La procura federale del distretto di Washington DC ha avviato un’indagine penale nei confronti di Jerome Powell, presidente della Federal Reserve. È uno scontro senza precedenti tra l’amministrazione Trump e la banca centrale degli Stati Uniti. L’inchiesta riguarda la ristrutturazione della sede della Fed a Washington e l’ipotesi che Powell abbia mentito al Congresso sulla portata e sui costi del progetto.
L’ufficio del procuratore federale, scrive il New York Times, ha notificato alla Federal Reserve una serie di subpoene (cioè mandati di comparizione) per ottenere documenti interni e registri di spesa della banca centrale. A decidere se procedere con un eventuale rinvio a giudizio sarà ora una grand jury – una giuria formata da circa venti persone. L’indagine è stata autorizzata a novembre da Jeanine Pirro, procuratrice nominata da Donald Trump e sua storica alleata.
I lavori sotto indagine sono iniziati nel 2022 e dovrebbero concludersi nel 2027. Il costo complessivo ha superato di circa settecento milioni di dollari il budget iniziale di 2,5 miliardi. La Fed ha spiegato i costi in eccesso con l’aumento dei prezzi dei materiali e della manodopera, e con imprevisti strutturali, come una quantità di amianto da rimuovere superiore alle stime iniziali. Powell ha sempre negato di aver fornito informazioni fuorvianti ai parlamentari, ribadendo che alcuni elementi contestati – come ascensori riservati o sale vip – non fanno parte del progetto finale.
È stato lo stesso Powell a rendere pubblica l’indagine, definendola «senza precedenti» e mettendone in dubbio le motivazioni. In un videomessaggio diffuso dalla Fed, ha detto che l’iniziativa giudiziaria rappresenta «una minaccia diretta all’indipendenza della banca centrale» e che «il rischio di incriminazioni penali è la conseguenza del fatto che la Federal Reserve fissa i tassi di interesse in base alle proprie valutazioni economiche, non alle preferenze del presidente».
L’inchiesta federale è parte di un conflitto sempre più duro e più ampio tra Donald Trump e la Fed, accusata appunto dal presidente di mantenere i tassi troppo alti. Trump ha più volte minacciato di rimuovere Powell, pur non avendone il potere, e starebbe già preparando la nomina di un successore più allineato alla Casa Bianca.
Il Financial Times sottolinea come l’indagine abbia già avuto effetti sui mercati: l’oro ha toccato nuovi massimi e il dollaro si è indebolito, segnali delle crescenti preoccupazioni degli investitori per l’autonomia della banca centrale. Anche diversi parlamentari, repubblicani e democratici, hanno espresso dubbi sull’operazione, avvertendo che a essere in gioco non è solo il posto di Powell, ma la credibilità dell’intero sistema di politica monetaria statunitense.