
Esiste una forma di giovinezza che non si misura in anni ma in disponibilità. Curiosità, apertura, desiderio di cambiare rotta anche quando la strada sembra già tracciata. È da qui che nasce Trattoria Contemporanea, il progetto a Lomazzo (CO) che in cinque anni ha portato da una brigata alla prima esperienza gestionale, priva di un passato ingombrante e proprio per questo libera di tentare, a una realtà stellata, con una costola fiorentina all’interno del W Florence del gruppo Marriott.
«All’inizio abbiamo ragionato di istinto», racconta il fondatore Luca Di Pierro. Non come improvvisazione, ma come strumento per orientarsi in un contesto ancora indefinito. Il gruppo era preparato professionalmente, ma forse non pronto a gestire ciò che sarebbe accaduto. L’arrivo della stella Michelin ha rappresentato uno scarto improvviso. «C’è stato un momento di titubanza, non era semplice reagire a una notizia così importante». Alla felicità si è affiancata una forma di esitazione, quasi una vertigine. Una notizia così importante chiede di essere assorbita, metabolizzata, trasformata in consapevolezza.
Da quel momento inizia una seconda fase: «Siamo diventati più consapevoli, più adulti». L’istinto non viene abbandonato, viene organizzato. Si struttura, diventa linguaggio, si traduce in scelte più nitide. La trattoria evolve e assume un ruolo di riferimento, pur mantenendo una tensione sperimentale. «Disobbedire alle regole classiche e cercare un risultato diverso significa innovare». La disobbedienza diventa uno strumento progettuale, capace di ridefinire i codici senza perdere il legame con la cultura gastronomica italiana.
Dentro questo processo trova spazio anche una certa dose di leggerezza operativa. Non superficialità, ma libertà dal peso delle convenzioni del fine dining: «Abbiamo avuto anche una parte di irresponsabilità, che ci ha permesso di rischiare». Una condizione che consente di accettare errori e procedere per tentativi, mantenendo sempre vivo il processo creativo.
La crescita passa anche attraverso il confronto con un grande gruppo internazionale, un contesto diverso, più strutturato, che impone nuove competenze. «Firenze è stata una grande opportunità, ci ha messi in una posizione scomoda e ci ha costretti a crescere». Gestione, organizzazione, visione strategica diventano elementi centrali. Chi guida il progetto è chiamato a fare un salto, a diventare più adulto senza perdere freschezza. In questo passaggio si consolida un’identità ibrida, tra trattoria e brand, cucina classica e sensibilità contemporanea, informalità e rigore.
Oggi la consapevolezza è più solida, e le decisioni vengono ponderate, ma non perdono slancio. Rimane forte la volontà di non adagiarsi: «Non vogliamo vivere di rendita, vogliamo continuare a metterci in posizioni scomode». Dopo cinque anni considerati da molti invidiabili, la scelta è quella di cercare nuove difficoltà, esporsi, evitare l’autocompiacimento.
Nel racconto emerge anche una riflessione sulla fortuna: «La fortuna c’entra sempre, ma scegli tu come incontrarla». Non come elemento casuale, ma come conseguenza di un atteggiamento. Aprirsi agli altri, leggere la realtà con fiducia, costruire relazioni. Più lo sguardo si allarga, più aumentano le possibilità.
Resta la convinzione condivisa con tutto il team: «Non lavoriamo per il cibo, ma per far stare bene le persone». L’ospitalità è il motivo per cui tutto esiste. E insieme la fiducia, «che è come i soldi, tutti la vogliono ma pochi sono disposti a darla». Quando verrà meno il desiderio di accogliere, il progetto perderà senso. Fino ad allora, Trattoria Contemporanea continuerà a muoversi in quella zona dinamica dove crescita e dubbio convivono. È lì che si resta giovani.
Foto di Francesco Fioramonti, Fabio Cravarezza e Silvia Colombo
Questo è un articolo del primo numero di Gastronomika Mag, presente all’interno di Linkiesta Magazine 01/26 – “Super Mario per l’Europa”, ordinabile qui.



