Labour WeeklyIl grande equivoco dello smart working

Negli ultimi anni il significato di lavoro agile ha subito una torsione semantica, ridotto a un telelavoro con il nome più cool. E molte organizzazioni continuano a mantenere strumenti di controllo incompatibili con la natura del lavoro agile

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Negli ultimi anni il significato di lavoro agile ha subito una torsione semantica che merita di essere approfondita. Il cosiddetto “smart working” nasce all’inizio del nuovo millennio come modello organizzativo rivolto ai colletti bianchi e fondato su autonomia, fiducia, responsabilizzazione e, soprattutto, misurazione della prestazione attraverso i risultati, in luogo del tradizionale controllo spazio-temporale riservato al datore di lavoro.

L’esperienza concreta di questi anni ci dice – ahimè – che il lavoro da remoto è stato utilizzato prevalentemente come strumento emergenziale, prima per garantire la continuità operativa durante il Covid-19, come avevo già evidenziato un paio di anni fa, poi per fronteggiare esigenze contingenti come l’odierna crisi energetica, la riduzione dei costi o la gestione efficiente degli spazi. Si è consolidata una tipologia di smart working impropria dove la prestazione lavorativa continua a essere valutata esclusivamente secondo logiche di tempo e disponibilità dei dipendenti. Un telelavoro con il nome più cool.

Molte organizzazioni continuano a mantenere strumenti di controllo incompatibili con la natura del lavoro agile, alimentando una spirale negativa in cui il lavoratore si sente costantemente sorvegliato anche al di fuori dei locali aziendali. Stiamo perdendo un’occasione importante per ripensare ai modelli organizzativi delle imprese. L’esperienza delle realtà virtuose racconta che un clima aziendale fondato sulla fiducia e sulla valutazione dei risultati, sganciato dal controllo e dal micromanagement, può aumentare la produttività migliorando al contempo il rapporto tra colleghi.

Il lavoro agile non dovrebbe rappresentare una mera collocazione spaziale della prestazione ma una qualificazione differente del vincolo di subordinazione. Un rapporto meno soggetto a controlli costanti e maggiormente basato su fiducia e responsabilità. Stiamo continuando a ridurre lo smart working a un semplice telelavoro di emergenza, perdendo la sua portata innovativa e alimentando, al contempo, diffidenze e contenzioso. Possiamo fare di meglio.

*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni. Qui per iscriversi

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