Oscar al miglior documentarioChi è Pavel Talankin, l’ex insegnante che ha documentato la militarizzazione delle scuole in Russia

“Mr Nobody Against Putin” ha vinto la statuetta più ambita di Hollywood. È la storia di “Pasha”, che ha visto con i suoi occhi cosa è accaduto agli studenti russi dopo il 24 febbraio 2022. Un piccolo grande film sulla propaganda, la paura e il coraggio di chi decide di non voltarsi dall’altra parte

AP/Lapresse

Si chiama Pavel “Pasha” Talankin il signor nessuno del titolo del documentario che ha vinto l’Oscar inglese qualche giorno fa, ed è candidato agli Academy Awards. “Mr Nobody Against Putin” è un piccolo capolavoro di resistenza alla colossale macchina di propaganda messa in moto dal regime putiniano all’indomani della cosiddetta “operazione militare speciale”, ovvero l’invasione su larga scala dell’Ucraina.

Pavel è un giovane insegnante di una scuola elementare, che svolge il suo lavoro di coordinatore di eventi scolastici e addetto alle riprese video in una cittadina da diecimila abitanti sprofondata negli Urali. Non proprio un posto idilliaco, stando alla stessa descrizione che ne fa Pavel “Pasha”: le brezze che calano dalle montagne lottano ogni giorno contro i fumi puzzolenti sputati fuori dalle ciminiere dell’enorme impianto di fusione del rame, il più grande del Paese, gloria locale e mostro inquinante, tra i posti più malsani della Terra.

Eppure in questa scuola di Karabash, nonostante l’ambiente compromesso e i lugubri palazzoni scheggiati di epoca sovietica, il nostro signor nessuno è felice, costruisce legami splendidi con i ragazzini, alcuni dei quali frequentano assiduamente il suo ufficio, dove Pavel si è inventato una nuova bandiera, quella della libertà, una striscia azzurra su sfondo bianco, appesa in bacheca. Una specie di oasi creativa riservata agli spiriti liberi, per continuare l’esperienza vissuta a sua volta dallo stesso Pavel nella scuola in cui adesso insegna.

Le registrazioni video sono quotidiane, rimandano alle solite routine scolastiche, gare in palestra, premiazioni, lezioni speciali. Ma tutto cambia drammaticamente il 24 febbraio 2022. Subito dopo l’annuncio di Vladimir Putin viene varata la Nuova Politica Federale dell’Istruzione Patriottica e anche la piccola scuola di Karabash si deve adeguare. Marcette e alzabandiera mattutine, inni e recite patriottici, lezioni di storia all’insegna del revisionismo più cupo, tenute dall’insegnante che rappresenta il partito di Mosca, in cui si ridicolizza un’Europa a fianco dell’Ucraina. E tutto questo Pavel lo deve filmare, compresa una scenetta comica in cui un’insegnante in classe si inciampa più volte sulla parola «denazificare».

Con sempre più distacco e preoccupazione, Pavel medita le dimissioni, puntualmente portate all’ufficio del personale. Sotto i suoi occhi vede riesumarsi una nuova organizzazione propagandistica sul modello dei Pionieri Sovietici, il cui centenario viene festeggiato insieme alla celebrazione della Grande uerra patriottica. Il messaggio è chiaro: i bambini vanno educati con la prospettiva di dover morire un giorno per la grande patria Russia. Conformismo e paura iniziano a serpeggiare tra il personale scolastico, ma Pavel cerca la provocazione mandando l’audio di Lady Gaga che canta l’inno americano durante un evento, venendo gravemente ripreso dagli insegnanti, che sanno di rischiare l’incriminazione per tradimento, in seguito alla nuova legge varata dal Cremlino.

Un messaggio via Internet dall’Europa, da parte di qualcuno che si interessa ai suoi video e vorrebbe lavorare a un documentario sulla situazione, è l’occasione per dare un senso al suo lavoro. Pavel ritira le dimissioni e in pochi anni documenta tutto il documentabile. Filma, tra l’altro, l’arrivo in cattedra dei mercenari della Wagner, che danno lezioni sull’uso di mine, armi e uniformi: un bel programma guerrafondaio destinato alle classi dei quattordicenni e quindicenni. I ragazzini imparano a maneggiare fucili e a indossare elmetti, e infine posano in una foto di gruppo con i mercenari, dopo una bella gara a base di granate. Come dice Putin in una clip terrificante e abilmente inserita nel montaggio del film: «I comandanti non vincono le guerre, gli insegnanti le vincono».

In un paio d’anni sempre più coscritti partono per il fronte e ci sono le prime perdite tra gli amici, ma i funerali non si possono filmare, troppo pericoloso, il numero dei morti è un dato sensibile, così Pavel registra un audio al cimitero di Karabash, dove pianti e urla accompagnano l’ultimo saluto all’amico Artyom.

Tra video e audio girati in segreto, l’ultimo compito professionale rimasto è quello della cerimonia dei diplomi, consegnati in un tripudio retorico di genitori e insegnanti. La notte stessa, nell’estate del 2024, Pavel “Pasha” ormai segnalato e spiato, lascia la Russia, portando con sé una montagna di materiale che documenta la militarizzazione delle scuole e della società nei due anni dalla “operazione militare speciale”.

Il documentario che ne esce, di produzione danese, ma con varie partecipazioni europee, tra cui la Zdf, ha fatto molta strada, partendo dal Sundance, via via attraverso diversi Paesi e festival, fino agli Oscar.

La testimonianza che ci consegna sta su un piano diverso – ma parallelo – di quello del “Mago del Cremlino”, il film del regista francese Assayas tratto dal libro di Giuliano da Empoli, dove la macchina della propaganda guidata da Vadim Baranov, ispirata al consigliere di Putin Vladislav Surkov, crea quasi dal nulla un leader apicale in grado di plasmare la Russia. Qui un signor nessuno, casualmente e quasi controvoglia, dalla periferia estrema di un immenso Paese, riesce a rivelare in modo lineare il tessuto sociale in cui si muove quell’ideologia mortifera e mortale. Al punto che a tratti pare quasi di trovarsi davanti a un’abile fiction, fintamente ingenua ma del tutto consapevole dei suoi effetti dirompenti. Per questo da Mosca è arrivato un monito: fate finta di niente, ignorate tutto, quell’uomo non è mai esistito. Un signor nessuno insomma.

X