Ieri è stata una giornata importante, che cambierà il panorama politico del grande Medio Oriente: per la prima volta, un premier dell’India ha preso la parola in una seduta plenaria della Knesset, il parlamento israeliano. Dopo nove anni, il premier indiano Narendra Modi è tornato in Israele, con un Medio Oriente profondamente mutato dopo la tragedia del 7 ottobre, e non sarà una visita come le altre. India e Israele, la più grande democrazia del mondo e l’unica democrazia in Medio Oriente, sigleranno un partenariato strategico a tutto campo, con una forte implicazione politica, economica e militare in tutta la regione.
L’accordo rafforza e rilancia il progetto di IMEC, il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa, che rappresenta la vera alternativa alla Via della Seta autoritaria di Pechino, e dà forza e sostanza all’accordo di libero scambio siglato da poco fra India e Unione Europea. IMEC è un progetto con una potenzialità straordinaria, che avvicinerà Mediterraneo e Oceano Indiano, creando un’unica grande regione con enormi potenzialità economiche e di sviluppo.
La rete di connessioni mare/terra/mare fra il subcontinente indiano, la penisola arabica, il porto di Haifa (già oggi controllato dal gruppo indiano Adani) e il sistema dei porti del Mediterraneo (Italia inclusa) permetterà di bypassare le strozzature geopolitiche degli stretti di Hormuz e Bab el Mandab, il canale di Suez, creando una connessione geo-economica e geo-politica che cambierà in modo radicale il panorama del grande Medio Oriente.
Ma l’accordo strategico fra Israele e India ha molte altre implicazioni, non soltanto di natura economica. La nuova connessione fra India ed Europa si fonda sostanzialmente su due perni: Israele e gli Emirati Arabi Uniti, da oggi entrambi partner strategici e alleati della democrazia indiana. Ciò che sta per nascere è una grande alleanza «indo-abramitica», che scommette sulla pace e la stabilità del Golfo, che punta ad estendere a nuovi Paesi gli Accordi di Abramo e che mira a realizzare un’alleanza politica e militare fra le democrazie di India e Israele, le monarchie sunnite del Golfo e i Paesi europei del Mediterraneo.
La creazione di un’alleanza stabile fra le democrazie della regione ha un duplice obiettivo: creare un grande spazio geopolitico di cooperazione avanzata e contrastare, contemporaneamente, le minacce jihadiste e l’esportazione del terrore dell’Iran.
Il progetto della Mezzaluna Sciita di Teheran è fallito, con la distruzione di Hamas e di Hezbollah e con la caduta del regime di Assad, ma l’Iran rappresenta ancora un formidabile elemento di instabilità, non avendo mai smesso di esportare il terrore nella regione (gli Huthi) ed essendo tuttora pilastro fondamentale di quell’Asse delle Autocrazie con Russia e Cina, che rappresenta tuttora il principale elemento di instabilità globale. Per questo motivo, oggi, accanto ai molti accordi economici, verranno siglate numerose intese nel campo della sicurezza e della difesa: dal coordinamento sulla cyber security alla cooperazione avanzata nel settore militare, a cominciare dagli «scudi antimissile» e dalle nuove tecnologie laser, fino alla cooperazione sui droni.
La nuova alleanza indo-abramitica avrà anche una propaggine nel Corno d’Africa, grazie allo storico riconoscimento del Somaliland da parte di Israele, e può fondarsi anche su un pilastro mediterraneo, con l’accordo sulla sicurezza e difesa siglato fra Israele, Cipro e Grecia. Un nuovo Medio Oriente sta nascendo ed è interesse strategico dell’Italia e dell’Europa coglierne appieno le opportunità.