
L’Fbi ha scritto ai responsabili delle elezioni dei cinquanta Stati americani per proporre una telefonata di coordinamento in vista delle elezioni di metà mandato. Il messaggio è inusuale e non spiega quale problema concreto dovrebbe affrontare la riunione, né perché l’agenzia federale debba essere coinvolta in modo così diretto. Negli Stati Uniti, infatti, l’organizzazione delle elezioni spetta agli Stati, mentre il governo federale interviene solo su questioni limitate, come la sicurezza o il rispetto dei diritti civili. Lo scoop è del giornalista Matt Berg di Crooked Media, che ha pubblicato il testo dell’email inviata ai segretari di stato e ad altri funzionari elettorali.
«La call si terrà mercoledì 25 febbraio (dalle 14 alle 15, ora della costa orientale) ed è rivolta ai responsabili elettorali principali. Qualora non foste disponibili, potrete designare un delegato che partecipi al vostro posto. Mercoledì 4 marzo terremo una call analoga per i membri del Local Leadership Council della Commissione Federale di Assistenza Elettorale», si legge nella email in cui si parla anche di «preparazioni per il ciclo elettorale» e di «aggiornamenti e risorse» che il governo federale potrebbe fornire agli Stati, con un riferimento esplicito al sostegno alle elezioni di midterm. Questa email arriva a pochi giorni dalla richiesta di Donald Trump di nazionalizzare il voto. Il presidente degli Stati Unti ha chiesto che il governo federale assuma un ruolo diretto nella gestione delle elezioni. in diversi Stati e ha sollecitato l’intervento dell’FBI su indagini legate al voto del 2020 nell conta di Fulton, in Georgia.
Berg ha chiesto spiegazioni all’FBI, ma un portavoce si è limitato a rispondere che l’agenzia non aveva commenti da fare. Tra le reazioni più critiche c’è quella di Cisco Aguilar, segretario di stato del Nevada, che ha detto di non aver mai visto l’Fbi organizzare una chiamata di questo tipo con i responsabili delle elezioni statali. Un ex funzionario del Dipartimento di Giustizia, citato nello stesso articolo, ha osservato che pur essendo normale un monitoraggio federale delle elezioni, soprattutto per questioni di sicurezza, è difficile capire perché un coordinamento del genere venga organizzato in questo modo. Ha detto di non riuscire a immaginare una ragione operativa che giustifichi una call così ampia senza una spiegazione più precisa. A esprimere preoccupazione è stato anche Mark Warner, senatore democratico della Virginia e vicepresidente della Commissione Intelligence del Senato. Warner ha detto di temere che l’amministrazione stia cercando di indebolire le regole che proteggono le elezioni in vista delle elezioni di metà mandato del 2026.