Il fronte invisibile della guerraC’è la Francia dietro il targeting operativo degli attacchi ucraini

Macron sostiene di fornire due terzi delle informazioni a Kyjiv. Nonostante il ridimensionamento, gli Usa restano centrali per satelliti e allerta missilistica. Ma Parigi ha rafforzato soprattutto l’individuazione di obiettivi

AP/LaPresse

Sono ormai lontani i tempi in cui gli Stati Uniti, con in testa il capo della Central Intelligence Agency e la direttrice dell’intelligence nazionale, viaggiavano in Europa portando informazioni declassificate (per lo più signals intelligence e immagini satellitari) per avvertire gli alleati che un’invasione russa dell’Ucraina era lo scenario più probabile e non bisognava farsi trovare impreparati. Quelle missioni di fine 2021 di Bill Burns e Avril Haines non hanno evidentemente evitato che il 24 febbraio successivo Vladimir Putin desse il via libera a quella che considera una «operazione militare speciale». Hanno, però, permesso agli alleati (anche quelli più scettici) e all’Ucraina di compattarsi a difesa del Paese sovrano invaso.

Oggi, che Joe Biden ha lasciato la Casa Bianca a Donald Trump, lo scenario è diverso. Poche settimane dopo il suo secondo insediamento, Washington ha deciso di sospendere il flusso di informazioni di intelligence verso Kyjiv con l’intento di mettere pressione sul presidente Volodymyr Zelensky in vista dei tentativi del presidente degli Stati Uniti di raggiungere una qualche forma di accordo di pace tra i due Paesi in guerra. Da allora il rapporto ha avuto alti e bassi, ma non vi sono indicazioni che Washington abbia drasticamente ridotto la fornitura di informazioni di intelligence all’Ucraina.

In questo scenario, la scorsa settimana il presidente francese Emmanuel Macron, la voce più forte in Europa contro la politica estera dell’amministrazione Trump, ha dichiarato che Parigi sta fornendo all’Ucraina due terzi delle informazioni d’intelligence, rimpiazzando ampiamente gli Stati Uniti. Nel suo discorso di inizio anno alle forze armate francesi, ha elogiato gli sforzi dell’Europa compiuti negli ultimi due anni nel farsi carico di importanti segmenti del supporto militare all’Ucraina. Ha affermato che una coalizione di circa 35 Paesi fornisce ora tutto il sostegno a Kyjiv, compreso quello finanziario, dopo che Washington ha deciso di non finanziare più né di fornire direttamente armi all’Ucraina. «Laddove l’Ucraina era estremamente dipendente dalle capacità di intelligence americane – in larghissima maggioranza fino a un anno fa – nel giro di un anno oggi due terzi sono forniti dalla Francia», ha dichiarato il presidente francese.

Le sue dichiarazioni appaiono in contrasto con quelle di Kyrylo Budanov, già capo dell’intelligence militare ucraina e da poche settimane capo di gabinetto di Zelensky. A dicembre aveva spiegato al giornale Livyj Bereg che l’Ucraina dipendeva in modo critico da Washington per l’intelligence, che spazia dalle immagini satellitari ai sistemi di allerta precoce dopo i lanci di missili balistici.

Negli stessi giorni il New York Times aveva raccontato la politica statunitense verso l’Ucraina, soffermandosi sul fatto che il direttore della Central Intelligence Agency, John Ratcliffe, ha costantemente sostenuto le operazioni dell’agenzia a favore dell’Ucraina, mantenendo una forte presenza nel Paese e aumentando i finanziamenti. Parallelamente, è rimasta attiva l’autorizzazione a condividere intelligence di targeting e a fornire assistenza per attacchi con droni ucraini contro elementi chiave dell’industria della difesa russa, inclusi impianti chimici per esplosivi e infrastrutture petrolifere. A giugno, raccontava ancora il giornale newyorchese, ufficiali militari statunitensi e funzionari dell’agenzia hanno collaborato per rendere più efficace la campagna ucraina, concentrandola esclusivamente sulle raffinerie di petrolio. Invece di colpire serbatoi di stoccaggio, l’attenzione si è spostata su un componente critico difficile da sostituire, capace di mettere fuori uso le raffinerie per settimane. Per evitare reazioni negative, non sono stati forniti armamenti o equipaggiamenti richiesti da altri attori politici. Quando la campagna ha iniziato a dare risultati, Ratcliffe ne ha parlato con Trump, che avrebbe apprezzato il ruolo discreto degli Stati Uniti perché garantiva negabilità e leva politica nei confronti della Russia. Infine, l’agenzia è stata autorizzata ad assistere anche negli attacchi con droni contro le navi della “flotta ombra” russa nel Mar Nero e nel Mediterraneo.

Dunque, dove si inserisce la Francia?

È stato lo stesso Budanov, nell’intervista già citata, a spiegare che l’Ucraina ha una dipendenza «critica» dagli Stati Uniti in ambito intelligence per quanto riguarda le informazioni spaziali (immagini ottiche e radar, tra accordi bilaterali e contratti commerciali) e early warning balistico (solo gli Stati Uniti hanno la rete globale di sensori per rilevare lanci di missili balistici in tempo reale)

Poiché è impossibile per Parigi fare una stima globale non sapendo quanta intelligence totale riceva l’Ucraina, quella di Macron sembra una stima settoriale. La Francia, infatti, sembra aver compensato, e forse dominato, nel targeting tattico e operativo, grazie alle sue capacità geospaziali.

Parigi può contare su un apparato di intelligence spaziale tra i più avanzati d’Europa, fondato su satelliti ottici ad altissima risoluzione come Pléiades e Pléiades Neo, capaci di fornire immagini dettagliate per l’identificazione di obiettivi, la valutazione dei danni e la pianificazione di attacchi di precisione. A queste risorse si aggiunge il sistema Ceres, una costellazione dedicata alla raccolta di segnali elettromagnetici: pur non paragonabile alla potenza della National Security Agency statunitense, offre comunque la possibilità di localizzare radar, triangolare comunicazioni e contribuire alla selezione di obiettivi sensibili russi. Parigi beneficia inoltre di una filiera geospatial intelligence europea che coinvolge Germania, Italia, Spagna e altri partner, creando un bacino condiviso di dati e analisi tattiche. Questo ecosistema è completato da una struttura analitica e militare integrata, con specialisti Geoint e ufficiali di collegamento presenti in Ucraina, che garantiscono alla Francia un ruolo significativo nella pianificazione operativa europea.

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