Nella notte tra lunedì e martedì 6 e 7 aprile, una serie di incendi dolosi ha colpito infrastrutture elettriche nel dipartimento del Cher, nel centro della Francia, interrompendo temporaneamente la fornitura di energia anche a siti collegati all’industria della difesa. Le autorità locali parlano apertamente di un’azione «coordinata» e «di particolare gravità», mentre la procura ha avviato un’indagine per sabotaggio.
Gli episodi si sono verificati in tre località – Bourges, La Chapelle-Saint-Ursin e Saint-Florent-sur-Cher – tutte situate in prossimità di poli industriali sensibili. Qui operano aziende chiave del comparto difesa come Mbda e Knds, coinvolte nella produzione di missili, munizioni e sistemi d’artiglieria, tra cui i cannoni Caesar forniti anche all’Ucraina. Secondo le ricostruzioni, gli attacchi hanno preso di mira trasformatori, linee elettriche e un traliccio dell’alta tensione. In alcuni casi, i cavi sarebbero stati tagliati prima dell’innesco degli incendi. L’effetto immediato è stato il blackout per oltre 3.000 utenze, inclusi impianti industriali strategici. La corrente è stata ripristinata entro poche ore, ma i danni, stimati in milioni di euro , richiederanno mesi per essere completamente riparati.
Al di là dell’impatto operativo limitato nel breve periodo, ciò che emerge è la natura selettiva dell’azione. Gli obiettivi non sono stati scelti a caso: i punti colpiti coincidono con nodi della rete elettrica che alimentano direttamente o indirettamente siti produttivi della difesa. Si tratta di un tipo di sabotaggio a basso costo ma ad alto rendimento, capace di generare disservizi, costi economici e un effetto psicologico sproporzionato rispetto ai mezzi impiegati. Un elemento aggiunge ulteriore complessità: su uno dei siti è comparsa la scritta «Actions contre la guerre». Una firma che potrebbe suggerire una matrice militante o pacifista radicale, ma che non offre, allo stato attuale, indicazioni affidabili sull’identità degli autori. In contesti di guerra ibrida, la rivendicazione esplicita o implicita può infatti essere parte della strategia di depistaggio.
L’episodio si inserisce in una tendenza più ampia che attraversa l’Europa dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Negli ultimi anni si è registrato un aumento di atti di sabotaggio, incendi e operazioni clandestine contro infrastrutture critiche e obiettivi legati alla difesa. Queste attività condividono alcune caratteristiche ricorrenti: bersagli civili con valenza militare, tecniche relativamente semplici e una forte ambiguità sul piano dell’attribuzione. In Germania, per esempio, negli ultimi mesi si sono verificati incendi contro mezzi militari e aree logistiche della Bundeswehr, mentre in Lettonia è stata smantellata una rete accusata di pianificare azioni analoghe per conto di servizi di intelligence stranieri. Il servizio di controspionaggio militare tedesco ha recentemente segnalato un raddoppio delle operazioni di spionaggio e sabotaggio attribuite a Mosca, descrivendo un approccio più aggressivo e diversificato, che richiama per certi aspetti le dinamiche della Guerra Fredda.
In assenza di rivendicazioni credibili o di arresti, l’attribuzione resta il nodo centrale. Le autorità francesi non hanno indicato responsabili, ma l’episodio presenta elementi compatibili sia con azioni di attivismo radicale sia con operazioni di sabotaggio eterodirette. È proprio questa zona grigia a rendere tali eventi particolarmente insidiosi. La possibilità che attori statali o para-statali sfruttino reti locali, simpatizzanti o gruppi ideologicamente motivati consente di mantenere un alto grado di negabilità, complicando la risposta politica e di sicurezza.
Gli incendi nel Cher mettono infine in luce una vulnerabilità strutturale: la dipendenza dell’industria della difesa da infrastrutture civili difficili da proteggere capillarmente, come la rete elettrica. Colpire questi nodi significa aggirare le misure di sicurezza dirette sugli impianti militari, intervenendo su anelli più deboli della catena. In questo senso, anche un’interruzione temporanea può avere un valore strategico, soprattutto se inserita in una sequenza più ampia di azioni distribuite nel tempo e nello spazio.
Per ora, l’attacco nel Cher resta un episodio isolato nelle sue dinamiche immediate. Ma nel quadro più ampio della sicurezza europea, appare sempre meno come un’anomalia e sempre più come un tassello di un confronto che si gioca ben al di sotto della soglia del conflitto aperto.