Collo di bottigliaAltri morti americani, più bombardamenti e la minaccia iraniana sullo stretto di Hormuz

Teheran annuncia che «non passerà nemmeno una goccia di petrolio» nel chokepoint finché continueranno gli attacchi statunitensi. Intanto il Pentagono conferma tre militari uccisi nel weekend e prosegue la campagna di bombardamenti

AP/Lapresse

La guerra tra Stati Uniti e Iran continua ad allargarsi, mentre aumenta il bilancio delle vittime americane e Teheran minaccia di bloccare completamente lo stretto di Hormuz. Nella notte tra domenica e lunedì il Pentagono ha annunciato la morte di un terzo militare statunitense durante il fine settimana: il soldato è rimasto ucciso nel nord dell’Iraq mentre partecipava alle operazioni di messa in sicurezza di un drone iraniano abbattuto. Nelle stesse ore sono stati inoltre identificati i resti del militare disperso dopo l’attacco missilistico iraniano di venerdì in Giordania, portando a diciassette il numero dei militari americani morti dall’inizio del conflitto.

Nonostante le perdite, racconta il New York Times, Washington ha proseguito la campagna militare. Il Comando centrale statunitense (Centcom) ha confermato di aver condotto una nuova ondata di bombardamenti contro centri di comando, siti di sorveglianza, postazioni missilistiche e basi di droni iraniane, la nona notte consecutiva di attacchi. Secondo il New York Times, gli Stati Uniti stanno inoltre inviando altri aerei da combattimento in Medio Oriente, un rafforzamento pianificato già prima degli ultimi attacchi iraniani.

Sul fronte opposto le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno rivendicato il lancio di missili balistici contro obiettivi militari statunitensi in Giordania e in Kuwait e hanno annunciato un ulteriore irrigidimento della loro strategia nello stretto di Hormuz. In una dichiarazione delle ultime ore i Pasdaran hanno detto che «non passerà nemmeno una goccia di petrolio o di gas» attraverso lo stretto finché continuerà quella che definiscono «l’aggressione americana», aggiungendo che la via marittima «non sarà sicura» per il traffico energetico internazionale. Le Guardie hanno inoltre sostenuto che due petroliere siano rimaste immobilizzate dopo aver tentato di attraversare una rotta che Teheran considera non sicura, anche se la notizia non è stata verificata in modo indipendente.

Da Washington, il segretario di Stato Marco Rubio ha accusato l’Iran di voler usare Hormuz «come leva contro il mondo» e ha chiesto agli alleati di condividere il peso della sicurezza della navigazione nella regione. «Gli Stati Uniti continueranno a fare ciò che è necessario per proteggere il traffico marittimo globale, ma anche altri Paesi devono fare la loro parte», ha dichiarato. Rubio ha aggiunto che una soluzione diplomatica resta possibile, purché sia «reale» e fondata su un accordo che Teheran sia disposta a rispettare.

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