglia una laurea per capirli. La Nosiola 2024 accompagna carote in agro e robiola montata, il Lunaris – Riesling, Incrocio Manzoni e Pinot bianco – un risotto alla zucca e fonduta di pecorino, il Lagrein va su un pollo speziato e il Moscato Giallo chiude. È un pranzo coerente con la filosofia della cantina: fare vini che non richiedano un manuale d’istruzioni, ma neanche troppo semplici.

Gaierhof è una cantina che nasce nel 1976 da Luigi Togn, e oggi è parte del gruppo Casa Girelli, specializzato nell’export. L’anima però è rimasta intatta: oggi sono le tre sorelle Togn – Romina, Valentina e Martina – a portare avanti il lavoro, con una gestione che unisce competenze produttive e visione commerciale. La cantina lavora con vigne in zone chiave del Trentino vitivinicolo: dalla Val di Cembra alle Colline Avisiane, dalla Piana Rotaliana fino alla Vallagarina, attraversando tipologie di suolo e altitudini differenti, in una geografia ampia e significativa.

Le sorelle Togn, foto di Gabriele Ferraresi

Il Lunaris – un blend fresco e teso con piccola quota in legno – è parte di una linea pensata per una bevibilità contemporanea, mentre il progetto Loal si concentra su vini a bassa gradazione, come il Moscato Giallo da 9,5 gradi, ottenuto con vendemmie anticipate e l’aggiunta di mosto dolce conservato. L’idea è intercettare nuovi segmenti di mercato con intelligenza tecnica e coerenza stilistica.

Nel complesso, Gaierhof produce circa 900.000 bottiglie l’anno, lavora con una rete di conferitori consolidati. È un Trentino “diffuso”, che preferisce il lavoro quotidiano alla messa in scena, e che cerca nella somma di dettagli una riconoscibilità sottile e duratura.

Sankt Pauls, le virtù di una cooperativa d’élite
Sankt Pauls parte da un’altra matrice: non tanto la famiglia, quanto la comunità organizzata. È una cantina sociale fondata nel 1907 da trentasei viticoltori del comune di Appiano sulla Strada del Vino. Oggi conta circa 190 soci e 185 ettari di vigneti tra i 290 e i 650 metri, con suoli formatisi durante l’ultima era glaciale: la variabilità di esposizione e altitudine è uno dei tratti distintivi dell’azienda. Il cuore è il Pinot Bianco, che occupa il diciassette per cento delle superfici vitate e viene declinato in una gamma articolata, da bottiglie base a etichette come il Sanctissimus, da viti centenarie su un pendio a Missiano, o il Kalkberg, Pinot Bianco da selezione parcelle a 460-580 metri, vinificato in acciaio e tonneaux con grande finezza.

Il recente rilancio passa anche dal lavoro del nuovo enologo Philipp Zublasing, in carica dal 2023, e da un rebranding curato da NSG Design. Le etichette della linea Selezione 2024 omaggiano il Monte Macaion – simbolo locale – e segnano l’avvio di una fase più consapevole anche sul fronte dell’identità visiva. Nuovo logo, storytelling più diretto, e maggiore vocazione internazionale: Sankt Pauls oggi punta con decisione sull’horeca e sul mercato italiano, oltre che su quello mitteleuropeo.

Philipp_Zublasing, foto di Gabriele Ferraresi

Il Praeclarus – un metodo classico da ricordare, affinato per almeno quarantotto mesi in un bunker della Seconda guerra mondiale – è un piccolo capolavoro, così come il Sauvignon Schliff e il Pinot Nero Lehmstein, esempi di come anche i vitigni che sono una bandiera trovino una voce coerente all’interno della gamma.

Due territori, due strategie
Alla fine il confronto non si gioca su chi sia “migliore”: il vino non è una gara. Gaierhof è il volto accessibile e diffuso del Trentino, fatto di vini amichevoli e non banali, attenzione a nuovi linguaggi e ai nuovi consumi senza svendersi. È una famiglia che evolve restando fedele a una visione dove conta l’insieme. Sankt Pauls all’opposto ed è la dimostrazione che una cooperativa può aspirare all’eccellenza, se costruisce un impianto produttivo e stilistico che parla di qualità, coerenza e visione.

Due cantine vicine e lontane, due modi per dire “territorio” senza bisogno di dirlo.

Vini Sankt Pauls, foto di Gabriele Ferraresi

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