
Donald Trump ha annunciato per oggi uno storico incontro tra Israele e Libano, il primo colloquio faccia a faccia tra i due paesi da oltre trent’anni. Il presidente degli Stati Uniti ha detto di voler «ottenere un po’ di respiro tra Israele e Libano», ma non ha indicato chi parteciperà né i dettagli dell’incontro mediato da Washington. Secondo funzionari libanesi citati da diversi media internazionali, un cessate il fuoco potrebbe essere vicino, anche se non è stato ancora annunciato. Il governo israeliano ha discusso mercoledì questa possibilità, ma le operazioni militari proseguono. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha detto che l’esercito è pronto a «sopraffare» la città di Bint Jbeil, nel sud del Libano, considerata una roccaforte di Hezbollah.
Il conflitto tra Israele e Hezbollah è iniziato all’inizio di marzo, dopo un attacco del gruppo militare libanese sostenuto dall’Iran. Da allora, secondo le autorità sanitarie libanesi, sono state uccise più di duemila persone e oltre un milione sono state costrette a lasciare le proprie case.
Questo fronte è strettamente legato al confronto più ampio tra Stati Uniti e Iran. La fine dei combattimenti in Libano è considerata uno dei punti chiave nei negoziati tra Washington e Teheran, insieme alla questione del programma nucleare iraniano. La Casa Bianca ha definito i colloqui «produttivi e in corso» e ha detto di «sentirsi fiduciosa sulle prospettive di un accordo», pur smentendo di aver chiesto un’estensione dell’attuale cessate il fuoco, che scade nei prossimi giorni.
Un nuovo incontro tra Stati Uniti e Iran potrebbe tenersi a breve di nuovo a Islamabad, con la mediazione del Pakistan. Il capo dell’esercito pachistano Asim Munir è arrivato a Teheran per cercare di «ridurre le distanze» tra le due parti, dopo un primo round di negoziati concluso senza un’intesa.
Gli Stati Uniti chiedono una sospensione di lungo periodo delle attività nucleari iraniane e il trasferimento all’estero del materiale arricchito. L’Iran propone invece una sospensione più breve e chiede la rimozione delle sanzioni. Nel frattempo Washington ha aumentato la pressione economica su Teheran, annunciando nuove sanzioni contro il settore petrolifero. Le misure colpiscono persone, aziende e navi legate alla rete commerciale di Mohammad Hossein Shamkhani, una figura centrale nel trasporto di greggio iraniano.
La pressione passa anche dal mare. Gli Stati Uniti stanno applicando un blocco navale attorno ai porti iraniani. Lo stretto di Hormuz, fondamentale per il traffico globale di petrolio e gas, continua a funzionare in modo limitato. Il comando militare statunitense sostiene di aver fermato diverse navi, anche se alcuni dati indicano che alcune imbarcazioni sono riuscite a transitare prima di invertire la rotta.