Un’azienda può decidere di terminare unilateralmente un rapporto di lavoro per motivi disciplinari o per ragioni economiche. In questo ultimo caso, si parla di licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo. Per essere legittimo, il recesso dell’impresa deve rispettare una serie di requisiti stabiliti dalla legge o consolidati nelle pronunce dei Tribunali. Cerco di sintetizzare i principali.
Innanzitutto, il licenziamento deve essere formalizzato in un atto scritto. La lettera deve contenere i motivi del recesso e deve costituire la base per dimostrare l’effettiva necessità di eliminare la posizione di lavoro occupata dal dipendente. Inoltre, deve sussistere un rapporto di causa ed effetto tra la riorganizzazione aziendale e la necessità di licenziare il lavoratore. Le mansioni svolte dal dipendente devono essere cancellate o, in determinati casi, possono essere distribuite tra gli altri lavoratori dell’azienda.
Nel caso in cui attività analoghe siano svolte da più dipendenti, è necessario scegliere il lavoratore da licenziare con correttezza e buona fede osservando una serie di criteri quali l’anzianità di servizio o i carichi di famiglia. L’impresa è anche tenuta a dimostrare l’impossibilità di adibire il dipendente in posizioni diverse rispetto a quella da sopprimere. Questo adempimento, in gergo tecnico obbligo di repechage, richiede una verifica concreta e attuale dei posti vacanti nell’organizzazione aziendale.
In sintesi, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo non è una decisione che può essere presa in modo frettoloso o sulla base di esigenze superficiali. Deve poggiare su scelte organizzative reali, coerenti e ben documentate. Soprattutto, deve rispettare un principio fondamentale: il lavoratore deve essere licenziato solo quando non esistono alternative concrete.
*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni. Qui per iscriversi