Donald Trump ha escluso, ma in modo ambiguo, l’uso della forza militare per ottenere il controllo della Groenlandia. «Probabilmente non otterremo nulla, a meno che non decidessi di usare una forza e una violenza eccessive, nel qual caso, francamente, saremmo inarrestabili. Ma non lo farò», ha detto il presidente degli Stati Uniti, intervenendo al World Economic Forum di Davos.
Trump ha ribadito che la Groenlandia rappresenta un interesse «centrale» e «non negoziabile» per la sicurezza nazionale. Ha insistito sulla necessità di «negoziati immediati» per l’acquisizione della isola artica, che è autonoma, ma fa parte del Regno di Danimarca, affermando che solo Washington sarebbe in grado di garantirne la difesa militare. «Quello che chiedo è solo un pezzo di ghiaccio, freddo e mal posizionato, che però può avere un ruolo vitale nella pace mondiale e nella protezione globale. È una richiesta molto piccola rispetto a ciò che abbiamo dato loro per molti, molti decenni».
Per Trump gli alleati europei hanno davanti una scelta: «Dire sì e noi saremo molto riconoscenti, oppure dire no e noi ce ne ricorderemo. Tutto quello che chiediamo è la Groenlandia, compreso il titolo legale e la proprietà, perché serve la proprietà per difenderla. Non puoi difenderla con un affitto. Primo: legalmente non è del tutto difendibile in quel modo. Secondo: psicologicamente, chi diavolo vuole difendere un contratto di licenza o un affitto, che riguarda un enorme pezzo di ghiaccio in mezzo all’oceano, dove, se ci sarà una guerra, gran parte dell’azione avrà luogo proprio su quel pezzo di ghiaccio? Pensateci. I missili voleranno proprio sopra il centro di quel pezzo di ghiaccio».».
La Danimarca e il governo della Groenlandia hanno però già risposto negativamente, escludendo in modo netto qualsiasi negoziato sulla sovranità dell’isola. Inoltre in più passaggi, Trump ha confuso la Groenlandia con l’Islanda. «In Islanda mi adorano. L’ultima volta mi hanno chiamato “papà”. Un uomo molto intelligente ha detto: “È il nostro papà. È lui che manda avanti tutto».
Nel suo intervento, durato oltre un’ora, il presidente americano ha sostenuto che nessun paese occidentale oggi sarebbe quello che è senza gli Stati Uniti. «Non esisterebbe la sicurezza, non esisterebbe la prosperità, non esisterebbe nemmeno questa sala», ha detto Trump, rivendicando il ruolo centrale di Washington nell’ordine internazionale. Trump ha attaccato anche la Nato, sostenendo che gli Stati Uniti «non hanno mai ottenuto nulla» dall’Alleanza atlantica. «Il problema con la NATO è questo: noi ci saremmo per loro al 100%. Ma non sono sicuro che loro ci sarebbero per noi se li chiamassimo. Se dicessimo: “Signori, siamo sotto attacco”. Io li conosco molto bene. Non sono sicuro che verrebbero. So che noi andremmo per loro. Non so se loro andrebbero per noi». Trump dimentica che l’unica volta in cui la Nato ha attivato l’Articolo 5 del Trattato di Washington è stata dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, quando i Paesi alleati intervennero a sostegno degli Stati Uniti e militari della Nato combatterono e morirono al fianco delle forze americane in Afghanistan.
Il presidente degli Stati Uniti ha poi spostato l’attenzione sul tema della difesa e dell’industria militare, rivendicando la superiorità tecnologica americana. «Facciamo le armi migliori del mondo, e ora le faremo anche più velocemente. Abbiamo l’equipaggiamento migliore che esista», ha aggiunto, citando il caccia F-47, definendolo «forse il jet da combattimento più devastante mai costruito. L’hanno chiamato 47. Chissà perché. Dovremo pensarci. E se non mi piace, toglierò quel 47».
Trump è poi tornato sui difficili negoziati commerciali con la Svizzera, parlando apertamente delle tensioni emerse nelle ultime settimane. Ha ribadito la sua convinzione che gli Stati Uniti debbano ottenere un ritorno economico dall’accesso delle aziende straniere al mercato americano. «Abbiamo imposto un dazio del 30 per cento alla Svizzera e si è scatenato il finimondo», ha detto, criticando l’atteggiamento «aggressivo» dei negoziatori svizzeri. «In quella conversazione mi sono reso conto che gli Stati Uniti stanno tenendo a galla il mondo intero». Trump ha poi allargato il ragionamento, sostenendo che molti paesi fanno grandi profitti grazie agli Stati Uniti, e ha concluso con una frase destinata a far discutere: «Senza il sostegno degli Stati Uniti, la Svizzera non sarebbe più quella che conosciamo».
Il momento più duro del discorso è arrivato quando Trump ha attaccato direttamente il presidente francese Emmanuel Macron, prendendo in giro gli occhiali da sole che il presidente della Repubblica francese indossa per problemi temporanei alla vista, per poi rivendicare di averlo messo sotto pressione su un dossier chiave: l’aumento dei prezzi dei farmaci in Europa. Trump ha accusato Parigi e gli altri alleati di aver fatto pagare per decenni ai contribuenti americani i costi della sanità occidentale e minacciando dazi punitivi su esportazioni francesi, in particolare vini e champagne, per ottenere concessioni.
«Quando ho chiamato Emmanuel, gli ho detto che non era più accettabile che un farmaco costasse 10 dollari in Europa e oltre 100 negli Stati Uniti. “Emmanuel, state approfittando degli Stati Uniti da trent’anni sui farmaci da prescrizione. È giusto che lo facciate e lo farete, ne sono certo.” “No, no, no. Non lo farò.” Allora ho detto: “Ecco come stanno le cose, Emmanuel: lo farai. E lo farai in fretta. Altrimenti imporrò dazi del 25% su tutto ciò che vendete negli Stati Uniti e del 100% su vini e champagne.” “È circa dieci volte quello che ti sto chiedendo adesso. E lo farai. Non voglio renderlo pubblico, ma potresti costringermi a farlo.” “No, no, Donald. Lo farò. Lo farò.”».
Il presidente degli Stati Uniti ha attaccato anche il Canada dicendo che: «riceve molte cose gratis da noi. Dovrebbero essere grati anche loro, ma non lo sono. Ho visto ieri il vostro primo ministro. Non era molto grato. Ma dovrebbero esserlo. Il Canada esiste grazie agli Stati Uniti. Ricordatelo, Mark, la prossima volta che fai le tue dichiarazioni», ha detto, riferendosi al duro discorso pronunciato dal premier canadese Mark Carney.
Trump ha mantenuto toni duri anche verso gli altri alleati europei, accusandoli di non apprezzare l’impegno americano sulla sicurezza globale e sostenendo che l’Europa dovrebbe farsi carico in misura maggiore della guerra in Ucraina. Ha detto che incontrerà il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy a margine del forum e di essere in contatto anche con Vladimir Putin, affermando che entrambi vorrebbero porre fine al conflitto, senza fornire dettagli su come.
Il presidente degli Stati Uniti ha attaccato duramente le politiche energetiche europee, definendo la transizione verso le rinnovabili una «grande truffa» e «forse la più grande della storia». Ha criticato la Germania, sostenendo che oggi produce circa il 22 per cento di elettricità in meno rispetto al 2017, e ha affermato che i prezzi dell’energia in Europa sono fino al 60 per cento più alti. Si è poi concentrato sul Regno Unito, accusandolo di non sfruttare le riserve del Mare del Nord e di aver reso economicamente impraticabile l’estrazione di petrolio e gas.
Trump ha poi allargato il discorso ad altri temi di politica interna ed estera. Sul fronte dell’immigrazione ha rivendicato un calo della criminalità in diversi Stati americani grazie al rafforzamento delle operazioni federali, sostenendo che Washington è diventata «sicura e bellissima» dopo il dispiegamento dell’esercito e della Guardia Nazionale. Ha affermato che l’amministrazione sta tagliando l’accesso al welfare agli immigrati irregolari «con effetto immediato» e ha annunciato che verranno sospesi i finanziamenti federali alle città accusate di proteggere criminali, ribadendo che il governo «ha la capacità di spingersi molto oltre».