Passi da GiganteQuando il mondo dello sci scoprì il fenomeno Alberto Tomba

In “La bomba”, Giuseppe Pastore racconta le imprese del famoso sciatore che ai Campionati del mondo del 1987 si distinse già per agilità, energia, aggressività in pista e simpatia

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Non s’è mai visto nessuno sciare in totale comunione di corpo e mente nel giorno del proprio compleanno come ha appena fatto Pirmin Zurbriggen, ora che sono le 13.20 del 4 febbraio 1987 e a bordo pista ci sono quindicimila persone che battono educatamente le mani a tutti gli atleti bardati di giallorosso, i colori della stupenda divisa della Nazionale rossocrociata sponsorizzata Kodak. Il giorno prima, il supergigante femminile è stato vinto da Maria Walliser, Svizzera.

Due giorni prima, il supergigante maschile è stato vinto dal medesimo Pirmin. Tre giorni prima, sempre Maria Walliser aveva vinto l’oro nella discesa libera, e insomma, i Mondiali 1987 di Crans-Montana stanno degradando in una specie di campionato regionale in cui l’unico forestiero che è riuscito a imbucarsi nello Swiss Party è quel giovane demone di Marc Girardelli, oro nella combinata, lussemburghese ex austriaco detestatissimo nelle valli svizzere. Ma oggi Zurbriggen compie ventiquattro anni e per l’occasione ha ricevuto un trattamento di favore dal Dio Crono, che notoriamente ha ottime entrature nella Confederazione Elvetica. Va al comando con sette centesimi su Girardelli, quando alla fine della seconda manche dello slalom gigante manca un solo atleta, Joël Gaspoz, ovviamente svizzero, probabilmente il miglior gigantista del mondo.

C’è un altro strudel di mele appena sfornato da regalare a un enfant du pays, o Gaspoz o Zurbriggen o magari entrambi. E la consegna sarà inevitabile, inesorabile, svizzera, persino con una punta di tignosa cattiveria come il pasticciere di quel racconto di Raymond Carver che tormenta al telefono la coppia che non è ancora passata a ritirare la torta da sedici dollari per il compleanno del figlio. Solo, non ditelo a quell’italiano vorace che si ritrova a transitare un po’ per caso dalla zona podio, trascinato dalle circostanze e dalle débâcle altrui, pronto di spirito e forte di gambe ma pur sempre un signor nessuno da un solo podio in Coppa del Mondo in carriera. Un maleducato dello sci alpino, un alieno strambo, un caciarone, un mangione, un mammone, terzo nel Mondiale di gigante a un atleta dalla fine.

In un’Italia di Tötsch, di Mair, di Grigis, di Erlacher, di Pramotton, la prima peculiarità di Alberto Tomba è il cognome che finisce con una vocale. La seconda sono i suoi capelli corvini, neri anzi nerissimi per gli standard vigenti nel Circo Bianco, cui riserva un’attenzione particolare tanto da essersi guadagnato il non molto lusinghiero soprannome di «Grease». Un altro nomignolo più maligno, «Slittone d’oro», allude alla sua rivedibile tenuta su pista. Un terzo, ampiamente offensivo, sottolinea le sfumature razziste della Federazione italiana sport invernali a metà degli anni Ottanta: «l’Africano», essendo il nostro uomo nato a Bologna, un cittadino per di più ricco di famiglia, uno di quelli che sale a Cortina a imbrattare le piste più belle delle Dolomiti.

Per sua fortuna Alberto Tomba è un chiassoso bonaccione che sembra uscito direttamente da quella categoria dello spirito che ancora nessuno chiama «cinepanettone», ma che ha già messo profonde radici nell’inconscio del popolo italiano. Yuppies – I giovani di successo, film di Carlo Vanzina uscito nella primavera 1986, si concludeva proprio con una tavolata a Cortina d’Ampezzo: «Questa splendida cornice non cambierà mai,» motteggiava Christian De Sica con giaccone Fila e dolcevita beige «manco se fanno presidente del Consiglio Natta!». «E se fanno… Panatta?» chiosava a quel punto Jerry Calà, prima di mettersi a litigare su chi dovesse pagare un conto da un milione e settecentomila lire. Il mood è questo.

Con il suo casino e la sua bonomia Alberto Tomba sta lentamente aprendo una breccia nel silenzio vagamente velato di sociopatia che domina lo sci italiano. Per tenere su l’umore di una squadra divorata dalla tensione delle aspettative dopo un’ottima prima parte di stagione, si offre di raccontare barzellette, si cimenta nell’imitazione dei suoi concittadini Gigi e Andrea, duo comico di qualche successo, e dulcis in fundo si offre di lavare a pagamento i fuoristrada sporchi di fango di tecnici e compagni di squadra. La tariffa è cinquemila lire: chi ci sta? Hanno accettato tutti, così Alberto si è armato di secchio e sifone e si è messo all’opera nel garage dell’albergo, scambiato per un inserviente da altri clienti dell’hotel che a quel punto gli hanno chiesto di lavare anche la loro auto. La commedia all’italiana.

Del resto adora il lavoro manuale, non ascolta musica né guarda film d’autore né legge libri: la sua passione è piantare alberi, e ora che tornerà a casa, suo padre gli ha già anticipato che c’è il giardino da rimettere in ordine. Sempre meglio che la palestra e il lavoro a secco. Pur distante da Girardelli e Zurbriggen, Tomba ha sciato benissimo. In entrambe le manche ha pagato qualcosa nella parte alta, prima di sciogliere i cavalli in basso e recuperare decimi e posizioni.

Tratto da La bomba. Lo spettacolo di Alberto Tomba, di Giuseppe Pastore, 204 pagine, 17,10€

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