Chiude il Lido 84Perdiamo un presidio del gusto

Il ristorante sul lago di Garda dei fratelli Camanini chiude a sorpresa avvertendo i suoi clienti con un post su instagram. E noi ci sentiamo più soli, ma soprattutto ci rendiamo conto che i nostri ristoranti del cuore non sono davvero nostri

Questa è una dichiarazione d’amore, e anche un articolo di cronaca. E il pensiero che queste due cose debbano stare chiuse nello stesso articolo fa male al cuore, ma tant’è. Domenica, in un talk dedicato al pane, Pasquale Polito patron di Forno Brisa ha detto che una delle frasi che più l’ha colpito del suo progetto di azionariato diffuso è quella di una ragazza, che gli ha fatto notare come il suo forno, che a Bologna ha rappresentato un cambiamento epocale, una svolta decisa, un cambio di rotta e di passo, non era più solo di proprietà del suo creatore, ma della comunità che ne faceva parte, che lo frequentava e che lo sosteneva scegliendolo tutti i giorni.

Pensate quante volte, passando accanto a un luogo, vi siete detti “entro la prossima volta” o nella vostra testa avete pensato “prenoto il mese prossimo” dando per scontato che questi posti siano lì fissi, immutabili, sempre pronti ad accogliervi. Perché – come diciamo sempre più spesso – questi non sono solo ristoranti o bar, ma sono presidi sociali, sono luoghi comunitari, sono anime di condivisione che prendono la forma di una casa con tavoli e piatti, ma sono sempre molto ma molto di più.

Il Lido 84 era proprio questo: un ristorante stellato, con una grande vocazione internazionale, in un luogo semplicemente meraviglioso, immerso dentro il lago in maniera poetica, con interni splendidamente allestiti e una sala condotta con maestria e generosità, eleganza e calore. Un ristorante gestito da due fratelli che sapevano qual era il modo giusto per farlo diventare una casa speciale, nella quale non si veniva semplicemente per mangiare, ma per vivere di cibo, esattamente come vive Riccardo, con quel fare sempre distaccato nelle relazioni personali ma enormemente generoso quando si trattava di portare alle persone il suo cibo e la sua emozione connessa. Parlarne al passato sembra paradossale, ma con un semplice post su Instagram che annuncia la chiusura per il 22 marzo il sogno è svanito e questo ci tocca, come commensali appassionati e frequentatori assidui. I tanti che come noi l’hanno letto e stanno commentando sono straniti, tristi, senza parole: esattamente come noi, che qui abbiamo passato alcuni dei momenti più memorabili gastronomicamente e umanamente parlando.

Nessuna notizia sul futuro, nessuna dichiarazione ufficiale, almeno per ora: rimane un grande punto di domanda sui motivi della chiusura, su quello che ne sarà di questo luogo e sul prossimo impegno dei fratelli Camanini. Per noi, il dispiacere di aver perso quello che per location, servizio, accoglienza, cucina, carta dei vini e atmosfera era uno tra i migliori ristoranti d’Italia, rimasto per troppo tempo senza seconda stella, ormai un tormentone per gli addetti ai lavori che ogni anno insultavano la Michelin per questa mancanza imperdonabile.

X