Dalla Russia con megafonoLa Corte Ue amplia il divieto su RT, ma l’Italia resta senza autorità di controllo

La sentenza stabilisce che lo stop alla propaganda russa si applica anche a siti gratuiti e soggetti non professionali. Nel frattempo, a Roma non è ancora stato definito l’ente incaricato di applicare il regolamento europeo

AP/LaPresse

La propaganda del Cremlino non passa soltanto dalle televisioni o dalle piattaforme digitali. Può circolare anche attraverso un semplice sito internet, gratuito e gestito senza alcun fine di lucro. E anche in questo caso il divieto europeo si applica integralmente.

Lo ha chiarito la Corte di giustizia dell’Unione europea, che giovedì ha precisato la portata delle sanzioni adottate dall’Unione europea contro Russia Today (RT) dopo l’invasione dell’Ucraina. La sentenza nasce da un procedimento penale in Germania nei confronti di tre persone accusate di aver ripubblicato, su un sito internet liberamente accessibile, video provenienti da RT Germany. Secondo i giudici di Lussemburgo, il divieto di diffondere i contenuti dell’emittente controllata dal Cremlino non riguarda soltanto gli operatori professionali dell’informazione. Si estende invece a «qualsiasi persona responsabile, direttamente o indirettamente, della messa a disposizione dei contenuti vietati», anche nell’ambito di attività non economiche e indipendentemente dalla portata o dalla durata della diffusione. Una lettura estensiva che, secondo la Corte, è necessaria per impedire la propaganda russa e tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza dell’Unione.

La sentenza della Corte rischia ora di rendere ancora più evidenti gli ostacoli nell’applicazione del regolamento nel nostro Paese. Da tempo esponenti dell’opposizione denunciano infatti che il governo non abbia ancora individuato l’autorità nazionale competente a vigilare sul rispetto del regolamento europeo e ad accertarne eventuali violazioni.

«Dopo questa sentenza non ci sono più alibi», afferma la deputata di Azione, Federica Onori, che ricorda di aver presentato numerosi atti parlamentari sulle proiezioni pubbliche di documentari prodotti da RT in diverse città italiane. Secondo Onori, una risposta del governo dello scorso autunno avrebbe riconosciuto che non è stata ancora individuata l’autorità competente né adottata una disciplina sanzionatoria nazionale.

Sulla stessa linea anche Carlo Calenda, leader di Azione, e il senatore Marco Lombardo, che annunciano una proposta di legge per dare piena attuazione al regolamento europeo. I due sostengono che negli ultimi anni si siano svolte in Italia numerose iniziative pubbliche dedicate alla diffusione di contenuti di RT senza che le autorità siano intervenute, nonostante il divieto previsto dalle sanzioni europee.

Anche la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, chiede un intervento immediato dell’esecutivo. «Non esistono più alibi», scrive, sottolineando che l’Italia non avrebbe ancora individuato le autorità nazionali chiamate a garantire l’applicazione del regolamento europeo.

Il punto politico è ormai chiaro. La Corte ha chiarito che il divieto europeo non lascia spazio a interpretazioni restrittive: la propaganda di RT non può essere rilanciata neppure da soggetti privati che agiscono gratuitamente. Resta però aperta la questione dell’enforcement italiano. Finché il governo non definirà chi debba far rispettare concretamente il regolamento e con quali strumenti sanzionatori, il rischio è che il divieto resti, almeno in parte, sulla carta. E che una delle principali misure europee contro la guerra dell’informazione del Cremlino continui a essere applicata con lentezza proprio in uno dei Paesi più esposti alle campagne di disinformazione russe.

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