Le nuove meteCome si viaggia quest’estate e dove si va (alla faccia della crisi)

Un giro di ricognizione tra i principali motori di ricerca e piattaforme di viaggio per interpretare trend e direzioni del turismo contemporaneo

Foto di Robert Murray su Unplash

Da che sembrava che l’estate 2026 non avrebbe vissuto il solito boom di turismo per via di guerre, instabilità politico-economica e assenza di carburante, fuggire almeno una settimana dalla routine casalinga sembra rimanere una priorità per molti viaggiatori. Anche se organizzare una vacanza, pianificare tappe e itinerari, prenotare hotel, attività e ristoranti risulta psicologicamente e finanziariamente stressante per tante persone, le vacanze restano un punto saldo.

È indubbio che le modalità, le tipologie e le caratteristiche del viaggiare siano cambiate negli ultimi anni e stiano ancora cambiando. Anche i viaggiatori stessi si stanno evolvendo e adattando a viaggi più intelligenti, più articolati e frutto di ricerche minuziose. Rispetto al passato, si è più attenti ai budget di spesa così come alla scelta di destinazioni per definizione non troppo care. Alcuni prenotano vacanze meno lunghe, lasciandosi la possibilità durante l’anno di scoprire meglio il territorio stesso in cui vivono, la propria regione e, perché no, i dintorni della propria città. Proprio a questo proposito, la piattaforma di Enterprise Mobility giustifica la scelta verso vacanze più brevi mostrando come il 69 per cento circa dei viaggiatori tenga da parte sufficienti risorse economiche per più fughe nel weekend, durante l’anno. Inoltre, circa l’81 per cento dei viaggiatori sembra scegliere viaggi brevi per ricaricarsi meglio mentalmente, l’83 per cento perché più facili da organizzare, inserire a calendario e sopportare finanziariamente, e il 56 per cento reputa la fuga breve meno faticosa – e meno stressante – da pianificare.

Tra quelli che optano per pausa da uno a tre giorni, il 63 per cento circa sceglie di andare a trovare amici e parenti, mentre il retante 33 per cento sfrutta l’occasione per festeggiare ricorrenze o momenti importanti. La tendenza verso il go-local, scegliendo mete nazionali senza optare per l’estero, non solo è cresciuta esponenzialmente a livello italiano (già a partire dal post Covid), ma fotografa in maniera rappresentativa le scelte delle nuove generazioni.

Solo in America, il 90 per cento di Gen Z e Millennials trascorrerà l’estate negli Stati Uniti, focalizzandosi sui grandi centri abitati e privilegiando i viaggi on the road. Leggendo i dati della nota compagnia di macchine a noleggio Hertz, il 64 per cento degli americani sta vincendo la paura per il rincaro carburante optando per una vacanza alla guida. A questo proposito, la storica Route 66, l’arteria che unisce letteralmente Costa Est e Costa Ovest da Chicago alla California, proprio nel 2026 spegne cento candeline. Questo ha visto i motori di ricerca schizzare verso un boom di indicizzazione esagerato, con evidenti picchi di richieste per noleggi e prenotazioni su tutte le più significative tappe del percorso.

Procida Island, courtesy Flickr

Per sapere quali sono le destinazioni “calde” di questa imminente estate, ci siamo affidati ai report di Skyscanner, la grande app globale di prenotazione voli, e poi a seguire di hotel e combinazioni. A quanto pare le settimane ancora più convenienti per prenotare sembrerebbero essere le ultime di agosto, a partire dalla seconda metà del mese fino al 31. Città come Tokyo e Londra sono in cima alle richieste, ma Madrid e New York restano alte in classifica. Tra le top destinazioni under-radar – quindi da tenere sotto controllo – ci sono località meno patinate e ancora non così prese d’assalto.

Da Aberdeen in Scozia, a Redmond in Oregon, Trieste per l’Italia, Liverpool per l’Inghilterra, Asunción per il Paraguay e Hilo per le esotiche Hawaii. In generale, ciò che sta aumentando in modo consistente è l’interesse verso luoghi ancora selvaggi, dove i grandi gruppi alberghieri e i colossi di ospitalità non sono ancora arrivati. Pensiamo alle Filippine, dove il turismo è aumentato ma vive ancora di grande improvvisazione e poca struttura, ai Balcani, alla Mongolia, a certe destinazioni dell’Africa del Sud (ad esempio il Congo) o dell’America del Sud (vedi il bacino di Pantanal in Brasile).

Restringendo il campo all’Europa, le statistiche e i report turistici del nostro continente seguono andamenti diversi e leggermente più indipendenti. I maggiori tour operator registrano un interesse crescente verso esperienze culturali immersive, dimensioni paesaggistiche e sportive, paesaggi e scenari di lusso oltre che geograficamente unici. Cresce l’interesse verso un investimento di tempo di qualità piuttosto che un mordi e fuggi di luoghi cosiddetti iconici. Questo obiettivo – se calato sulla dimensione italiana – non può che fare del bene a tante aree periferiche, centri minori e regioni dimenticate.

Milos Island, courtesy Lotte Baker

Con una punta di orgoglio, l’Italia resta destinazione leader per chi arriva in Europa, grazie ancora a una profonda identità gastronomica che sempre di più si sta imponendo come drive di viaggio e conoscenza. Cresce la voglia di Portogallo, che dopo anni di promozione attiva del territorio e del suo patrimonio artistico e culturale inizia finalmente a raccogliere un progressivo aumento di curiosità, in quanto destinazione ancora economicamente abbordabile, con un mare praticabile quasi tutto l’anno e una facile ricettività. Non solo Lisbona ma soprattutto Porto, la regione dell’Algarve, la valle del Douro fino a Madeira.

Di contro la Grecia – che non ha mai smesso di essere in prima linea – sta vivendo un momento di investimenti top lusso particolarmente significativo, ora in arrivo anche nelle isole minori. Forse anche per via della lunghezza del viaggio e della difficoltà di raggiungere certi arcipelaghi, i viaggiatori che scelgono questo territorio preferiscono soggiorni di medio/lungo periodo, anche per immergersi nell’atmosfera locale, conoscere usi e tradizioni e fondersi con le culture del posto. La Grecia come nuovo paradigma di slow-travel, insieme a Scozia, Umbria, Abruzzo e Piemonte.

Uno scenario, quello di viaggi e turismo contemporanei, che visto da lontano non smette di essere complesso e stratificato, e dove la crisi internazionale sembra essere realistica ma non bloccante verso un’esigenza vera e fisiologica di decompressione e relax.

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