Contabilità verdeBarilla mette i numeri alla sostenibilità

Dal grano rigenerativo ai pannelli fotovoltaici, fino ai progetti di inclusione sociale. Il nuovo report del gruppo parmense racconta investimenti, target e risultati. Con un obiettivo ambizioso sullo sfondo: come si migliora davvero l’impatto di un grande gruppo alimentare?

La sostenibilità è entrata stabilmente nei bilanci delle grandi aziende alimentari. Non più come capitolo accessorio, ma come elemento da misurare, rendicontare e sottoporre al giudizio di investitori, consumatori e istituzioni. Il nuovo Rapporto di Sostenibilità 2025 di Barilla si inserisce in questo scenario e offre uno spaccato interessante su come una multinazionale del cibo stia cercando di trasformare gli impegni ambientali e sociali in dati verificabili. 

Tra i numeri più rilevanti emerge l’investimento di trenta milioni di euro destinato nel 2025 all’efficientamento energetico e allo sviluppo delle fonti rinnovabili. Cinque nuovi impianti fotovoltaici installati negli stabilimenti di Foggia, Melfi, Ascoli Piceno, Cremona e Thiva, in Grecia, hanno portato la capacità installata oltre gli 8 MW, più di quattro volte il livello registrato nel 2022. Parallelamente cresce anche l’attenzione verso la gestione dell’acqua, con un incremento del 196 per cento dei volumi riciclati e riutilizzati negli impianti situati in aree soggette a stress idrico. 

Un altro capitolo riguarda l’agricoltura rigenerativa, uno dei temi più discussi negli ultimi anni. Nel 2025 Barilla ha acquistato 4.160 tonnellate di grano tenero proveniente da filiere che adottano pratiche orientate alla tutela della fertilità del suolo e della biodiversità. Il risultato più visibile è l’arrivo sugli scaffali di Buongrano, biscotto Mulino Bianco prodotto con farina certificata da agricoltura rigenerativa. Dietro il prodotto si trovano quasi duemila agricoltori coinvolti nel programma Carta del Mulino e un sistema di pratiche agronomiche che comprende rotazioni colturali, riduzione delle lavorazioni e aree dedicate alla biodiversità. 

Il report dedica spazio anche al profilo nutrizionale dei prodotti. Secondo l’azienda, l’89 per cento dei volumi venduti contiene meno di 5 grammi di zuccheri per porzione e il 90 per cento non supera 0,5 grammi di sale. Dati che si inseriscono nella tendenza, ormai diffusa nell’industria alimentare, verso la riformulazione delle ricette per rispondere alle richieste di consumatori e autorità sanitarie. 

Accanto agli aspetti ambientali trovano posto quelli sociali. Nel corso del 2025 Barilla dichiara di aver donato quattromila tonnellate di prodotti alimentari e due milioni di euro a sostegno di iniziative sociali. Tra queste figurano le collaborazioni con PizzAut e diversi progetti di inserimento lavorativo per persone con autismo negli stabilimenti italiani e francesi del gruppo. 

Numeri che raccontano una direzione, ma che evidenziano anche la complessità del tema. Per le grandi aziende alimentari la sfida non consiste più soltanto nel dichiarare obiettivi di sostenibilità. Il passaggio decisivo è dimostrare che tali obiettivi producano effetti misurabili lungo l’intera filiera, dal campo allo stabilimento fino alla comunità in cui operano. È su questa capacità di trasformare le promesse in risultati verificabili che si giocherà una parte crescente della reputazione dell’industria alimentare nei prossimi anni.

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